Castellammare, viaggio tra i beni confiscati: tra abbandono e riutilizzo sociale (2/2)

2234

Sono tanti i beni confiscati alla criminalità organizzata entrati a far parte dei patrimoni dei Comuni, altri sono ancora in mano all’Agenzia nazionale. Ci sono esempi virtuosi di riutilizzo sociale, altri invece rischiano di perdersi per sempre. La legge n. 109/96 per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie viene applicata in maniera corretta? La città di Castellammare ha istituito una commissione ad hoc per la loro gestione. Leggi la prima parte

CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Sono tanti, vuoti, dimenticati, sedotti e abbandonati. Alcuni, pochi per la verità, nel corso degli anni sono stati riutilizzati per finalità sociali e istituzionali.

Sono davvero tanti i beni confiscati alla mafia entrati nel patrimonio del Comune di Castellammare del Golfo, ma non tutti assegnati. In questa seconda parte parliamo del nuovo Centro Comunale di Raccolta sorto in un bene confiscato e di quei beni riconvertiti per usi diversi nel corso degli anni o abbandonati dopo l’utilizzo. Infine la nascita della nuova Commissione Consiliare per l’indirizzo e la gestione dei beni confiscati di proprietà del Comune.

Martedì scorso intanto il Presidente della Commissione regionale Antimafia Claudio Fava ha presentato la relazione sui beni confiscati in Sicilia. Quello emerso è un quadro sconfortante, i beni riutilizzati per fini sociali sono davvero pochi e addirittura ci sono casi di immobili rimasti in mano ai soggetti a cui lo Stato li ha confiscati. Il rischio, oltre che far tornare questi beni in mano mafiosa, è che finiscano per essere totalmente dimenticati e abbandonati.

Il nuovo CCR in un bene confiscato

Anche il nuovo Centro Comunale di Raccolta dei rifiuti della città di Castellammare del Golfo sorge in un bene confiscato, nello specifico sempre al mafioso castellammarese Mariano Saracino. Il bene, inaugurato recentemente dall’Amministrazione Comunale e dall’Assessore Regionale all’Energia Alberto Pierobon, è stato ristrutturato con fondi comunali e restituito alla città dopo tanti anni di attesa. Un riutilizzo sociale utile e concreto che l’Ente pubblico ha saputo sfruttare per dotare alla città di un centro ecologico che potrà consentire di aumentare maggiormente la percentuale di raccolta differenziata, una richiesta che la Regione ogni anno rivolge a tutti i Comuni siciliani. Un sito utile, quindi, anche per combattere il fenomeno criminale delle discariche abusive.

Poco distante dal CCR, sempre in Contrada Pagliarelli/Ginisara, c’è un secondo casolare, poco più giù a valle, abbandonato e ormai ridotto a un cumulo di macerie. Intorno sorge un terreno a piazzole ormai avvolto dai rovi. Il casolare è entrato recentemente a far parte del patrimonio del Comune, mentre il terreno è ancora in mano all’Agenzia dei Beni Confiscati. Lo stesso bene potrebbe essere usato per finalità inerenti al CCR, o utilizzato dal Comune per altre finalità istituzionali. Ma intanto resta abbandonato, tra incuria e abbandono.

Dal “parcheggio sociale” al servizio antincendio

Ci sono stati in passato anche altri esempi di riutilizzo sociale utile per la collettività. Sempre nel 2016 il Comune ha assegnato provvisoriamente un bene confiscato a Scopello alla Cooperativa “Unione della Famiglie” trasformandolo in un parcheggio “sociale”. Nello stesso bene in quell’anno operava anche l’associazione di volontariato “Fire Rescue” di Alcamo che svolge attività di protezione civile e antincendio. Il progetto del parcheggio sociale che dava lavoro a diverse famiglie non esiste più, ma il bene adesso viene riutilizzato dal Comando dei Vigili del Fuoco di Trapani e dal Distaccamento di Alcamo come presidio antincendio nel periodo estivo con l’attivazione straordinaria di squadre AIB. Poco più sotto sorge un altro bene confiscato allo stesso imprenditore e assegnato al Corpo Forestale della Regione Siciliana per la vigilanza antincendio. Presidi utilissimi che permettono di intervenire tempestivamente in caso di incendi boschivi che a Scopello, purtroppo, sono molto frequenti. Esempi di beni utilizzati in maniera diversa negli anni, ma che continuano nella mission della legge del 1996, ovvero il riutilizzo con finalità sociali.

Un degrado chiamato Papirolandia

Tra i simboli più evidenti di questi beni “sedotti e abbandonati“ c’è quello che ormai è diventato un vero e proprio ecomostro: Papirolandia, nel cuore della meravigliosa baia di Guidaloca. Il Comune recentemente ha preso in considerazione la possibilità di abbatterlo per restituire un pezzo di spiaggia ai cittadini. Papirolandia infatti ormai è un rudere, abbandonato e degradato, usato nel periodo estivo da alcuni ambulanti per occultare merce di contrabbando, o ancora usato in maniera totalmente illegittima per il deposito di lettini e ombrelloni da alcuni privati. Uno scempio a cui si dovrà prima o poi mettere la parola fine. Il bene è stato sequestrato nel 1990 quando si chiamava Piro Piro ed era una discoteca e confiscato definitivamente nel 1999. Assegnato all’associazione “Jus Vitae” di Padre Antonio Garau si trasforma anni dopo nel “Centro degli amici delle virtù di Padre Puglisi”. Inaugurato il 2 luglio del 2005, dopo un lavoro sinergico tra amministrazioni locali e volontari. Ma dopo anni di utilizzo sociale con giovani proveniente da ogni parte d’Italia, cade in malora a causa di problemi economici. Riceve il colpo di grazia nel 2011 a causa di una gravissima alluvione che provocherà ingenti danni alla struttura. Nel 2017 una nuova assegnazione all’ATS Trinacria Elix (delibera di G.M. n. 25 del 14/02/2017), ma l’anno dopo l’ATS rinuncerà alla gestione a causa di forti criticità legati alla fragilità della zona (zona soggetta a dissesto idrogeologico) evidenziate in una relazione dell’Ufficio Tecnico Comunale. Oggi è un rudere, abbandonato in uno dei posti più belli della Sicilia occidentale. Abbiamo raccontato nei dettagli al storia di Papirolandia due anni fa.

L’ex orto sociale tra rifiuti e incuria

Un altro bene confiscato alla mafia è l’area verde di via San Paolo della Croce, di fronte il Plesso Pitrè. Un edificio ormai ridotto a un rudere con un vasto terreno. Anche questo fa parte della mega confisca di beni agli imprenditori castellammaresi Giuseppe Pisciotta e Mariano Saracino, quest’ultimo già condannato per mafia ed estorsione. Nello specifico si tratta della confisca disposta con decreto n°15/2012 M.P. divenuta definitiva il 15/06/2016 per effetto della sentenza di rigetto pronunciata dalla Corte di Cassazione.

Il bene in questione nel 2016, quanto ancora era soltanto oggetto di sequestro, venne provvisoriamente assegnato alla Cooperativa “Unione delle Famiglie” per la realizzazione di un orto sociale. All’inaugurazione partecipò l’allora Prefetto di Trapani Leopoldo Falco, prematuramente scomparso pochi anni fa. Un bell’esempio di riutilizzo di un terreno abbandonato e riutilizzato dalle famiglie in difficoltà. Le famiglia con disagio economico hanno ripulito e riqualificato il terreno, coltivandolo per il fabbisogno delle stesse famiglia. Ma oggi di quel bene non resta che un terreno pieno di rifiuti e erbacce. Eppure potrebbe essere riutilizzato come parco pubblico con area giochi per bambini o ancora usato per attività complementari con la vicina scuola.

Ecco come si presenta oggi: una distesa di erbacce, rovi e spazzatura. Il piccolo edificio è ormai ridotto a un rudere, senza più infissi e devastato dai vandali. L’intero terreno ormai è tornato ad essere invaso da rifiuti di ogni genere.

Bisogna fare presto, molti di questi beni rischiano di perdersi per sempre. Mentre l’Agenzia dei beni Confiscati cerca di assegnarli ad Onlus per finalità sociali, ad oggi si attendono ancora i bandi del Comune.

Una Commissione comunale ad hoc

La svolta sulla gestione dei beni confiscati alla mafia del Comune di Castellammare del Golfo potrebbe arrivare con la Commissione speciale voluta dall’Amministrazione Rizzo. Lo scorso 15 dicembre infatti il Consiglio Comunale all’unanimità ha approvato il regolamento per il funzionamento della commissione speciale per l’indirizzo e il controllo dei beni confiscati alla mafia.

“La finalità è costituita dalla necessità di indirizzare l’azione amministrativa destinataria di numerosi beni che necessitano di puntiglioso controllo nel rispetto dell’oggetto di previsione contenuto nel verbale di consegna. – si legge nel regolamento approvato dal consiglio comunale – La durata della commissione è fissata fino al 31 ottobre 2022 e dovrà relazionare sull’attività svolta inviando il documento finale entro il 31 dicembre 2022 al Presidente del consiglio comunale”. La commissione è composta da rappresentanti di tutti i gruppi consiliari presenti in consiglio all’atto dell’istituzione con criterio di rappresentanza proporzionale.

“La commissione – si legge nel regolamento – svolge la sua azione nel rispetto del vigente Regolamento per la disciplina dell’utilizzo dei beni confiscati alla mafia del patrimonio indisponibile del Comune (delibera n. 48 del 05/09/2018 del Consiglio Comunale), nonché dell’azione del competente settore comunale”.

“La commissione, nel rispetto delle finalità contenute nel decreto di assegnazione dei beni, ha compiti: istituzionali; sociali; di lucro, emergenza abitativa e nel rispetto di quanto previsto dall’art. 2 del regolamento, si dovrà fare carico di individuare una scala di priorità di utilizzo ed eventualmente proporre alla giunta municipale concessioni per finalità sociali e/o emergenze abitative e/o di lucro nel pieno rispetto dei principi e delle linee contenute nelle norme e regolamenti vigenti. Resta inteso che comunque secondo quanto previsto dal regolamento comunale ogni scelta rimane in capo alla giunta comunale”. La Commissione si è insediata lo scorso 1 febbraio, a presiederla la consigliera di maggiorana Fabiana Napoli. Da dove dovrà iniziare la Commissione per “fare ordine”? Sicuramente un primo passo potrebbe essere quello di sentire quei soggetti che già gestiscono i beni in maniera virtuosa per “fare tesoro” della loro esperienza e competenza. Un secondo potrebbe essere rivolto alla mappatura di quei beni che realmente possono essere consegnati per fini sociali e quali invece non sono adatti. Questo potrebbe permettere all’Ente Pubblico, nel breve termine, di avere una “fotografia” attuale sullo stato dei beni confiscati di proprietà comunale, in modo da poter indirizzare al meglio la gestione di quei beni che rischiano di perdersi per sempre.

Leggi la prima parte:

Castellammare, viaggio tra i beni confiscati: tra abbandono e riutilizzo sociale (1/2)

CONDIVIDI
Commenti Facebook
Articolo precedenteConfini tra Trapani ed Erice, “intese sistemiche per l’armonizzazione dei servizi delle due Amministrazioni limitrofe”
Articolo successivoCastelvetrano, ripavimentazione della Chiesa Madre. Cantiere aperto grazie ai fondi 8X1000
Emanuel Butticè
Emanuel Butticè. Castellammarese classe 1991, giornalista pubblicista. Laureato in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni all’Università degli Studi di Palermo con una tesi sul rapporto tra “mafia e Chiesa”. Ama viaggiare ma resta aggrappato alla Sicilia con le unghie e con i denti perché convinto che sia più coraggioso restare.