Caso Bucaria, la difesa si rivolge al gip

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Chiesta revoca della misura cautelare e incidente probatorio sull’arma ritrovata

E’ attesa nelle prossime ore la decisione del gip Caterina Brignone sulla richiesta avanzata dai difensori dell’imprenditore trapanese Matteo Bucaria, avvocati Giovanni Liotti e Sabina Bonfiglio. Bucaria è in carcere dallo scorso 4 agosto, quando fu arrestato dalla Squadra Mobile di Trapani, su ordine del gip in accoglimento della richiesta della pm Sara Morri, accusato di essere stato il mandante dell’omicidio del cognato Domenico Cuntuliano, che miracolosamente riuscì a sfuggire all’agguato. A sparargli, come lo stesso sebbene gravemente ferito disse subito ai poliziotti, fu Gaspare Gervasi un fontaniere del Comune di Trapani, e indicato come vicino alle cosche mafiose locali. Un episodio criminoso che risale al marzo 2013. Gervasi condannato a quasi 13 anni di carcere, è ancora in cella, ne deve scontare altri due di anni, dopo anni di silenzio, ha deciso di indicare a magistratura e Polizia che l’incarico di sparare a Cuntuliano gli sarebbe stato dato da Bucaria, e lo stesso imprenditore gli mise a disposizione arma e munizioni. La novità degli ultimi giorni è quella che Gervasi ha rotto il silenzio anche sul luogo dove è andato a nascondere l’arma ed ha condotti i poliziotti sul punto esatto dove in effetti l’aveva nascosta. “Trovate l’arma, vi supplico trovatela” ha detto Matteo Bucaria nel corso del suo interrogatorio svoltosi in carcere lo scorso 12 agosto davanti alla pm Sara Morri. E come raccontano i difensori lo ha detto in maniera così decisa da far dedurre la sua convinzione che in quell’arma ci sono le prove della sua innocenza. “Noi – dicono Liotti e Bonfiglio – siamo certi che il nostro assistito è estraneo a questo crimine”. La richiesta avanzata adesso dai due avvocati al gip giudice Brignone, è quella di una revoca della misura cautelare, in subordine l’applicazione di una misura meno pesante, ma non solo. Al gip gli avvocati difensori di Bucaria hanno chiesto l’incidente probatorio per i rilevamenti scientifici, balistica e Dna sull’arma. Se il gip accoglierà questa richiesta dovrà essere fissata una udienza proprio per lo svolgimento dell’incidente probatorio, con la nomina di periti da parte del giudice e consulenti nominati dalle parti. L’udienza serve a cristallizzare gli elementi di qualsiasi natura che potranno essere rilevati sull’arma, i difensori hanno evidenziato che si tratta di una prova irripetibile

Bisognerà accertare se quest’arma, una sorta di pistola ricavata da un fucile al quale sono state tagliate le canne, all’apparenza un’arma parecchio antica come manifattura, sia stata usata per tentare di uccidere Cuntuliano e se è stata usata in altri crimini. Ma sarà interessante rilevare le impronte digitali ed eventuali tracce di Dna. L’arma non era stata nascosta da Geraci con molta accortezza, era stata avvolta in un sacco di plastica e collocata tra delle rocce, dove sarebbe rimasta incastrata già dal marzo 2013. Almeno questo secondo il racconto fatto da Geraci che però durante l’interrogatorio davanti alla pm, nell’occasione in cui fece il nome di Bucaria come mandante dell’omicdio (fallito) di Cuntuliano, parlando proprio dell’arma fece riferimento a terze persone, rimaste ignote. Disse infatti al magistrato che lui, Geraci, aveva dato incarico di distruggere l’arma, per poi in secondo momento dire che lui l’aveva nascosta e se fosse stato messo in libertà l’avrebbe fatta trovare. Ma la Squadra Mobile invece è riuscita a farsi indicare il luogo già adesso dal Geraci.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.