Coronavirus, cosa fare a casa. I consigli dello psicologo

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Il coronavirus continua a costringerci a stare chiusi in casa ancora per un tempo indefinito, anche se non infinito. Siamo tutti chiamati all’assunzione di un gesto di responsabilità, restare nelle nostre case, ma al contempo, nel fare questo necessario sacrificio, inevitabilmente dobbiamo fare i conti con il cambiamento delle nostre abitudini di vita. Gli spazi si restringono alle mura di casa, si sperimenta l’interruzione forzata (e non volontaria) dal lavoro, si vivono le relazioni in maniera molto più ravvicinata tra i membri della famiglia, con inevitabili cambiamenti dell’assetto sistemico-relazionale, non c’è la possibilità di fare una passeggiata o dell’esercizio fisico all’aperto distanti da casa. Tutti questi cambiamenti che insolitamente stanno interferendo col nostro normale stile di vita, ci chiamano a fare i conti col modo di percepire noi stessi e le nostre abitudini e con coloro che ci stanno intorno. Tutto ciò, con allo sfondo la preoccupazione della situazione sanitaria generale e della salvaguardia della nostra incolumità. Il nemico contro il quale siamo chiamati a combattere è invisibile e questo tende ad allarmarci ulteriormente anche rispetto al fantasma della morte. Un rischio psicologico che tutti corriamo può essere quello di cadere nello sconforto, subire passivamente la situazione ed andare incontro a vissuti depressivi. Avere paura è normale. La paura può aiutarci a non sottostimare il problema ed a mantenere un atteggiamento responsabile. Allora, come poter fronteggiare al meglio tale situazione? Di seguito, anche in ottemperanza a quanto emanato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana, vi riporto un decalogo degli atteggiamenti che possono aiutarci nell’attraversamento di questo periodo che, è bene ricordare, è un periodo limitato nel tempo.

  • Impegnarsi in attività di cura di sé. Evitare di restare in pigiama per tutto il giorno, curare il proprio aspetto, la propria salute (anche con una sana alimentazione), dedicare del tempo ad attività fisiche, anche se svolte a casa.
  • Cercare informazioni attendibili dalle fonti ufficiali, evitando così di correre il rischio di incorrere in notizie non veritiere evitando.
  • Limitare la ricerca di informazioni a pochi momenti della giornata, evitando così di cadere in atteggiamenti compulsivi che generano vissuti di allerta e paura.
  • Cercare occasioni di condivisione in cui sperimentare la vicinanza con familiari e amici, ricordando che le relazioni possono essere curate anche a distanza. Evitiamo di cadere nell’isolamento e cogliamo invece l’occasione per alimentare i nostri rapporti affettivi con le persone a noi care.
  • Ritagliarsi del tempo per attività rilassanti come, ad esempio, la cucina, la lettura di libri, l’ascolto di musica, il bricolage, il giardinaggio, il gioco condiviso. Con i bambini possono essere particolarmente utili le attività manuali e la lettura di favole. Queste attività possono consentirci di riscoprire e rigenerare il nostro contatto con noi stessi e con le persone a noi vicine.
  • Curare in maniera particolare la comunicazione con le persone più fragili, come bambini, anziani o persone affette da gravi patologie o particolarmente ansiose, cercando di non esporle da sole al bombardamento di notizie, bensì discutere sulla situazione corrente con un linguaggio adeguato, evitando inutili enfasi catastrofiste.
  • Offrire vicinanza affettiva e ascolto agli anziani e a chi soffre di particolari condizioni patologiche poiché, essendo esposti a maggiori rischi per la salute rispetto alla popolazione generale, si confrontano potenzialmente con maggiori angosce.
  • I bambini percepiscono l’ansia dei genitori: è importante fornire loro informazioni veritiere e rispondere alle loro domande. Il silenzio dei genitori o il loro atteggiamento evasivo può amplificare i vissuti di pericolo, trasmettendo l’idea che stia succedendo qualcosa di così grave che neanche gli adulti sanno cosa dire o fare.
  • Nei casi in cui non si riesca a gestire l’ansia o si sia esposti a stress intensi o prolungati, come nel personale di soccorso, è consigliabile consultare uno psicologo, che può aiutare ad elaborare la tensione emotiva ed a ristabilire una condizione di benessere.
  • L’aumento di certi conflitti familiari può essere normale a causa delle relazioni molto più ravvicinate e costanti. Cerchiamo di coglierne l’occasione senza paura, riflettendo su quanto questo periodo di quarantena possa essere utile per potere ri-conoscerci nella relazione col partner, con i figli o con i genitori. Infatti, nel tran tran della vita quotidiana, possiamo correre il rischio di viverci le relazioni con troppa superficialità, evitando troppo facilmente anche i conflitti che, invece, possono rappresentare un’occasione di ulteriore conoscenza dell’altro e di noi in relazione con l’altro, quindi occasione di crescita.

 

Fabio Settipani

Psicologo – Psicoterapeuta

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