I risvolti psicologici del Covid-19

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Prima di entrare nel vivo degli aspetti psicologici occorre una riflessione più ampia, perché un fenomeno come quello di questi giorni ha ricadute sociologiche e antropologiche di una certa rilevanza. Nell’arco di una decina di giorni abbiamo visto cambiare totalmente le abitudini, e in qualche modo anche quelle radicate nella cultura di gran parte della popolazione. Niente strette di mano, stop ad abbracci e vicinanza fisica tra persone con una relativa intimità.

La vita frenetica di molti, ma anche quella quotidiana fatta di routine dei più, è stata sconvolta e a farci i conti siamo stati tutti a prescindere dall’impiego e a prescindere dall’età. Molti si ritrovano a casa senza averlo scelto e tutti gli studenti hanno visto chiudere scuole di ogni ordine e grado nonché università e corsi. Ci è stato chiesto uno sforzo simile a quello dei tempi di guerra, chiudersi in casa, limitare le uscite e i contatti e usare molte precauzioni perché in questo caso il “nemico” è silenzioso, è subdolo, si annida in modo per lo più impercettibile e quindi non servono strategie per combatterlo, solo molta prevenzione e attenzione.

Il quotidiano è diventato lo straordinario e viceversa. E se la prima settimana sembra essere passata come una sorta di vacanza che non era stata programmata quelle a venire rischiano di diventare più pesanti da sostenere a causa del tempo che a quel punto sarà prolungato. Occorre distinguere a questo punto tra due categorie: coloro che si vedono costretti a stare in casa e coloro che invece devono andare comunque a lavorare (medici, infermieri ma anche tutti quei lavoratori di attività che sono considerate di primaria importanza e pertanto devono garantire apertura e accessibilità) in ogni caso non si tratta di una libera scelta e ad ogni modo le paure e le sensazioni possono essere comuni.

I sentimenti coinvolti in questa situazione sono tanti, spesso unici come unica è ogni persona che li vive, ma ciò che accomuna la maggioranza è però il fare i conti con l’assenza di controllo, al di sopra di noi arrivano direttive, e a noi tocca fare i conti con il limite, qualcosa di veramente nuovo a cui la società ipermoderna non è abituata, vuoi perché la tecnologia consente di arrivare ovunque in pochi secondi, vuoi perché il progresso ha portato davvero, almeno nel mondo occidentale, ad una velocità di spostamenti, consegne, passaggio di informazioni, etc.
Secondo il sito The Lancet (aggiornato con le ricerche validate provenienti da tutto il mondo) i principali fattori di stress sono: le incertezze che riguardano la durata del tempo di quarantena/isolamento, la percezione che i beni di prima necessità possano scarseggiare, la mancanza di libertà che genera frustrazione e conflitti relazionali, la presenza di numerose informazioni e non tutte attendibili e non ultimo la paura stessa dell’infezione. Qualcuno in questi giorni avrà visto esacerbarsi sintomi già esistenti, qualcun altro li avrà visti presentarsi per la prima volta, ma in qualche modo tutti stiamo facendo i conti con questa realtà e oggi più che mai se necessario vale la pena chiedere aiuto agli esperti (molti hanno spostato in modalità online la propria attività, garantendo il supporto ma in modalità sicura).

Quello che si può sviluppare nel breve periodo è l’ansia o un abbassamento del tono dell’umore che peggiorano sicuramente lo stato di malessere dettato dalla situazione, ma alcuni effetti li vedremo a lungo termine e non sarà sorprendente trovare sindromi post-traumatiche da stress, sia per la situazione esterna che viviamo tutti sia per le situazioni familiari che si possono creare nella costrizione a vivere tutti in pochi metri quadri. Alcuni di questi stressor possono essere “combattuti” seguendo qualche suggerimento: prendere informazioni solo da siti e personalità autorevoli (Es. sito EPICENTRO aggiornato direttamente dall’Istituto Superiore di Sanità) che prima di rilanciare le informazioni le verificano accuratamente, pianificare delle routine giornaliere per proseguire con una vita il più possibile normale, utilizzare il tempo per poter portare avanti attività casalinghe che si rimandano da tempo (dalla lettura di un libro al sistemare il contenuto di un armadio/una stanza, dalla visione di una serie alla cura dei rapporti interpersonali attraverso chiamate o videochiamate). Non è un momento semplice, e persino i suggerimenti più sopra non vogliono essere una semplificazione adattabile a tutti, ma il sacrificio in questi giorni richiesto è necessario affinché si possa tornare nel più breve tempo possibile alla normalità e al contempo salvaguarda la nostra salute e quella de nostri cari.

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Simona De Simone
Simona De Simone, psicologa e psicoterapeuta. Divoratrice instancabile di libri e del buon cibo. Appassionata di scrittura e mamma di Alqamah sin dal principio.