La “tattica” del sindaco

Pubblicato: martedì, 12 giugno 2018
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Tranchida, commento al voto

Il modello ha un nome, ed è quello del sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Tranchida come fece Orlando alle elezioni amministrative dello scorso anno ha chiesto attorno a se liste civiche senza simboli di partito. Orlando ha vinto come oggi ha fatto Tranchida. Presto per sapere se come ha fatto Leoluca Orlando anche Giacomo Tranchida avvierà l'avvicinamento verso il Pd. Oppure potrebbe avvenire il contrario. Il Pd trapanese deve pensare e presto alla sua riorganizzazione, quella persona perbene di Francesco Brillante, sconfitto dalle urne, sicuramente non tarderà a mettere a disposizione la sua segreteria. Così come nel Pd la partita con l'ex deputato regionale Paolo Ruggirello potrebbe con oggi essere finita. Quindi ci sarà di rimettere in piedi la struttura. Tranchida agli occhi del Pd si è ancora una volta esposto come una importante risorsa elettorale. Farla andare sprecata non sembra essere l'interesse di Baldo Gucciardi deus ex machina dei "dem" nonostante tra i due non ci sia mai stato vero amore. Certo la coalizione Tranchida contiene contraltari politici, soggetti che la pensano molto diversamente l'uno dall'altro, in campagna elettorale si sono uniti con il comune denominatore dell'"amore" per la città, ma la cosa non deve meravigliarci più di tanto se a livello nazionale l'"amore" per la Nazione, ha unito nella maggioranza di Governo due soggetti politici, Lega Nord e 5 Stelle, praticamente avversari armati l'un contro l'altro nel corso della campagna elettorale. A proposito l'alleanza di Governo è rimasta inapplicata a Trapani, proprio perchè non è un maggioranza esportabile da Roma alla periferia come modello politico. Se la coalizione Tranchida reggerà lo sapremo subito, alla prima prova del voto d'aula, quella dell'elezione del presidente del Consiglio comunale. C'è già una autocandidatura, quella dell'ex forzaitaliota, uomo del senatore D'Alì, Giuseppe Guaiana. Lui ha ancora dimostrato di avere una inviolabile cassaforte con il suo migliaio di voti, certo al suo attivo non ha le classiche ciambelle riuscite col buco, doveva diventare assessore regionale con il presidente Musumeci, ma quando è andato a bussare al portone di Palazzo D'Orleans nessuno gli aperto nonostante certe promesse. Immaginiamo che in corsa per lo scranno più alto di Palazzo Cavarretta ci potrebbero essere altri candidati. Due avanti a tutti, Vincenzo Abbruscato, che potrebbe così lasciare libera la poltrona di Giunta, e l'avvocato Toscano Pecorella per saldare meglio il rapporto tra Tranchida e il sindaco di Erice Daniela Toscano. Senza dimenticare che l'Udc di Mimmo Turano per garantire a Tranchida l'attenzione del Governo regionale per Trapani potrebbe chiedere la presidenza per la consigliera Anna Garuccio, figlia di Erasmo, quel sindaco passato alla storia per aver negato l'esistenza della mafia, e che però nonostante questo la professoressa Garuccio oggi esprime le qualità centriste che a Tranchida servono per andare avanti. Intanto adesso Tranchida dovrà pensare ad amministrare una città allo sfascio. E parte in vantaggio. La città è a terra, è arrivata quasi azzerata sotto tanti fronti, si pagano errori come quelli del rifiuto ad applicare la raccolta differenziata, che ha un solo responsabile, l'ex sindaco Mimmo Fazio. C'è solo da risalire la china. Qualunque cosa Tranchida comincerà a fare rappresenterà qualcosa di nuovo, per cui i successi nei primi classici 100 giorni sono preannunciati. E conoscendolo non andrà tanto per il sottile a cominciare dai suoi alleati. Lo ha fatto a Valderice e lo ha fatto ad Erice. Non ci sono ragioni per pensare che non lo faccia a Trapani, dove ha già una bella idea in mente, pulire la città e farla partecipare alla gara per diventare Città Capitale della Cultura. Ieri si è affidato con le preghiere alla Madonna di Trapani, più terra terra, per dire delle cose terrestri, certamente il voto gli ha dato una mano a togliersi di mezzo alcune figure che potevano imbarazzarlo, come Nicola Sveglia, nipote dell'on. Paolo Ruggirello, che durante la campagna elettorale si era preso una tirata d'orecchie da Tranchida per essersi fatto vedere in giro con l'ex consigliere comunale di Castelvetrano Lillo Giambalvo, il consigliere intercettato a ben parlare del latitante Matteo Messina Denaro. Tranchida non avrà in aula Nicola Lamia, scomodo per essere troppo legato alla destra, ma a Nicola Lamia indubbiamente va riconosciuta una fattura politica intelligente che in aula poteva ben bilanciare con il suo essere uomo di destra. L'elettore ha anche falcidiato i candidati dell'opposizione targata Vito Galluffo che andrà a sedere in aula da consigliere comunale quale candidato sindaco sconfitto con la maggiore percentuale di voti. A lui il compito di costituire il "governo ombra" ma conoscendolo sicuramente preferirà passato l'insediamento e l'estate il ritorno alla toga dove sa essere miglior combattente. Viene difficile vederlo seduto ad attendere sulla riva del fiume come il famoso detto cinese. Nella sua coalizione sono cadute teste che sembrava impossibile tagliare, Briale, Colbertaldo, Vassallo (Giovanni), Vito Mannina. Ha resistito il consigliere uscente Silvestro Mangano, l'oramai ex senatore D'Alì, sebbene avendo mantenuto una campagna elettorale ispirata alla massima discrezione, è riuscito a piazzare il suo candidato, il giovane Gaspare Gianformaggio, figlio del primario ospedaliero Carlo Gianformaggio. Il movimento 5 Stelle ha pagato la sua presunzione, quella cioè di poter fare campagna elettorale di rendita, ma ha dovuto prendere atto che è facile scivolare via dal trono, passando da quasi il 60 per cento delle nazionali, ad un risultato modestissimo. Ma pensiamo che per i 5 Stelle la vera sconfitta non è stata quella di perdere il consenso appena ottenuto a marzo scorso, ma di non essere riuscito a convincere gli astenuti a tornare al voto, loro si, gli astenuti, avrebbero potuto fare la differenza.

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