Il giovanilismo non basta

Pubblicato: lunedì, 7 novembre 2011
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Il filosofo Benedetto Croce era solito ripetere, con una certa dose di cinismo di alta scuola, che i giovani hanno un solo dovere: invecchiare. Il filosofo idealista intendeva attaccare lo stereotipo che vuole i giovani sempre intelligenti e migliori degli anziani. Al contrario è la vecchiaia il fine fondamentale dei giovani, se vogliono crescere e maturare. Il giovanilismo oggi è diventato invece una moda, i benpensanti giocano ad apparire sempre giovani, belli ed efficienti. La gioventù è diventata un mito fondante, una ideologia priva di vera razionalità. La politica in questi anni ha smarrito le sue radici dure e austere, per diventare spettacolo, immagine, ed è partita la corsa senza freni ad un leaderismo senza autorità, ma colmo di belle speranze giovanili, di ritocchi estetici e capacità televisive. La strategia dei cosiddetti "Rottamatori", guidati da Matteo di Renzi, segue in maniera evidente la corrente culturale di questi 15 anni di telepolitica, tutta apparenza e nessuna sostanza, non capendo che la nuova fase storica impone una rottura dei vecchi schemi. La globalizzazione finanziaria e mediatica è al suo punto più basso; riproporre con un linguaggio povero le vecchie ricette anni 80 rappresenta un errore madornale. La vera battaglia che i giovani e i meno giovani devono condurre dentro il Pd riguarda la struttura del partito e la formazione di una nuova classe dirigente, per ridare un fine nobile ad una organizzazione collettiva che propone un modello diverso di società, dopo la grande crisi. Renzi non rappresenta una novità, è semmai il passato, come Facebook è utile, ma da solo non basta per fare la storia.

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