Stretta sulle comunicazioni delle Procure, altro freno alla cronaca “scomoda”

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Stretta sulle comunicazioni delle Procure, altro freno alla cronaca “scomoda”

di Graziella Di Mambro*

Una stretta sulle comunicazioni delle Procure ai giornalisti inserita nel decreto sulla Giustizia in corso d’esame al Senato. Torna nel mirino dei parlamentari il racconto della cronaca giudiziaria. D’ora in poi, secondo la proposta di cui si dispone, le conferenze stampa potranno farle solo i procuratori e solo per inchieste “di grande rilievo”. In apparenza si tratta di una scelta volta ad applicare in Italia la direttiva dell’Unione Europea in base alla quale bisogna garantire la “presunzione di innocenza”. Sul punto una delle prime reazioni è arrivata dal Presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia che ha sottolineato come la norma possa incidere sul diritto all’informazione, che esiste anche per le indagini. La direttiva comunitaria è stata recepita lo scorso 28 marzo e il termine per applicarla nel nostro ordinamento con una legge scade l’otto agosto, quindi si è ormai sul filo dell’approvazione necessaria. Si tratta di una norma che va ad aggiungersi alle molte altre che già limitano il diritto di cronaca nonché quello di essere informati da parte dei cittadini. Non è dato sapere al momento quali saranno i criteri ermeneutici in base ai quali una inchiesta è di grande rilievo rispetto ad un’altra. Né chi potrà stabilirlo. Le Procure stesse, trasformandosi in redazioni? Gli avvocati degli indagati, per i quali, giustamente, la difesa dei diritti è uguale per tutti in ogni circostanza? I giornalisti, che hanno il dovere di riportare tutte le notizie? Manca ancora qualche tassello. Per esempio è noto che le notizie di cronaca giudiziaria non sono tutte “figlie” di divulgazione ufficiale delle Procure, piuttosto esse viaggiano su più livelli e diversi canali. Possono essere frutto di divulgazione di forze dell’ordine, di tecnici, periti, cancellieri, avvocati della difesa o delle parti offese. Il fatto che manchi una conferenza stampa specifica toglie solo il luogo dell’ufficialità ma di per sè non aggiunge né diminuisce alcunché nella diffusione della notizia e dunque alla tutela della “presunzione di innocenza”. Quanto al concetto di importanza, purtroppo per il nostro Paese le notizie di cronaca giudiziaria  molto “importanti” sono davvero tantissime ogni giorno. Giusto per fare un elenco incompleto: arresti per corruzione, per mafia, per mafia e corruzione insieme, per evasione fiscale di notevolissima entità, per evasione e mafia, per turbativa degli incanti unita a mafia e corruzione di esponenti della pubblica amministrazione o in atti giudiziari, per bancarotta fraudolenta, per disastro ambientale, per inquinamento, per peculato, per estorsione in associazione mafiosa, per estorsione in associazione semplice, per voto di scambio, per traffico internazionale di droga. Tutto questo ogni giorno in ogni capoluogo di provincia che ospiti una Procura (o anche no). Il problema è avere l’imbarazzo della scelta tra notizie tutte egualmente “importanti”. Il problema della cronaca giudiziaria italiana non è come la si fa, come la si può migliorare o adeguare, bensì le storie, i personaggi, gli intrecci e i reati gravissimi che essa sottende e che non hanno eguali in Europa.

* fonte Articolo21.org

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