Quando “don” Ciccio Tempesta cercava casa

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Castellammare del Golfo, operazione “Cutrara”. Nuovi particolari per la parte dell’indagine che riguarda il sindaco Rizzo: “Nicola sta lavorando per me

Seppur cambiata l’accusa, da concorso esterno in associazione mafiosa e favoreggiamento reale, la posizione del sindaco di Castellammare del Golfo, Nicola Rizzo, è difficile poter definire alleggerita. Al centro dell’indagine resta quell’incontro tra il sindaco e il conclamato capo mafia di Castellammare del Golfo, Francesco Domingo, detto Ciccio Tempesta, e l’oggetto di quella chiacchierata avvenuta a casa dell’anziano padre della compagna del primo cittadino, cioè trovare tra i beni del Comune un edificio da mettere a disposizione di “don” Ciccio e dei suoi soci per lì trasferire una residenza per anziani – Comunità alloggio Madre Teresa” – che nel frattempo si era ritrovata senza dimora, dovendo lasciare quella in uso a Castellammare del Golfo in via Goldoni. Rizzo, nelle sue rare uscite pubbliche, sempre in Consiglio comunale, ha liquidato come occasionale, fortuito, quell’incontro, dicendo che raccolse l’istanza di Domingo, nel senso che lo ascoltò, ma poi non aveva dato seguito alla richiesta. Gli atti depositati dalla Procura antimafia di Palermo però dicono tutt’altro e cioè che Rizzo si sarebbe adoperato a trovare una soluzione al problema che gli prospettò don Ciccio Tempesta, non sappiamo se con una classica pacca sulla spalla, ma abbiamo modo di ritenere che tra i due non ci sia stata così tanta confidenza, e però parecchio in confidenza con il primo cittadino pare essere l’intestataria ufficiale della residenza per anziani, Lilla Di Bartolo, che in una intercettazione è stata sentita affermare “Nicola sta lavorando per me“. Rizzo infatti si sarebbe adoperato a far cercare tra i beni del Comune un edificio da svincolare dal patrimonio, da inserire tra i beni da dismettere, per poi assegnarlo alla società della Di Bartolo – leggasi anche Domingo – così da superare l’inconveniente di ritrovarsi senza un locale idoneo ad ospitare la residenza per anziani. La ricerca pare avere avuto effetto, l’immobile individuato fu quello sito nella frazione di Balata di Baida, finito a suo tempo inserito nel piano delle alienazioni. Il colloquio tra il sindaco e la Di Bartolo sarebbe avvenuto il 18 gennaio scorso, con la promessa che si sarebbe rivolto al funzionato comunale, ing. Angelo Mistretta, per individuare un immobile comunale da dismettere. “Va bene va bene dico intanto lunedì mattina verifico a che punto siamo col piano delle alienazioni e con il bando e ti faccio sapere. Va bene?“. Il 25 febbraio 2020 la Giunta approvò il piano delle alienazioni, aggiornando quello precedente risalente al 2019, e nel nuovo piano si trova l’immobile comunale di Balata di Baida. Fatto su misura per Domingo e soci, perché a suo tempo progettato e realizzato come centro diurno per anziani. Secondo i documenti raccolti dagli investigatori dei Carabinieri, il Consiglio comunale mise la parola definitiva di approvazione sul nuovo piano delle alienazioni nella seduta dello scorso agosto, quando frattanto erano stati fatti gli arresti dell’operazione “Cutrara” ed era stato notificato l’avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa al sindaco Rizzo, per quell’incontro riservato tra lui e il capo mafia. Le indagini dei Carabinieri hanno dato risultati a dir poco clamorose nell’ambito di una precisa ricostruzione temporale degli accadimenti, con tanto di intercettazioni. Cominciando dai dissidi insorti all’interno del condominio dove aveva sede la “Comunità alloggio Madre Teresa” e a far da “paciere” era comparso proprio “don” Ciccio Tempesta. Il nome del sindaco Rizzo compare per la prima volta in una intercettazione del giugno 2019. La Di Bartolo si lamenta con il “padrino” Domingo del primo cittadino, dicendo che non ha tempo, facendo capire che al sindaco sarebbe arrivata la sollecitazione ad occuparsi della Comunità per anziani: “Nicola non ha tempo, è incasinato sino a novembre e mi prende per il culo“. Domingo a quel punto si offre, “ma non ci posso andare a parlare io…facciamo che ci dico senti a me…mi devi dire qua se Lilla viene..ci dai retta se ci dai retta me lo devi dire preciso…io domani scendo arrivo dal vecchio e ci vado a dire cosa ho in mente“. Nei giorni a seguire don Ciccio Tempesta incontrando la Di Bartolo e il fratello fa capire che è prossimo ad incontrare una persona per risolvere ogni problema. I carabinieri a quel punto si sono messi alle calcagna di Domingo e il 18 giugno 2019 lo hanno visto entrare a casa del suocero di Rizzo dove poco dopo sarebbe entrato lo stesso primo cittadino con la sua compagna, arrivati li a bordo di uno scooter Honda. In quella casa Domingo e Rizzo sono rimasti insieme per 20 minuti, sono usciti in momenti diversi, dapprima Domingo e poi Rizzo che è stato visto alzare la sella dello scooter prendendo due telefonini lasciati lì prima di entrare a casa del suocero. Circostanza questa che era già emersa e rispetto alla quale Rizzo aveva spiegato che era solito lasciare i telefonini quando andava a casa di familiari per non essere disturbato. Ben altra la convinzione degli investigatori, quei telefonini sarebbero stati lasciati di proposito dentro allo scooter. Mesi dopo sempre Rizzo torna ad interessarsi di problemi del comparto sociale, parlando con Vito Vanella, commissario dell’opera pia “Regina Elena”, accennando ad associazioni che con contratto ultra decennale potrebbero avere interesse all’immobile, indicato come “asino morto” perché non utilizzato: “abbiamo diverse associazioni che vengono e dicono non abbiamo locali, pagando chiaramente l’affitto…si fanno praticamente una convenzione con voi, voi gli diete il canone di affitto, intanto levi un asino morto dai la possibilità a gente comune di avere una sede e potere lavorare soprattutto recuperi l’immobile“. In quella conversazione si fa riferimento alla possibilità di portare la problematica all’attenzione di un “assessore regionale”. Altro passaggio l’intercettazione del 18 gennaio 2020, colloquio telefonico tra il sindaco Rizzo e la Di Bartolo, oggetto l’alienazione di un bene di proprietà comunale sito nella frazione di Balata di Baida, l’ex centro diurno per anziani.. Procedura della quale sarebbe stato a conoscenza il vice sindaco Giuseppe Cruciata, come emergerebbe da una intercettazione tra Nicola Di Bartolo, fratello di Lilla, e Cruciata. Lo stesso Di Bartolo agli atti di indagine risulta avere avuto un incontro con l’assessore regionale Turano, per informazioni sul “regina Elena”, seguito in serata da un incontro tra Di Bartolo e Domingo. Nella loro informativa però i carabinieri hanno annotato che non è stato rilevato alcun intervento dell’esponente politico. Ma più carte si scrivono sempre di più emerge che nell’ambiente politico castellammarese diversi erano a conoscenza del fatto che i fratelli Di Bartolo si stavano muovendo per allocare altrove la loro residenza per anziani. Avevano puntato l’attenzione dapprima sull’ex ospedale, di proprietà dell’imprenditore Giuseppe Blunda ed è in questa fase che i carabinieri hanno colto una interessante chiacchierata tra Lilla Di Bartolo e un dipendente del Blunda. Lilla Di Bartolo infatti al tecnico che le diceva (17 gennaio 2020) che sarebbero iniziati presto i lavori di ristrutturazione dell’ospedale, rispondeva chiamando in causa il sindaco Rizzo: “aspetto risposta di Balata…con Nicola Rizzo c’è una proposta di darmi Balata con la promessa di un periodo di affitto…Nicola mi da la certezza che sta lavorando per me“. Rizzo in altre parti dell’informativa viene indicato come parecchio impegnato a cercare soluzione alla problematica della “Comunità alloggio Madre Teresa” indicando lui stesso la possibilità di utilizzare altri immobili. E ogni qual volta i Di Bartolo parlavano con Rizzo, chiamato amichevolmente Nick, subito dopo informavano Domingo, il padrino mafioso di Castellammare del Golfo.