Castellammare e gli antichi granai “dimenticati”, mancano i cartelli esplicativi

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Nessun cartello esplicativo per gli antichi granai sotterranei di Castellammare. Le fosse granarie lasciate nell’anonimato nel deserto di corso Garibaldi

CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Questa pandemia legata al Covid-19 ci sta facendo dimenticare la bellezza. Riuscire a godere delle bellezze che il territorio regale, ormai è diventata “cosa rara”. Tra le bellezze mancate a causa del Covid ci sono anche le antiche fosse granarie di Castellammare del Golfo. Nessuna visita guidata sarà ormai possibile nel ventre della città per ammirare gli antichi granai che gli studiosi collocano tra il 1300 e il 1500. Le misure stringenti per arginare la diffusione del virus non consentono una visita in sicurezza aperta al pubblico. L’ultima visita organizzata dal Cai di cui si ha notizia, risale al marzo del 2018. Da allora le fosse granarie sembrano essere dimenticate. Ma non per le visite, manca proprio la loro “presenza” sulla segnaletica esplicativa verticale. Infatti da mesi i cartelli posti tra le quattro fosse granarie si presentano prive delle scritte che indicavano la storia dei granai, dal loro ritrovamento avvenuto nel 2013 durante i lavori di metanizzazione fino agli interventi di messa in sicurezza.

La scoperta

A scoprirli gli operai della ditta che stavano effettuando i lavori di metanizzazione del corso Garibaldi. Dopo le prime due scoperte durante gli scavi della strada, nel giro di pochi mesi, grazie al lavoro dei geologi, sono state individuate altre due fosse granarie, per un totale di quattro grandi cisterne sotterranee. Un testo storico su Castellammare, risalente ai primi del novecento, indica la loro localizzazione al 1800. Poi i granai furono riempiti di terra, coperti e dimenticati sotto l’asfalto del centro storico.

Come si presentano

Le fosse hanno un diametro di circa 10 metri e una profondità di circa 9 metri. Dei quattro attualmente scoperti, anche se gli esperti sostengono che in realtà sarebbero molti di più (almeno sei), soltanto tre sono accessibili. Tutti sono collegati tra di loro, ma l’ultimo in ordine di scoperta, fino al 2017, non era ancora accessibile, in quanto necessitava di ulteriori interventi di messa in sicurezza.

Il primo granaio rinvenuto è cavato nella pietra e rivestito di mattoni di cotto allineati, il secondo e il terzo risultano scavati nella roccia e si trovano allo stato grezzo. La base di forma circolare di circa 80 mq presenta una pavimentazione di basole in pietra, con pendenza verso il centro della circonferenza. Nelle costruzioni sono stati ritrovati anche dei cocci.

Grazie agli esperti del Cai in passato sono state organizzate diverse visite guidate, accompagnate, nel periodo natalizio, con musica, panettone e del buon vin brulè.

Cartelli anonimi

Per quest’anno, causa pandemia, non sarà possibile ammirare da dentro i granai sotterranei del centro storico di Castellammare, ma non è permesso neanche leggere la loro storia o ammirare le foto all’esterno. Durante l’estate, riferiscono alcuni cittadini, qualche turista si è soffermato ad ammirare gli accessi agli antichi granai, cercando di capire cosa fossero. Ma niente, segnaletica esplicativa verticale assente e nessuna informazione da parecchi mesi. Le quattro fosse granarie oggi sono del tutto anonime e dimenticate, in un corso Garibaldi semi deserto a causa della pandemia.

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Emanuel Butticè
Emanuel Butticè. Castellammarese classe 1991, giornalista pubblicista. Laureato in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni all’Università degli Studi di Palermo con una tesi sul rapporto tra “mafia e Chiesa”. Ama viaggiare ma resta aggrappato alla Sicilia con le unghie e con i denti perché convinto che sia più coraggioso restare.