Rizzo, l’accusa cambia

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Francesco Domingo

Castellammare del Golfo: la Procura antimafia notifica a 21 indagati dell’operazione Cutrara 21 avvisi di conclusione indagini. Al sindaco contestato il favoreggiamento reale

Cade l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, adesso il sindaco di Castellammare del Golfo Nicola Rizzo è indagato per favoreggiamento reale con l’aggravante di cui al 416 bis 1, cioè di avere favorito l’associazione mafiosa. La nuova contestazione è inserita nell’avviso di conclusione delle indagini firmato dai pm della Procura antimafia di Palermo, Gianluca De Leo e Francesca Dessì. Nicola Rizzo fu raggiunto da un avviso di garanzia nel giugno scorso nell’ambito dell’operazione antimafia “Cutrara”.

Nicola Rizzo, Sindaco di Castellammare del Golfo

Una indagine condotta dai Carabinieri del Reparto Operativo provinciale e che scompaginò la riorganizzazione della famiglia mafiosa castellammarese con a capo il pluripregiudicato Francesco Domingo, detto Ciccio Tempesta, indagato per avere capeggiato la cupola mafiosa di Castellammare del Golfo, aver detenuto armi ed avere violato gli obblighi della sorveglianza speciale. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato oltre che a Rizzo e a Domingo anche ad altre 19 indagati. Tra i destinatari c’è anche l’ex presidente del Consiglio comunale di Trapani, Francesco Di Bono, indagato per estorsione con l’aggravante del favoreggiamento all’associazione mafiosa. Altro nome rilevante nelle indagini quello del trapanese Franco Virga , pregiudicato per mafia, sospettato nel contesto di un’altra inchiesta, operazione “Scrigno” di essere il capo della cupola mafiosa del capoluogo trapanese, figlio dell’ergastolano Vincenzo Virga, capo della famiglia mafiosa di Trapani dalla metà degli anni ’80 sino al suo arresto avvenuto nel 2001.

Questi tutti i 21 indagati. Francesco Ancona, 90 anni, Diego Angileri, 83 anni, Felice Buccellato, 79 anni, sottoposto ai domiciliari, Vito Di Benedetto, 54 anni, Rosario Antonino Di Stefano, 51 anni, sottoposto all’obbligo di dimora, Lilla Di Bartolo, 50 anni, Nicola Di Bartolo, 42 anni, Francesco Di Bono, 56 anni, Camillo Domingo, 63 anni, in atto ancora in carcere, come lo è ancora Francesco Domingo, 64 anni, Francesco Foderà, 64 anni, Salvatore Labita, 41 anni, Daniele La Sala, 40 anni, agli arresti domiciliari, mentre sono tutt’ora in carcere Salvatore Mercadante, 35 anni, e Gaspare Maurizio Mulè, 54 anni. Gli altri indagati Nicolò Rizzo, 59 anni, Antonino Sabella, 63 anni, in atto detenuto, agli arresti domiciliari è invece Sebastiano Stabile, 73 anni, in carcere sono infine Francesco Stabile, 61 anni, Carlo Valenti, 42 anni e Francesco Virga, 50 anni.

Francesco Di Bono

Le accuse. Ciccio e Camillo Domingo, Felice Buccellato, Daniele La Sala, Salvatore Mercadante (indagato anche per violazione della sorveglianza speciale), Antonino Sabella, Francesco e Sebastiano Stabile, Carlo Valenti sono indagati per associazione mafiosa.
Nicola Rizzo, Francesco Ancona (genitore della convivente del sindaco Rizzo) Rosario Antonino De Stefano. Francesco Foderà, Salvatore Labita e Vito Di Benedetto sono indagati per favoreggiamento reale con l’aggravante di avere favorito l’associazione mafiosa.
Accusa di estorsione, sempre con l’aggravante mafiosa, per Francesco Domingo, Maurizio Gaspare Mulè, Carlo Valenti, Diego Angileri, Francesco Domingo, Nicola Di Bartolo, Francesco Virga e Francesco Di Bono. Reato di rapina contestato a Camillo e Francesco Domingo che è indagato anche per furto assieme a Salvatore Mercadante e Sebastiano Stabile.
Ciccio Domingo, Lilla Di Bartolo e Nicola Di Bartolo sono indagati anche per trasferimento fraudolento di valori.

Francesco Virga

Anche se nei confronti del sindaco Rizzo è caduta l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, la sua posizione resta indubbiamente pesante. La Procura di Palermo ha ricostruito l’incontro avvenuto il 18 giugno 2019 tra Rizzo e il padrino don Ciccio Domingo, “Ciccio Tempesta” a casa del suocero del sindaco, Francesco Ancona, svelandone le ragioni. E se per la difesa di Rizzo si è trattato di un incontro del tutto casuale, per l’accusa si è trattato di un faccia a faccia perfettamente organizzato, il sindaco Rizzo insomma sapeva che recandosi a casa di Francesco Ancona, padre della sua compagna avrebbe trovato ad attenderlo il capo mafia Ciccio Domingo; il sindaco Rizzo per la Procura antimafia di Palermo si sarebbe prodigato per trovare un immobile dove sistemare una comunità alloggio per anziani, “Comunità alloggio Madre Teresa”. Domingo ne sarebbe stato il dominus, socio occulto di questa società, che aveva come titolari Lilla e Nicola Di Bartolo. Ancora una volta Rizzo ha preferito non commentare, come aveva fatto in occasione dell’avviso di garanzia, la notifica del provvedimento lasciando che a parlare fosse il suo difensore, l’avv. Giacomo Frazzitta: “Intanto – ci ha dichiarato l’avv. Frazzitta, che è stato per un periodo assessore nella Giunta del sindaco Rizzo – non siamo più dinanzi ad una accusa grave come era quella di concorso esterno in associazione mafiosa, adesso l’ipotesi di reato è quella di favoreggiamento reale dinanzi alla quale avremo ulteriore e migliore possibilità di difesa. Manteniamo la nostra fiducia nei confronti della magistratura, certi che riusciremo a dimostrare l’inesistenza del reato. Rizzo è stato sentito già due volte dai magistrati e certamente ci muoveremo per un nuovo eventuale interrogatorio, così come chiederemo che vengano sentiti nuovi testimoni e produrremo documenti”. Ancora una volta attorno al sindaco Rizzo si è creata, all’interno del circuito politico e sociale, incredulità per l’accusa contestata. L’avviso di conclusione delle indagini solitamente è l’atto che precede una richiesta di rinvio a giudizio, ma Rizzo, come tutti gli altri indagati, in questa fase hanno possibilità di interloquire con i magistrati per evidenziare eventuali prove a loro favore circa l’estraneità alle accuse. Ma allo stato questo appare un percorso tutto in salita, per il sindaco Rizzo e gli altri finiti sotto inchiesta, dopo che la Procura antimafia di Palermo ha ricostruito grazie al lavoro investigativo dei Carabinieri, lo scenario nel quale la famiglia mafiosa castellammarese si è mossa in un vasto periodo tra il 2015 e il 2020. La fotografia criminale di Castellammare del Golfo fa emergere una serie di attività criminose avvenute quasi alla luce del sole. Don Ciccio Tempesta, in tutta tranquillità avrebbe agito mettendo sotto al suo indiscusso controllo attività economiche, appalti e servizi pubblici, garantendo assunzioni e gestendo rapporti lavorativi, intervenendo per risolvere controversie lavoratine: in una parte del fascicolo sono poi contenuti le prove che a causa del suo intervento è stata violata la libertà di voto, elezioni condizionate dalla sua presenza in campo. Innumerevoli poi le relazioni che i Carabinieri hanno documentato tra Domingo e altri capi famiglia della provincia, come quelli con il trapanese Francesco Virga: le relazioni tra i due per mettere le mrani su un vasto possedimento terriero nelle campagne trapanesi, circostanza che ha visto per i pm protagonista anche l’avv. Francesco Di Bono ex presidente del Consiglio comunale di Trapani e il cui nome compare tra gli appartenenti ad una loggia massonica trapanese.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.