“Ripristiniamo il confino per i mafiosi”

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Dopo le due operazioni antimafia il commento e la proposta dell’on. Carmelo Miceli , responsabile sicurezza della segreteria nazionale Pd

Una proposta che è destinata a suscitare polemiche, ma che comunque si spera apra finalmente un confronto parlamentare sulle normative antimafia che dopo la fase del giudizio dimostrano di essere un vero e proprio colabrodo, causa le scarcerazioni facili, gli anni di pena cancellati, e tutta una serie di benefici che ai detenuti in carcere per accuse di mafia non dovrebbero essere concesse. Il 41 bis si è dimostrato è facilmente superabile, i mafiosi si contraddistinguono durante la detenzione di buona condotta e così si vedono assegnati incredibili sconti di pena. Accadendo magari che l’imprenditore che ha denunciato il proprio estorsore se lo ritrovi presto a passeggiare di nuovo davanti casa sua. La proposta è quella di reintrodurre il confino per i mafiosi, non facendoli tornare a risiedere come accade oramai da decenni, nei luoghi di residenza. Ad avanzarla è stato il responsabile sicurezza della segreteria nazionale del Pd, on. Carmelo Miceli. “L’ennesima brillante operazione della DDA di Palermo – scrive il parlamentare nazionale – che ha portato all’arresto di Mariano Asaro, storico boss Trapanese, mette in luce un dato inequivocabile: i vertici di Cosa Nostra che nel passato sono stati condannati, una volta finite di scontare le loro pene e tornati in libertà, riprendono immediatamente i loro ruoli di vertice e di conduzione delle famiglie a cui hanno appartenuto. Ed alle quali, evidentemente, non hanno mai smesso di appartenere neanche durante la detenzione. Un boss che, scontato il carcere, torna al comando del suo territorio, vanifica gli sforzi compiuti per arrivare all’arresto ed alla condanna, dando al ‘territorio’ una devastante immagine di immanenza e di invincibilità’ della mafia”. L’on. Miceli, componente della Commissione bicamerale antimafia, commentando il blitz antimafia che nella notte ha portato all’arresto del boss Mariano Asaro e di altre persone, aggiunge: “Inoltre, anziché’ limitarsi ai classici comunicati di ringraziamento e congratulazioni alle forze dell’ordine e alla magistratura per l’encomiabile lavoro quotidiano di repressione e prevenzione, e’ giunto il momento che la politica si ponga il tema dell’introduzione di un sistema che renda incompatibile a vita i condannati per mafia con i luoghi nei quali hanno consumato il delitto associativo. Non dico – prosegue – di reintrodurre il vecchio ‘confino’ ma di rivederlo per introdurre un sistema che recida per sempre il legame tra chi e’ riconosciuto mafioso e il suo territorio di appartenenza, senza sfociare in atti o misure che violino la Costituzione”. In effetti le più recenti operazioni antimafia condotte non solo nel trapanese, hanno dimostrato la capacità dei mafiosi tornati liberi a rimettersi in sella per il controllo del territorio. Mafiosi che nel frattempo si sono specializzati nell’inquinare la cosa pubblica, l’economia, mafiosi che vengono corteggiati dai politici e non solo a fini elettorali. Boss, ossequiati e riveriti, che incontrano sindaci e parlamentari per nulla schivi e volutamente disattenti dal mantenere una distanza di sicurezza dai mafiosi. E’ anche su questo tema che la politica, almeno quella parte di politica pulita e onesta, dovrebbe meglio riflettere, respingendo i tentativi di chi dai propri scranni istituzionali invoca un garantismo però privo di parametri etici e morali. E’ urgente poi rafforzare i presidi delle forze dell’ordine, agenti per le strade ma intelligence adeguata dietro le scrivanie. In provincia di Trapani in questo senso i numeri restano critici, e gli investigatori preparati o vengono trasferiti oppure restano isolati. E’ anche ora di cambiare questo andazzo!

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