Castellammare, estorsione per acquisto villetta: 2 condanne

2943

Sono stati condannati per estorsione e turbativa d’asta gli imputati Giuseppe e Pietro Pace, rispettivamente padre e figlio

TRAPANI. Sono stati condannati questo pomeriggio dal collegio penale presieduto dalla dott.ssa Daniela Troja, a latere dott. Gianluigi Visco e dott. Oreste Marroccoli, i due castellammaresi accusati di estorsione e turbativa d’asta. Si tratta di Giuseppe e Pietro Pace, difesi dagli avvocati Fabio Sammartano e Maurizio Lo Presti, condannati entrambi con il rito abbreviato alla pena di 4 anni e 2 mesi di reclusione per i reati di estorsione e turbativa d’asta, 3400 euro di multa e al pagamento delle spese processuali. Il Pubblico Ministero il mese scorso aveva chiesto pene maggiori per i due imputati.

I Pace, che attualmente si trovano ai domiciliari, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, sono stati condannati al risarcimento delle parti civili: 15000 euro per Leonardo Candela e la madre Lucia D’Angelo (difesi dall’Avvocato Giuseppe Mannina) e 2000 euro per l’Associazione Antiracket e Antiusura Alcamese (difesa dall’Avvocato Davide Bambina), oltre al pagamento delle spese processuali in favore delle parti civili. Giuseppe e Pietro Pace sono stati assolti “perché il fatto non sussiste” per una vicenda che riguardava un’altro soggetto interessato precedentemente all’acquisto della villetta. Soddisfazione per la sentenza espressa delle parti civili e dai loro legali.

La vicenda riguarda l’acquisto di una villetta all’asta in contrada Fraginesi a Castellammare del Golfo. La loro storia l’abbiamo raccontata qui.

Fissato in 90 giorni il termine per la deposizione delle motivazioni.

CONDIVIDI
Commenti Facebook
Articolo precedenteIl prodotto trasportato era privo di tracciabilità
Articolo successivoIl Porto di Trapani cambia pelle
Emanuel Butticè
Emanuel Butticè. Castellammarese classe 1991, giornalista pubblicista. Laureato in Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni all’Università degli Studi di Palermo con una tesi sul rapporto tra “mafia e Chiesa”. Ama viaggiare ma resta aggrappato alla Sicilia con le unghie e con i denti perché convinto che sia più coraggioso restare.