“Non toccate quella villetta” (VIDEO)

Pubblicato: mercoledì, 20 settembre 2017
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Castellammare: estorsione e turbativa d’asta, padre e figlio arrestati dai carabinieri. Spossessati della loro casa di villeggiatura hanno minacciato in stile mafioso i nuovi acquirenti

Il remake di “non aprite quella porta”, nota pellicola della filmografia, in salsa siciliana, dallo stile mafioso, sembra essere la vicenda, reale, non cinematografica, scoperta dai carabinieri a Castellammare del Golfo. Il titolo è “non toccate quella villetta”. Giuseppe e Costantino Pace, padre e figlio, di 67 e 42 anni, residenti a Castellammare del Golfo ma originari di Balestrate, non hanno avuto remore a far vivere nel terrore una donna, vedova, ed il figlio, anche loro castellammaresi, che hanno avuto la sventura di acquistare ad un’asta giudiziaria una villetta. I Pace erano i proprietari fin quando non l’hanno perduta a seguito di un’azione giudiziaria promossa contro di loro da un istituto di credito. Per la verità risultavano spossessati solo sulla carta , la villetta, costruita nella zona residenziale di Fraginesi, era finita all’asta indetta dal Tribunale nel 2011 ma loro erano rimasti ad abitarla, anche dopo che finalmente si era arrivati alla vendita. Gli acquirenti a maggio scorso erano risultati L.D.A e il figlio L.C., ma da quel momento per i due, madre e figlio, cominciò un calvario di minacce parecchio pesanti, fino a quando non hanno trovato davanti la loro casa dei proiettili. Obiettivo dei due Pace era quello di fare recedere gli acquirenti della loro ex casa, obiettivo per la verità raggiunto, disperati infatti madre e figlio, anche dopo avere denunciato ai carabinieri quanto loro stava accadendo, hanno deciso di non definire l’acquisto della villetta versando entro i termini fissati dal Tribunale il relativo saldo. Il lavoro investigativo condotto dai Carabinieri della Compagnia di Alcamo e dai militari dell’Arma della stazione di Castellammare, è stato rapido e sotto il coordinamento del pm Sara Morri è giunto nella giornata di oggi all’arresto dei due Pace con l’accusa di estorsione e turbata liberà degli incanti. Una vicenda che però potrebbe avere altri sviluppi. I due Pace infatti intercettati, a seguito della denuncia presentata contro di loro, sono stati più volte sentiti fare riferimento ad “amici” a Trapani che li avrebbero supportati per avere notizie dell’asta in corso, e ancora ad altri “amici”, nell’ambito della criminalità organizzata palermitana, che li avrebbero dovuti aiutare in un progetto che i due volevano attuare per costringere gli acquirenti a rinunciare all’acquisto, ossia il sequestro di uno dei due, la donna o il di lei figlio, chiamati in maniera criptica, “il condizionatore grande” e il “condizionatore piccolo”. I Pace infatti parlavano di “condizionatori da portare via”. Pervicacemente Giuseppe e Costantino Pace avevano deciso di non farla passare liscia ai due malcapitati, addirittura continuavano ad avvicinarsi alla loro casa anche quando questa era vigilata giorno e notte dai carabinieri, o ancora li pedinavano mettendo loro paura. L’arrestato più giovane, Costantino Pace, sempre in accordo con il padre, avrebbe avuto un ruolo di primissimo piano nell’organizzazione degli episodi di minaccia e addirittura stava pianificando, insieme ad altri soggetti assoldati per l’occasione, un grave attentato nei confronti del figlio 35enne della denunciante. L’intenzione dei malviventi era quella di alzare il tiro e fino al punto di prelevare il ragazzo ed eseguire nei suoi confronti un attentato, affinché la madre rinunciasse all’offerta per l’acquisto della casa. Questa emergenza ha indotto i Carabinieri a predisporre specifici servizi di vigilanza fuori l’abitazione delle due vittime, protrattisi per giorni senza soluzione di continuità, per evitare drammatiche conseguenze. I gravi indizi di colpevolezza raccolti dai Carabinieri di Alcamo coordinati dalla Procura della Repubblica di Trapani, nonché la comprovata pericolosità dei soggetti indagati, ha indotto il Giudice per le Indagini Preliminari di Trapani, giudice Caterina Brignone, ad emettere la misura cautelare della custodia in carcere a carico di Giuseppe Pace e del figlio Costantino, ponendo così fine all’incubo vissuto dall’anziana donna e dal figlio che con fiducia si erano rivolti all’ Arma dei Carabinieri. Azione criminale, annota il gip Brignone nella sua ordinanza, “in perfetto stile mafioso”. Cosa nostra in questa parte di territorio della provincia di Trapani ha certamente fatto buona scuola, e così le azioni estorsive nel tempo perpetrate dalla mafia hanno trovato in questa vicenda una perfetta esecuzione. Parlando proprio come dei mafiosi i Pace abbandonando il linguaggio criptico ad un certo punto si sono palesati nel loro intento, “noi a loro li dobbiamo portare al punto che devono togliersi davanti la minchia se vuole campare ancora e diventare vecchio”.  Affrontando il figlio della acquirente poi sono stati ancora più minacciosamente chiari, “presto ti troverai orfano per la seconda volta” o ancora, “o si trova un accordo oppure ti vengo a prendere a casa e se non fai quello che ti dico ti ammazzo”. I due acquirenti dovevano abbandonare il desiderio di acquistare quella villetta, dal valore di 250 mila euro e dopo una serie di aste andate deserte, e anche questo aspetto pare essere ancora oggetto di indagine, era stata aggiudicata per 45 mila euro, ai due sventurati compratori: “…papà se lui ha fatto il rogito lo dobbiamo portare al punto di venire lui da te e dirti signor Pace si prenda di nuovo la sua casa io non ne voglio inferno, mi avete creato troppo inferno, deve essere lui a venire da voi”. E ancora il figlio rivolto al padre: “tu non ti devi preoccupare di nulla, ti devi solo preoccupare di cercare di stare là dentro il più possibile, rendergli la vita impossibile”. L’azione criminosa dei due Pace ancora per come emerge dalle intercettazioni doveva continuare anche se i due avrebbero deciso di “vendere” la villetta ai Pace. Sembra infatti che i due Pace erano già in grado di procurarsi i soldi da dare agli acquirenti della loro villetta, ma era una tacitazione di facciata: “…dopo che lui ci ha venduto di nuovo la casa lui la deve cagare lo stesso, perché la deve cagare, perché quello che lui ci ha fatto passare a noi lo deve passare lui”. Agli atti dell’indagine non ci sono le minacce rivolte alla vedova e al figlio che erano riusciti ad aggiudicarsi l’asta. Prima di loro c’erano stati altri soggetti che si erano mossi per presentare una offerta all’ultima delle aste, quella del maggio scorso. Ma in questo caso sono bastate le minacce, un paio di visite nella casa di queste persone sono bastate a indurle a non formalizzare alcuna offerta.

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