Il saluto del comandante

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Carabinieri: il commiato del colonnello Stefano Russo, andrà a Torino destinato al comando del Primo Reggimento Carabinieri Moncalieri

Il periodo di comando dei Carabinieri trapanesi da parte del colonnello Stefano Russo è coinciso, sovrapponendosi, alle prime due tappe del percorso giudiziario di “Mafia Capitale” , cioè di quella indagine che ha scoperchiato a Roma una pentola di malaffare, quel cosiddetto “mondo di mezzo” che pretendeva di governare la Capitale con la forza intimidatrice della peggiore delinquenza, quella mafiosa, e con le mazzette. Quando il colonnello Stefano Russo da Roma arrivò a Trapani nel 2015 aveva da poco scritto da ufficiale del Ros l’ultimo atto di quell’inchiesta che permise alla magistratura romana di eseguire gli arresti del clan capeggiato da Massimo Carminati, a Trapani seppe ancora della prima sentenza che escludeva per i condannati l’aggravante mafiosa, oggi giorno della sentenza di appello che ha invece riconosciuto l’associazione mafiosa per Carminati e soci, per il colonnello Stefano Russo è arrivato il momento del commiato. Tra un paio di giorni assumerà il comando del glorioso reggimento Moncalieri di Torino. Un passaggio obbligato per proseguire la carriera nell’arma dei Carabinieri. Al colonnello Russo nel salutarlo abbiamo fatto una precisa domanda che tocca Roma quanto Trapani. A Roma – abbiamo chiesto – avete indicato la mafia con quel “mondo di mezzo” (estrapolato proprio da una delle affermazioni intercettate a Carminati), e a Trapani invece come possiamo chiamare la mafia che qui si è oramai evoluta, quasi a cambiar pelle? “Col suo nome – risponde Russo – Cosa nostra, qui a Trapani c’è l’essenza vera di Cosa nostra”. E’ ovvio che il colonnello Russo in questi tre anni non è stato a Trapani attendendo l’evoluzione giudiziaria dell’indagine romana “Mafia Capitale”, il caso ha voluto che per Russo comando trapanese e indagine romana hanno seguito un identico percorso temporale, ma in questi tre anni senza nulla togliere alle altre forze dell’ordine, i Carabinieri trapanesi sotto il comando di Russo, e con un gruppo di ufficiali parecchio attenti, hanno sferrato diversi attacchi a Cosa nostra trapanese. Un bilancio positivo. Dagli arresti ai sequestri di beni, sino a colpire i collegamenti tra la mafia e gli apparati politico burocratici delle amministrazioni pubbliche: è notorio che il provvedimento che ha condotto il Viminale a sciogliere per inquinamento mafioso il Comune di Castelvetrano, scaturisce per buona parte dal lavoro investigativo dei carabinieri. “Lavoro investigativo – sottolinea Russo – frutto anche del buon lavoro fatto in altre sedi, penso alla prefettura, prezioso è stato il fatto di avere trovato sul mio cammino tre eccellenti prefetti, Leopoldo Falco, Giuseppe Priolo e oggi infine Darco Pellos”. E’ lungo queste indagini che il colonnello Stefano Russo ha avuto modo di conoscere direttamente l’essenza della mafia trapanese, Cosa nostra, che capeggiata dal sanguinario assassino Matteo Messina Denaro, è passata dal controllo “esterno” del territorio, al controllo di parte di tutte quelle dinamiche che hanno origine dentro strutture pubbliche, a qualsiasi livello. Cosa nostra trapanese proprio dalle indagine dell’Arma si è mostrata nella sua migliore figura, ossia mafia borghese, fatta più da colletti bianchi che da coppole e lupare. E diverse indagini hanno proposto in maniera più raffinata quel quadro criminale romano: a Trapani come a Roma le mani sul territorio la mafia le ha poste usando oltre che la classica forza intimidatrice anche l’arma della corruzione, anche qui organizzazioni criminali si è scoperto hanno messo le mani sul business della gestione dei migranti ai quali ogni tanto qualche imbecille poi affida tutte le colpe. L’ultima inchiesta, quella che a proposito di mala gestio dei centri di accoglienza per migranti, ha travolto l’ex deputato Norino Fratello, pur se non rientra nell’alveo degli affari mafiosi, a parte la condanna a suo tempo patteggiata da Fratello per concorso esterno in associazione mafiosa, ha offerto uno spaccato dove certamente, a leggere l’elenco di alcune intercettazioni nei brogliacci investigativi, la massoneria ha fatto capolino, e dalle parti di Trapani è noto che quando in certi affari spuntano i “grembiulini”, spesso è facile incrociare gli uomini d’onore. Ma prima di questa indagine ce ne sono state molte altre dove la corruzione si è scoperta essere personaggio principale, come per l’inchiesta Mare Monstrum che ha travolto l’ex sindaco Fazio e gli armatori Morace. “Penso che in questi anni ai cittadini abbiamo assicurato non una percezione di sicurezza, ma vera sicurezza, abbiamo lavorato per loro, e i risultati li abbiamo colti, talvolta anche in semplici ringraziamenti che alcuni cittadini incontrati per strada ci hanno rivolto”. Anche perdendo su questo percorso della tutela dei cittadini qualche uomo, come purtroppo è accaduto alla fine di maggio del 2016 con la uccisione a Marsala del maresciallo capo Silvio Mirarchi, mentre scopriva una serra dove veniva coltivata sostanza stupefacente. Ma ci sono stati anche altri momenti che hanno segnato meglio e in modo diverso la vicinanza tra Carabinieri e cittadini, un esempio per tutti la inaugurazione del presidio dell’arma all’interno dell’antico borgo di Scopello. All’attivo del colonnello Russo anche le iniziative per ricordare le vittime della mafia, come il carabiniere Pietro Morici ucciso da killer mafiosi a Palermo , a Monreale, il 13 giugno del 1983 assieme a capitano D’Aleo e all’appuntato Bonmarito: a Morici è stata dedicata una corsa podistica che con associazioni come l’Uisp e Libera è diventata un appuntamento agonistico nazionale. Tant’è che oggi al suo commiato c’erano presenti i familiari del carabiniere ucciso 35 anni addietro e che certamente non è più una vittima dimenticata.

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