Paolo Borrometi agli studenti alcamesi: “Non lasciate che altri decidano per voi”

Pubblicato: lunedì, 11 novembre 2019
Vota l\'articolo
0
Vota l\'articolo
0

ALCAMO. “Quella nostra deve essere una battaglia di liberazione della nostra terra, per questo motivo ognuno di noi deve fare la propria parte.” È un messaggio di speranza quello che questa mattina il giornalista e scrittore Paolo Borrometi ha lanciato dall’Istituto “Gi. Ferro” di Alcamo. Con la sua testimonianza, da giornalista d’inchiesta e da sempre molto attento al fenomeno mafioso, ha risposto alle domande degli studenti.

All’evento hanno partecipato anche il Sindaco di Alcamo Domenico Surdi, che in serata conferirà la cittadinanza a Borrometi, il Presidente dell’Associazione Antiracket e Antiusura Salvatore Di Leonardo, il giornalista Pietro Messana e il Tenente Colonnello della Dia di Trapani Dott. Rocco Lo Pane. Proprio quest’ultimo è partito dal metodo di studio per conoscere il fenomeno mafioso. “Vorrei partire proprio da dove sono partito io. La mafia, per combatterla, va prima di tutto conosciuta. Io ho imparato a conoscerla dalle sentenze.” Lo Pane ha letto alcuni estratti della sentenza di condanna per l’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso nel 1996 e sciolto nell’acido a soli 15 anni dopo 2 anni di prigionia. “La mafia non è un concetto astratto, – ha sottolineato Lo Pane – ma si tratta di un fenomeno criminale concreto e pericoloso”. Il Direttore della Dia, leggendo la sentenza, ha ripercorso tutte le tappe del rapimento del piccolo Di Matteo, i suoi continui spostamenti, tra questi anche nelle campagne di Castellammare del Golfo con l’appoggio dei mafiosi locali, i castellammaresi Lentini e Mercadante, oggi entrambi all’ergastolo, e l’alcamese Coraci. “Noi ci occupiamo del fenomeno criminale e lo contrastiamo. Se prima si combatteva con strumenti inadeguati, oggi fortunatamente abbiamo tutti gli strumenti legislativi e giudiziari per combattere tale fenomeno. La svolta è avvenuta nel 1992 con la conferma della Cassazione delle condanne del Maxi Processo. Oggi, nonostante i sequestri e gli arresti, non bisogna abbassare la guardia: è ancora forte e ben radicata.”

Il presidente dell’Associazione Antiracket Di Leonardo ha invece ribadito come la denuncia sia l’unica strada percorribile. “La mafia si combatte soltanto lavorando in sinergia con le istituzioni e le forze dell’ordine” – ha sottolineato Di Leonardo ripercorrendo la sua esperienza di imprenditore che ha denunciato la mafia, dalle paure iniziali ai momenti successivi.  Di Leonardo si rivolge principalmente al tessuto imprenditoriale del territorio: “Soltanto facendo squadra riusciremo a sconfiggere il cancro mafioso e l’usura.”

Paolo Borrometi ha invece continuato nel ricordo del piccolo Di Matteo chiamando al cellulare il padre, oggi collaboratore di giustizia, Santino. Al telefono il giornalista ha rivolto qualche domanda su quella pagina buia e drammatica. “Io ho pagato tanto, ho pagato un prezzo altissimo come non ha mai pagato nessuno. – ha raccontato il collaboratore di giustizia Santino Di Matteo - Ho continuato per la mia strada nonostante tutto, non potevo più tornare indietro. Sono andato avanti per salvare il resto della mia famiglia. Io ho fatto parte di Cosa Nostra, ma ai ragazzi dico di non lasciarsi affascinare dalla mafia. Giuseppe ha sofferto davvero tanto, mi auguro che non accada più a nessuno una cosa del genere. Parlarne mi fa ancora male. Porterò Giuseppe sempre nel mio cuore.” Un ricordo commosso quello di Santino Di Matteo, che grazie a Paolo Borrometi è arrivato anche agli studenti alcamesi che hanno ricordato il piccolo Giuseppe con un fortissimo applauso. Quella di Santino Di Matteo è stata una testimonianza diretta, da parte di chi ha vissuto dentro la mafia, ma che ha poi deciso di pentirsi.

“Ho voluto portare la testimonianza di Santino Di Matteo per far comprendere quanto bene ha fatto il Colonnello Lo Pane ad iniziare da qui questo nostro incontro. Il miglior regalo che possiamo fare a tutte le persone che hanno dato la vita da innocenti, è renderci conto che non c’è un mafioso che ha finito la propria vita con i propri familiari godendo delle ricchezze acquisite illecitamente. Anche il fantasma di Matteo Messina Denaro prima o poi finirà nelle patrie galere. Da questo territorio deve arrivare il segnale di rottura contro questa gente. Perché dobbiamo dirlo che la mafia non dà nessun tipo di lavoro. È una bugia. Il lavoro dato dalle mafie rende schiavi per tutta la vita.”

Borrometi, rispondendo alle tantissime domande degli studenti, ha ripercorso la sua storia, dall’aggressione fisica all’attentato di morte nei suoi confronti organizzato l’anno scorso e scoperto dai magistrati. “Nessuno di noi è un eroe o un paladino della legalità, semplicemente noi non ci rassegniamo al fatto che qualcuno possa decidere per noi. Le mafie si sconfiggono con la conoscenza, e il giornalista ha il dovere di raccontare. Il cittadino ha il diritto di essere informato, e noi giornalisti abbiamo il dovere di informare attraverso le inchieste. Ho pagato un caro prezzo in prima persona, ma non accetterò mai che qualcuno decida al posto mio. Nessuno vi regalerà mai niente, il lavoro è un vostro diritto non un favore. Per questo motivo vi dico di non lasciarvi rubare il futuro e soprattutto i sogni.”

Letto 1393 volte.

Clicca QUI per lasciare un commento o usa il social plugin di Facebook

XHTML: Puoi usare i seguenti tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>