LA FAVOLA DELLE REGIE TRAZZERE DI SICILIA. CAPITOLO IV – PARTE IX – Il giornale di viaggio fatto in Sicilia dall’Abate Paolo Balsamo 1808. Da Catania a Palermo

Pubblicato: sabato, 25 febbraio 2017
Vota l\'articolo
16
Vota l\'articolo
2

di ANTONINO MESSANA

Il Cavaliere Tommasi e l’abate Balsamo, percorrendo quest’ultima Via da Catania a Palermo, concludono il 16 giugno loro viaggio iniziato il 13 maggio 1808. Come ultimo tragitto attraversano le seguenti città e relativi feudi e contrade: Catania, Catenanuova, S. Filippo D’Agirò (oggi Agira), Nissuria, Leonforte, Priolo, Alimena, Caltavuturo, Cerda, Termini Imerese, Trabia, Palermo. Mi soffermo per qualche rigo sui due fiumi più importanti della Sicilia, che sfociano sul mare di Catania.

CATANIA

Nella carta stradale sottostante ho segnato con puntini rossi le foci dei due fiumi: il Gornalunga ed il Simeto. Il Gornalunga nasce sul Monte Rossomanno (889 metri s.l.m. provincia di Enna e si unisce a Reitano col fiume Simeto. Percorre la seguente strada: Catania-Reitano, bivio Jannello, bivio Giumarra-Aidone. Il Simeto è il principale fiume della Sicilia, presente nella mitologia greca, nasce a Bronte. L’intero percorso dei suddetti fiumi attraversa le provincie di Catania, Messina ed Enna.

Veduta di Catania – Altitudine m. 7 s.l.m.

I visitatori arrivarono a Catania al tramonto. Alle porte l’aspettavano il Barone Paolo Perremuto ed il Proconservatore Francesco Paternò. Albergarono per la seconda volta in una locanda centrale a Piazza Duomo, perché era la migliore.

La città è popolata da 45 mila anime, vi sono cinque strade principali spaziose, diritte ed abbellite, piazze nobili e sontuosi edifici pubblici e privati. Però il forestiero di buona cultura, guardando oggetti e situazioni, si accorge subito che i pregi della città sono rari e la considerano città di provincia irrilevante. Inoltre, tolte le cinque vie principali, le restanti sono ignobili, senza gente e numerosi sono nidi di sudiciume e povertà. La campagna suburbana in buona parte è tenuta brutta, nera e nuda da far paura. La marina è orrida da guardarsi e fuori del paese con c’è una canna (due metri circa) di strada carrozzabile.

La pastorizia rispetto agli altri paesi della Sicilia non è molto praticata. Dagli studi fatti dal Professore riguardo la città di Catania, i bovini ascendono a 1.600 capi ed i pecorini a 6.000. Altra affermazione di molto rilievo che è direttamente proporzionale a strade e trazzere armentizie è la seguente: “in quasi tutte le grandi città d’Europa i prati, le vacche e le pecore sono la principale industria; in Sicilia non è così: e la mania (mania vale come amore euforico nel seminare e mietere il frumento) di non voler raccogliere altro che frumento ce lo fa disdicevolente seminare fino alle porte di Palermo e di Catania”.

Il Professore ci fornisce infine alcuni dettagli sulla razza delle vacche e la loro riproduzione e produzione di latticini e sui salari dei lavoratori di campagna. Da ultimo, si sofferma alle notizie culturali, luoghi di cultura e Università scrivendo che questa città “è degna di aver luogo tra le colte città d’Italia”.

I due viaggiatori lasciarono Catania la notte del 9 giugno, dopo aver partecipato ad un ballo dal Cavaliere Paternò, così, intorno alle ore 6 del mattino si avviarono a S. Filippo, senza toccare letto e col conforto di una piacevole tazza di caffè. L’aurora è giunta nell'attraversare il Simeto con poche acque, quindi tragittarono senza paura o imbarazzo nella lettiga.

CATENANUOVA

Nella carta ho segnato il fiume Simeto che passa per Paternò con bassi fondali, attraversato in lettiga dai nostri viaggiatori.

Veduta di Catenanuova-Altitudine m.170 s.l.m.

I viaggiatori, arrivati al fiume Simeto, attraversano la piana di Catania. Di questo territorio solo una piccola porzione appartiene a Catania, la parte maggiore appartiene a Caltagirone. Da Catania fino a Catenanuova i viaggianti non incontrano nè terra coltivata, nè villaggi, rarissimi alberi e poche case appariscenti di contadini. Arrivati a Catenanuova, presero cibo e si riposarono. Catenanuova è una piccola terra con 10 mila abitanti. Alle ore 22 arrivarono a S. Filippo.

SOSTA A SAN FILIPPO D’AGIRO’ (AGIRA)

Castello Di Agira O San Filippo D' Argiro'

Fonte: Castelli.it

Veduta di Agira-Altitudine m. 824. Sorge sul Monte Teja.

S. Filippo d’Argirò rientra nella Valle di Noto ed è città di 6.500 abitanti per voce di popolo. L’aria è salubre e finissima. La chiesa e qualche casa sono pulite, ma in generale edifici, strade, botteghe, il vestire di donne e uomini e tutti gli altri oggetti confermano la comune opinione di scarsa ricchezza. L’allevamento di bestiame è scarso e esistono non più di 10.000 capi di greggi.

Il giorno 11 intrapresero la via per Alimena ed alcuni Signori del luogo riferirono che l’intero contado era di 5.300 salme di Palermo e che tra buoi, vacche e vitelli vi erano all'incirca 1.200 capi.

NISSURIA – LEONFORTE

Veduta di Nissoria-Altitudine m. 691 s.l.m.

I viaggiatori passano da Nissoria piccola terra di mille abitanti e un territorio di 4.900 salme di Palermo di proprietà del Principe di Paternò.

Veduta di Leonforte-Altitudine m. 613 s.l.m. monti Erei

Dalla Nissoria a 4 o 5 miglia attraversano Leonforte, città già visitata nel 1792 dal Professore. Il paesino è pulito ed è abitato da 10.000 persone e da alcune ricche e comode famiglie. La strada in mezzo all'abitato era cattiva e i visitatori dovettero camminare a piedi.

Da Leonforte si recarono a Priolo.

PRIOLO - ALIMENA

Priolo, nel quale i viaggiatori si riposarono, è un piccolo nuovo villaggio fabbricato dai Duchi di Villarosa. E’ allocato in una piacevole pianura sotto un cielo salubre. La contrada non è allegra, perché scarsa di piantagioni e di bestiame ed è frequentata da gente contadina.

Alimena – Altitudine m.740 s.l.m. Madonie

Alimena appartiene ai Principi di Belvedere ed il territorio è molto piccolo. Il Professore si informa se per caso la volpe attaccava i grani, ma qualcuno gli assicurò che il male del grano ancora non era scoperto. Il paese è pulito e conta tre mila abitanti. I viaggiatori lasciarono Alimena il 12 di buon mattino e arrivarono a Caltavuturo alle ore 14. Nessun cenno su allevamenti e pastorizia.

 

CALTAVUTURO

Veduta di Caltavuturo – Altitudine m. 635-Madonie

La dimora dei nostri viaggiatori fu poco meno di tre ore. Alloggiarono in una stanza nera e sporca, denominata giuratoria. Mangiarono però ottima vitella.

Il paese è abitato da 4.000 persone, ha un aspetto sconcio, sudicio e triste, è situato sotto un pietrone che lo sovrasta e che sembra di volergli cadere addosso, seppellendolo. Appartiene al Duca Ferrandina. Insomma, presenta estrema rozzezza e povertà. Il territorio è formato di 3.460 salme di Palermo, delle quali 60 coltivate a vigne ed alberi e 3.400 arabili a beneficio del Barone.

Il Signor Cipolla asserisce che la popolazione consumava 1.300 salme di grano in un anno. Cittadini e Magistrati locali riferiscono che pagavano once 1.468 d’imposte, troppo gravose per il paese. Il Balsamo annuì senza alcun commento.

Alle ore 17 si avviarono verso Termini, con tanta paura a causa della china (forse una pioggia torrenziale che ha allagato la strada). Fino al confine di Cerda i terreni erano di qualità mediocre. Nessun accenno alla pastorizia.

Se non c’era pastorizia, come si giustifica la costruzione, secondo le fonti ufficiali, su Regia Trazzera la scorciatoia Scillato-Tremonzelli di Caltavuturo a iniziativa del Movimento 5 stelle? L’assenza di pastorizia, come sostiene Balsamo, comprova che quella trazzera abbandonata sicuramente non era strada armentizia di canne 18 e palmi 2, ma era una “Regalia” come tutte le trazzere regie segnate nelle mappe catastali. Attendo una prova contraria.

Scorciatoia Scillato-Tremonselli di Caltavuturo inaugurata il 31 luglio 2015.

CERDA

Veduta di Cerda-Altitudine m. 274 s.l.m.

 

  Il territorio di Cerda appartiene a Marchesi ed è estesa 1.210 salme di Palermo, delle quali 170 sono censite e bonificate con piantagioni.. E’ abitata da 1200 anime.

       

TERMINI IMERESE – TRABIA

Veduta di Termini Imerese-Altitudine m. 77 s.l.m.

 

I due viaggiatori arrivarono a Termini, alle ore 22 e si riposarono qualche ora circa a casa di parenti, essendo la città natale del Balsamo, tanto che egli sente il dovere di darne un cenno. Il Paese siede presso il mare e si estende in collina. E’ attraversata da strade erte, sporche e anguste, però ve ne sono diverse pianeggianti e spaziose, e qualche altra gentile e ornata. Vi abitano poche famiglie rispettabili, appena 10 persone tra negozianti ed agricoltori, i quali possiedono qualche capitale e, pertanto, sono considerati benestanti.

Termini è ritenuta tra le città più importanti come popolazione marittima per le numerose barche da pesca, tanto che si conservano sardelle ed acciughe destinate a mercati stranieri, soprattutto Livorno. Si commerciano derrate e la maggiore attività è dovuta al caricatore per la bontà dei grani.

La campagna è estesa a 2.600 salme circa, nella maggior parte poco fertile e la pastorizia non è menzionabile. La popolazione è più di 14.000 abitanti.

Alle ore 23 i due partirono in calesse per Palermo. Nel tragitto strada carrozzabile, orti, giardini e uliveti rendono le periferie del paese attraenti.

Veduta di TRABIA (Tonnara)-Altitudine m. 50 s.l.m.

Il nome è quello del Principe di Trabia. Conta 1.000 abitanti che vivono soprattutto per i proventi della tonnara e dalla coltivazione dei giardini ed orti irrigati da abbondanti acque.

ARRIVO A PALERMO

Veduta di Palermo-Altitudine m.14 s.l.m.

Il Balsamo ed il Cavaliere Tommasi conclusero il viaggio in Sicilia arrivando a Palermo alle ore due e trenta di notte. Il giorno successivo sono stati accolti e ricevuti da S. M. il Re a Solunto. Con il rientro a Palermo, anche se il Professore ha finito il tour, tuttavia continua a scrivere, ed il “Giornale di Viaggio” si chiude con un’appendice riguardante alcune considerazioni sopra la Sicilia e la sua agricoltura, industria e ricchezza.

L’appendice si compone dei seguenti argomenti: “Oggetto del giornale” che non sintetizzo e neanche commento per evitare false interpretazioni; “Aspetto dell’Isola”; “Grandezza”; “Clima”; “Popolazione”; “Caratteri degli abitanti”; “Terreni”; “Agricoltura”; “Pastorizia”; “Imposizioni”; “Manifatture”; “Commercio”; “Pubblica Ricchezza”.

La Sicilia è terra montuosa specialmente, delle due valli di Mazara e Val Demone, però, osserva il Professore che dal mare alla cima della montagna la terra è interamente coltivabile. Altra osservazione è la mancanza di fiumi che crea la siccità della campagna e la poca popolazione all'interno della Sicilia. Questi ostacoli che mitigano il progresso economico si risolvono in parte con la costruzione delle vie carrozzabili, peraltro già iniziate. Quindi una Sicilia povera che necessita di Infrastrutture, come acqua e strade.

Riguardo all’Agricoltura suggerisce le seguenti riforme:

 

Ho sottolineato con puntini rossi la mancanza di prati e di bestiame. Ho pure omesso, per brevità la pagina successiva che riporta altri suggerimenti marginali per i nostri fini.

Se siamo arrivati al XIX secolo e l’intera Sicilia non ha popolazione, non ha strade e neanche pastorizia come ci ha raccontato il professore di Economia Agraria Paolo Balsamo, ennesimo testimonio, allora mi ripeto senza stancarmi: come si giustificano 11.500 chilometri di trazzere senza che il Professore non ne dia alcun cenno? In chiusura e come ultima conferma dell’inesistenza di Regie Trazzere riporto interamente le considerazioni finali del libro di Balsamo sulla pastorizia. Da tenere ben saldo che già la Sicilia, per mancanza di pastori e allevamenti importava dall’estero, secondo quanto scrive Balsamo, “caci” (formaggi) e, come continua ha raccontarci il nostro autore, esisteva pure il rischio di importare a quell'epoca bestiame. Allora a quale scopo potevano esistere 11.500 Km. di trazzere larghe m. 38 circa? Forse per il trasferimento delle rondini migratorie? O forse nei millenni passati la Sicilia era più popolata e con maggiori allevamenti?

Con questa puntata, come già anticipato, si conclude il viaggio di Paolo Balsamo e termina la storia delle strade e trazzere per il semplice motivo che a partire dal 1824 vengono costruite senza interruzione le strade carrozzabili, pertanto inizia un’altra era. Balsamo come ultimo testimonio qualificato per antonomasia non ci ha fatto conoscere l’economia agraria come scienza astratta, ma come scienza vera e reale dei campi e delle attività connesse all'agricoltura per avere visitato e descritte 38 città, una per una, e percorrendo complessivamente Km 850 (la percorrenza complessiva è stata ricavata con le distanze attuali dal passaggio da una città all’altra con l’ausilio di Google Earth). In questo lungo percorso, il nostro autore non ci ha segnalato neanche un piccolo tratto di trazzera armentizia, cosparso oggi di migliaia di Km di Regie Trazzere, come alcuni lettori dei luoghi attraversati dall’Abate e dal Cavaliere (Scicli e Pozzallo) ci hanno segnalato. Peraltro Balsamo ci ha fatto pure conoscere aspetti psicologici, comportamentali e posturali di una popolazione complessiva di 248.700 abitanti nei 38 paesi sopraccitati. Ci ha confermato infine l’assoluta mancanza di strade, la mancanza di pastorizia e che quella esistente è concentrata nel ragusano e nella Contea di Modica.

Non mi resta, dopo tre intere puntate (peraltro iniziate il 22 ottobre 2016 senza interruzioni) dedicate all’abate e professore di Economia Rurale presso l’Università di Palermo Balsamo che tirare le somme ed arrivare ad una conclusione. Riassumendone i contenuti delle tre puntate, si deduce intanto che la Sicilia è un paese sostanzialmente povero. Infatti, solo le seguenti città sono state considerate ricche: in primo luogo Vittoria, ritenuta la più graziosa della Sicilia, con gente allegra e ben vestita; seguono : Caltanissetta, Scicli, Ragusa, Modica ed in qualche maniera Caltagirone. Peraltro ho provato orrore nel leggere che proprio Catania e Siracusa sono state definite povere assieme alle altre restanti città. Pietraperzia, città con banditismo.

Riguardo alle strade, quelle belle nominate sono in primo luogo quelle di Vittoria, seguono: Scicli e Avola, ove annuncia che c’erano lavori in corso per costruzione di nuove strade carrozzabili ed infine quella da Termini Imerese a Palermo. Da Palermo a Vicari, il nostro Balsamo non accenna ad alcuna lagnanza per la strada percorsa, trattandosi della Via dell’Ogliastro che è stata la prima strada costruita dopo la delibera del Parlamento del 1778 (Vedi capitolo IV, parte I, pubblicato il 30 aprile 2016); tuttavia a Roccapalumba come prima lagnanza scrive che la strada è orrenda. Tutte le altre strade sono state descritte come orrende, cattive, sassose, dissestate e paludose (Agnone). Nel cammino da Ragusa a Modica il nostro Balsamo fa presente che si camminava solo a piedi; così pure ad Alimena. Addirittura a Monterosso, a causa della cattiva strada, la lettiga si capovolge e provoca una ferita al cavaliere Tommasi.

Ultimo aspetto che ci interessa è la pastorizia, già sopra in parte accennata, che dovrebbe comprovare l’esistenza delle Regie Trazzere. Per questa attività la città già definita dal Balsamo famosa è una sola: Ragusa; seguono Modica, Scicli, Monterosso e Chiaramente. Caltagirone e Catania citate con poca pastorizia,invece Siracusa con buoi eccellenti, ma sostanzialmente pochi. Chibbò e Caltavuturo descritte senza pastorizia. Per le restanti città l’attività pastorale non è neanche menzionata.

Con le testimonianze dei viaggiatori stranieri a partire dalla metà del settecento e con le prove forniteci dall’italiano (e non siciliano perciò non di parte) Carlo Gastone (Vedi capitolo IV, parte V, pubblicato il 17 settembre 2016) e dal nostro professore di Economia Rurale Paolo Balsamo (personaggio siciliano in questo caso non di parte, ma di scienza), si ricava definitivamente e senza ombra di dubbi che le Regie Trazzere di m. 38 circa in Sicilia non sono mai esistite, salvo brevi tragitti.

Come ultimissima conferma riporto le parole testuali di Luigi Santagati della pagina 17 di del volume I Viabilità e Topografia Antica:

In pratica solo le trazzere prevalentemente dedicate alla transumanza, e solo nei tratti dove fosse possibile, in aperta campagna, arrivavano alla larghezza canonica di m 37,68. Altrimenti la larghezza si limitava, anche per le trazzere più importanti ed anche fuori città, a non più di 3,00-4,00 metri e comunque tale da permettere solo il passaggio incrociato di due animali carichi”.

Aggiungo che i paesi interessati alla transumanza sono quelli ubicati nelle montagne dei Nebrodi. Essi sono: Mistretta, Capizzi ed anche Cesarò (in tutte e tre paesi la pastorizia è l’attività prevalente). Come ultima città famosa a vocazione pastorale, questa volta si trova in territorio di Enna, è senz’altro Troina (altitudine 1.100 m.s.l.). Infatti, solo per Mistretta Capizzi e Troina nel 1568 sono stati emanati i “Bandi” che stabilivano la larghezza delle trazzere di una corda e mezza a caricare, cioè di 18 canne e 2 palmi corrispondenti a m. 37,68 . Quest’ultimo argomento verrà ampliamente trattato prossimamente con il marchese Buglio.

Per la verità il primo bando è stato pubblicato nel 1505 per la città di Licata. Mi sforzo di pensare i luoghi di transumanza di una città marinara. Non ho la minima idea delle vie della transumanza per i territori dell’Etna e delle Madonie.

Come ultimissimo fatto determinante, aggiungo che i brevi percorsi e come sopra specificato, di corta durata della transumanza siciliana, dalle zone montane a quelle marine, sono localizzati nei paesi montani dei Nebrodi, dell’Etna e delle Madonie (vedi capitolo II-parte IV, pubblicata il 5 marzo 2016 ove fra l’altro indico la “Pubblicazione n. 26 del Servizio Idrografico Italiano, “La nevosità in Italia nel quarantennio 1921-1960” edita dall’Istituto Poligrafico dello Stato nel 1971, riporta i risultati di uno studio tra i più completi sull’argomento della neve in Italia”).

Attendo qualcuno che mi chieda ancora ulteriori prove. Tuttavia, come finalissima tappa, prossimamente evidenzierò l’abuso di potere e la cattiva mala fede del Marchese Buglio, titolare della Real Segreteria e denominato “Maestro Segreto”, che ha tentato di ricercare, catalogare e ripristinare le presunte usurpazioni delle strade armentizie in Sicilia.

ANTONINO MESSANA

La prossima puntata verrà pubblicata Sabato 1 Aprile 2017.

Bibliografia Balsamo Paolo-GIORNALE DEL VIAGGIO FATTO IN SICILIA e particolarmente nella contea di Modica – Stamperia Reale – Palermo 1809, da pagina 110 a pagina 237 . Custodito dalla Biblioteca Fardelliana di Trapani collocazione XXXIV C 29,

-Santagati Luigi– Viabilità e topografia della Sicilia Antica. Volume I. La Sicilia del 1720 secondo Samuel von Schmettau ed altri geografi e storici del suo tempo, Assessorato regionale siciliano ai BB CC AA, Caltanissetta 2006, pagina 17. -Mappa stradale – Editore Liberia Geografica-Novara 2016.

Letto 1620 volte.

Clicca QUI per lasciare un commento o usa il social plugin di Facebook

XHTML: Puoi usare i seguenti tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>