I ragazzi del “Laboratorio di Giornalismo” intervistano la giornalista Annalisa Ferrante

Pubblicato: mercoledì, 11 maggio 2016
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DSCN4430foto2CASTELLAMMARE DEL GOLFO. All’interno del “Laboratorio di Giornalismo” del progetto “Da Cosa Nostra a Casa Nostra” dell’associazione Castello Libero Onlus, i ragazzi hanno incontrato ed intervistato la giornalista castellammarese Annalisa Ferrante. Il lavoro svolto dai ragazzi durante gli incontri si è concentrato su lezioni teoriche e su esempi concreti di cronaca quotidiana. Hanno principalmente affrontato gli argomenti del cosiddetto “Giornalismo 2.0” e focalizzato l’attenzione sulle tecniche di scrittura di un articolo di giornale e in particolare di come preparare un’intervista. Ecco di seguito l’intervista realizzata dai ragazzi ad Annalisa Ferrante, giornalista, portavoce del Sindaco di Castellammare, svoltasi il 3 maggio 2016 presso il bene confiscato di Castellammare del Golfo nell’ambito del “Laboratorio di Giornalismo” a cura del socio di Castello Libero Onlus e collaboratore di Alqamah.it Emanuel Butticè.

Che ruolo ha il portavoce e qual è la differenza con l’ufficio stampa?

“Il portavoce è una figura di fiducia, nel mio caso del Sindaco di Castellammare del Golfo. Il portavoce può essere anche esterno all’amministrazione ed è chiamato a collaborare con l’organo “di vertice” dell’amministrazione pubblica per i rapporti con gli organi di informazione”. È una figura potremmo dire  “di parte” nel senso che scrive appunto in nome del soggetto in questione. La figura del portavoce, come per l’ufficio stampa, è regolata dalla legge 150/2000. Per quanto riguarda l’ufficio stampa invece deve essere composto da giornalisti iscritti all’albo dei professionisti o dei pubblicisti che possono, comunque, scrivere per i quotidiano occupandosi di altro, cioè non devono entrare in conflitto con il ruolo di addetto stampa. Il portavoce invece può anche non essere un giornalista ma in caso contrario non può lavorare, nel corso dell’incarico, per i quotidiani o radio e tv.”

Tutti rispettano questa legge?

“Non proprio. Io per esempio non condivido quest’ultima parte però bisogna rispettarla. Se il portavoce è anche giornalista deve rispettare le regole di deontologia professionale ma non capisco la limitazione che riguarda l’attività. Se devo scrivere un articolo di “colore” non capisco perché non debba farlo visto che non c’entra con il mio ruolo di portavoce. E’ una limitazione alla libertà di espressione che non ha fondamento.  Anche nel mondo del giornalismo c’è un dibattito aperto proprio su questo tema. Oggi un giornalista, anche se svolge il lavoro di portavoce, non può “frenare” la sua passione. Se si trova una storia da raccontare, ovviamente non legata all’ambito per il quale svolge il lavoro di portavoce,  non può non raccontarla. E’  questo lo spirito di ogni giornalista.”

Qual è la differenza tra un comunicato stampa e un articolo di giornale?

“La differenza è semplice: il comunicato è parziale, l’articolo di giornale dovrebbe essere completo. L’articolo è scritto da giornalisti che raccolgono informazioni e poi le elaborano. Il loro destinatario è il lettore .Il comunicato stampa è scritto da un addetto stampa o portavoce che lavora per un’azienda, un personaggio noto, un Ente pubblico e trasferisce informazioni al giornalista ed alle redazioni per mezzo del comunicato stampa. Il comunicato stampa, in sostanza, è una fonte per il giornalista che lo usa per approfondire e scrivere l’articolo. Il comunicato solitamente è breve e contiene le informazioni principali  di un fatto e le dichiarazioni del politico per esempio, come nel mio caso, del Sindaco. L’articolo si costruisce a partire dal comunicato. Il portavoce manda al giornalista o ai giornali in generale il comunicato ma poi è compito del giornalista andare a sentire la controparte, approfondire, verificare, integrare con interviste o altro. Almeno in teoria, così da  fornire un’informazione quanto più oggettiva possibile. Quindi spesso il comunicato è il punto di partenza di un articolo. Oggi però il copia e incolla del web ha permesso di trasformare i comunicati stampa in articoli. Purtroppo sono sempre meno i giornalisti che approfondiscono e completano le informazioni e si tengono così com’è il comunicato stampa.”

Com’è cambiato il giornalismo con l’introduzione del web e dei quotidiani online?DSCN4429foto1

“È cambiato tanto. Anche la semplice foto da inserire nell’articolo. Prima non esistevano i cellulari o le macchine fotografiche che conosciamo oggi. Per fare una foto si chiamava il fotografo o si facevano le fotocopie delle foto classiche. Oggi invece la foto viene pubblicata quasi in tempo reale. Prima per mandarla al giornale si usava il treno. Ricordo gli anni ’90, un duplice omicidio a Castellammare. Me ne occupai per un giornale che si chiamava “Il mediterraneo”. Un quotidiano che fu pubblicato solo per alcuni anni.  In quel caso, e in altri, mandai le foto recapitandole alla stazione, con il treno. Avevamo, appena 18 anni fa, le buste “fuori sacco” del gds, con il quale avevo già iniziato a collaborare, per mandare le foto senza pagare.  Cioè le foto viaggiavano in treno e gli articoli, scritti con la macchina da scrivere,li inviavo  via fax. Altro che email. Oggi sono tante le professioni scomparse nel mondo del giornalismo: per esempio  il dimafonista al quale noi inviati dettavamo gli articoli scandendoli al telefono. Un giornalista moderno, come nel caso dei collaboratori di Alqamah.it, praticamente si procura le informazioni, scatta la foto, scrive l’articolo, scrive il titolo, impagina tutto e pubblica in pochissimi minuti. Tutta questa procedura prima magari impiegava anche giorni. E’  cambiato anche il modo si scrivere, lo stile. Oggi si scrive “come si parla”, si preferisce un linguaggio semplice e comune a tutti per arrivare a più persone anche grazie al web e in particolare ai social (con tutti i rischi del caso). Anche se sono cambiate tante cose però la figura del giornalista rimane quella: una figura “scomoda” per molti versi ma estremamente utile per la società. Oggi i giornali cartacei sono sicuramente in profonda crisi ma restano comunque un punto di riferimento in quanto fonti sempre  “autorevoli” ed alle quali il lettore può rivolgersi per inchieste o approfondimenti che sul web e i vari social non può certo trovare.  Possiamo dire, infine che sono cambiate tante cose ma in fondo non è cambiato niente. Il mestiere è sempre quello: l’obiettivo è sempre quello di informare, e dunque rendere un servizio ma solo se si è intellettualmente onesti e lo si trasporta negli scritti.”

Quali sono gli articoli che preferisce scrivere e cosa l’ha spinta a fare la giornalista?

“Amo molto scrivere di politica (come passione mia) e soprattutto notizie di “colore”, cioè pezzi che possono interessare i giovani e che sono socialmente utili. Diciamo che amo scrivere, meno parlare. Mi piace trasferire emozioni e pensieri nei mie scritti e provo a farlo. Non so se ci riesco ma mi viene spontaneo farlo: probabilmente è un’eredità, visto che mio padre era uno scrittore. Ma io amo scrivere a prescindere, anche di cronaca o di qualsiasi altra cosa,dai furtarelli ai fatti di mafia. Ho scelto questo lavoro per passione. È un lavoro difficile e soprattutto qui in Sicilia si affronta con mille difficoltà. Ma la morale è sempre quella: non arrendersi.”

Ha mai ricevuto minacce o intimidazioni nel corso della sua carriera?

“Sì è successo qualche volta in passato ma niente di importante, più che altro lamentele e ammonizioni. Capitava spesso un tempo in caso di arresti che magari i parenti si “lamentassero” con noi giornalisti perché non volevano si facessero foto o si indicasse il nome dell’arrestato. Ma si limitavano a questo. Ricordo che mi capitò più volte davanti il commissariato di polizia, in attesa che venisse fuori qualcuno arrestato. Poi le “ammonizioni” dei politici a non scrivere questo o quello. Fatti che consideravo e considero propri del mestiere ed ai quali non ho mai dato peso. Ho sempre fatto quel che ritenevo corretto. Ancora oggi i giornalisti sono ritenuti “colpevoli” e quindi passibili di minacce e/o censure soltanto perché raccontano fatti e verità di pubblica utilità.”

castello libero onlusSe potesse tornare indietro, sceglierebbe nuovamente di fare questo lavoro?

“Forse non qui al sud. Fare il giornalista, come dicevo, è difficile, qui al sud è complicato. Molto! E non è considerato un vero lavoro dove sei retribuito adeguatamente rispetto a quel che fai. Pochi spiccioli e una continua, interminabile gavetta. Volontariato, spesso, anche nell’immaginario collettivo.  Forse avrei scelto di andare fuori, volevo già studiare fuori, ad Urbino, ma i miei non potevano. Sono rimasta a Palermo.Mi sono guadagnata degli spazi ma è anche vero che questo mestiere è bistrattato a livello periferico. Già a partire dai colleghi che fanno distinzioni tra pubblicisti e professionisti, corrispondenti di città e provincia. Si creano  piccoli ghetti che non portano a nulla di buono. Vivere facendo il giornalista, sotto tutti i punti di vista, non è semplice, come forse non lo è nessun mestiere. Ma questo è un attimo più delicato.”

Come ha influenzato, nel tempo, il suo lavoro nell’ambito familiare?

“Ovviamente da giovani c’è un approccio diverso. Sei più entusiasta e l’ idea che hai è diversa. Io sono sempre stata una molto corretta anche se non nego che la convinzione di poter contribuire a cambiare lo stato delle cose mi ha mossa e motivata  molto, come faccia, credo, oggi, nella maggior parte dei giovani.  La famiglia mi ha sempre appoggiata e invogliata a fare di più. Con il tempo si hanno più responsabilità e si acquista una consapevolezza diversa. Ma la passione, almeno nel mio caso, è rimasta immutata. Sono un giornalista per indole, anche quando non vorrei più farlo o mi demotivo a farlo e vorrei mollare tutto. Quando non ho un euro e vedo tante cose che sono ingiuste. Ma tutte le strade mi riportano a questo mio mestiere.”

Lei è mai stata censurata e/o querelata da qualcuno per un articolo?

“Capita ogni tanto. Oltre alle intimidazioni oggi si cerca sempre di screditare il giornalista e spesso di ricorrere alle querele. È fastidioso. Come dico sempre io: non è che per far passare la febbre si rompe il termometro. Da cronista qualche querela l’ho ricevuta, ma niente che mi abbia particolarmente preoccupata. Oggi come accadeva anche prima, spesso le querele sono vere e proprie forme di censura. L’importante è sempre seguire quel che si ritiene essere il giusto percorso.”

Cosa consiglia ai giovani che vogliono intraprendere la professione giornalistica?

“Di seguire sempre la passione, non arrendersi ed essere onesti, soprattutto intellettualmente. Leggere, scrivere, guardarsi attorno e non rimanere incollati al pc ma scandagliare il mondo. Un giornalista oggi deve essere in grado di mandare messaggi sociali e per farlo deve imparare a conoscere la società. Questo non si può fare tramite internet. Ma l’unica cosa certa è : crederci sempre e mai mollare.”

Intervista a cura di Enrica, Francesca, Naike, Madalina e Sophie.

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1 Commento
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  1. Vito Orlando scrive:

    Leggo solo ora questo articolo, ma per correttezza d’informazione, soprattutto nei confronti dei ragazzi del “Laboratorio di giornalismo”, va precisato che in Sicilia, anche per esercitare il ruolo di portavoce occorre essere iscritto all’Ordine.
    Infatti l’art. 111 della legge regionale n.17 del 2004 prevede che “Ai fini dell’applicazione dell’articolo 7 della legge 7 giugno 2000, n. 150 negli enti locali, il portavoce deve essere scritto all’ordine dei giornalisti”.

    Questo perché fu una battaglia dell’allora “Coordinamento giornalisti precari della Pubblica amministrazione”, con il sottoscritto, Roberto Ginex ed Enzo Fricano, che portò l’ARS a modificare in tal senso la legge 150/2000, che come è noto è stata recepita in Sicilia con l’art 127 della L.R. 2/2002.

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