La frazione di Salinagrande alle porte di Trapani resta nella morsa del fango

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La frazione di Salinagrande alle porte di Trapani resta nella morsa del fango. Gli abitanti appartenenti al neo costituito Comune di Misiliscemi hanno chiuso ieri sera l’ennesima giornata dopo l’alluvione dello scorso 13 ottobre, buttando l’acqua fuori dalle case e spalando il fango. Salinagrande è la zona più colpita, qui l’esondazione del fiume Verderame ha causato i danni maggiori. Ma sott’acqua sono finite altre frazioni come Guarrato, e ancora una parte della campagna di Paceco e Dattilo, a superare in certi tratti gli argini è stato anche il fiume Lenzi-Baiata. Ieri nella tarda mattinata ha ceduto in parte un ponte sul Verderame nel tratto stradale che attraversa la frazione di Pietretagliate. La conta dei danni già ingente, attorno ai 12 milioni di euro, come detto dal commissario straordinario del Comune di Misiliscemi, Carmelo Burgio, insomma cresce. E aumenta anche per la conta dei danni che stanno facendo i privati. Abitazioni private e aziende dove assieme al fango si buttano via arredi e attrezzature. Solo a Salinagrande, il centro maggiormente colpito, residenti e imprenditori devono registrare perdite del valore di almeno 2 milioni di euro.
Sotto accusa il sistema di raccolta delle acque, i percorsi dei torrenti e dei fiumi, per lo più asciutti nel corso dell’anno, che di colpo si riempiono d’acqua. E poi le pompe di sollevamento che funzionano non al 100 per cento, o che non funzionano affatto o che addirittura mancano. La pulizia dei percorsi fluviali fatta a metà.
“Qui periodicamente finiamo sott’acqua – dice Salvatore Tallarita – ogni volta si dice ora facciamo questo ora facciamo quello, poi scopriamo che spesso hanno fatto finta di far qualcosa”. Sott’accusa la Regione, il Genio Civile, le amministrazioni comunale e provinciale. “Il Comune di Trapani – dice ancora Tallarita – possiede dal 2011 uno studio idrogeologico redatto dall’ing. Damiano Galbo, studio rimasto chiuso nei cassetti”. Una notizia che gli amministratori del Comune di Trapani hanno appreso solo adesso, altra fu l’amministrazione che affidò l’incarico. “Lavoriamo con il Comune di Misiliscemi – dice l’assessore comunale del capoluogo Giuseppe Pellegrino – lo abbiamo fatto con l’emergenza in corso, lo stiamo facendo ancora adesso per liberare dal fango strade e case, continueremo a farlo nei prossimi mesi, serve sinergia”.
Già, gli steccati non servono e non servono sopratutto gli steccati naturali. Quelli che secondo Tallarita sono stati la causa dell’alluvione. Lui stesso ci indica un folto “muro” di canne a ridosso del letto del Verderame. “Hanno fatto da diga – spiega – e l’acqua si è allargata in tutta la frazione. Se nel 2003 l’acqua ha raggiunto i 5 centimetri, adesso siamo arrivati al mezzo metro, e ci fa vedere proprio il segno lasciato”. “Devo dire – aggiunge – che almeno fino al 2019 le opere per evitare questi fenomeni sono state fatte, poi si sono interrotte, bisogna anche dire che eventi meteorologici come quelli che dalla fine di settembre si sono qui abbattute sono stati di straordinaria violenza, e non si presentavano oramai da molti anni”.
E se a Trapani le ultime ripetute alluvioni hanno visto finire sotto accusa il sistema fognario, qui a Misiliscemi il problema non si è posto, “perché qui – dice ancora Tallarita – le fognature nemmeno esistono. E non esiste nemmeno il centro operativo della protezione civile, per dire delle cose che mancano. Siamo poveri di opere infrastrutturali, ma certo bisogna lavorare qui a valle ma lo si dovrà fare anche a monte dei fiumi, in caso contrario torneremo di nuovo sott’acqua”. Nessun addebito al commissario Burgio, il Comune è nato da poco, si sta organizzando la macchina burocratica, e il commissario non è stato mai disattento. Questo è quello che di lui dicono i residenti.
Grave la situazione nell’area delle saline, che qui sono tutelate dalla riserva naturale. Le vasche dove la raccolta del sale era stata già per la gran parte completata, si sono riempite di acqua e fango. “I danni – dice un imprenditore – sono economici e ambientali. Bisognerà rimettere mano alla protezione delle vasche, ma liberarle dal fango, il ciclo di produzione si è interrotto e non sappiamo quando potrà riprendere regolarmente. Da tempo avevamo sollevato sia all’ente gestore della riserva, sia alle autorità regionali, al Genio civile, come la situazione idrogeologica si era andata aggravando, anche per i rifiuti che sono rimasti non raccolti all’interno del letto dei fiumi Verderame e Lenzi , ma nessuno ci ha mai davvero ascoltati, e oggi ci troviamo in piena crisi”.
Per stamattina è stato rivolto un appello alla cittadinanza trapanese di impegnare un po’ di tempo a dare soccorso alle popolazioni di Misiliscemi: se ancora non sono giunte tutte le squadre di rinforzo della Protezione civile, il cui arrivo imminente è stato annunciato stamane dal direttore regione Salvatore Cocina, venuto qui col il neo presidente della Regione Renato Schifani, per un primo sopralluogo, si chiede ai cittadini di diventare volontari del soccorso. A lavorare nelle zone alluvionate ci sono i volontari di diverse associazioni, e i tecnici della Protezione civile di Trapani ed Erice.
A Trapani la conta dei danni alle infrastrutture pubbliche, una prima stima, supera i 5 milioni di euro, “ancora non è la conta definitiva – dice il sindaco Giacomo Tranchida – e ancora non abbiamo nemmeno una stima provvisoria dei danni subiti dai privati, sono numeri destinati a crescere”.
Trapani e Misiliscemi hanno chiesto alla Regione di riconoscere lo stato di calamità naturale, ma si dovrà attendere la formazione del Governo regionale per avere la deliberazione.

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