Mafia, condannati gli insospettabili “re” del gioco vicini ai clan

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Dieci anni a Rubino, nove anni a Fiore, per concorso esterno in associazione mafiosa. Undici anni e quattro mesi al boss manager Maniscalco

Salvatore Rubino, uno degli imprenditori siciliani più noti nel settore delle scommesse, era diventato socio occulto del boss scarcerato Francesco Paolo Maniscalco. Le indagini del nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo coordinate dal sostituto procuratore Dario Saletta e dall’aggiunto Salvatore De Luca hanno portato oggi a pesanti condanne, nell’ambito del rito abbreviato: la gip Elisabetta Stampacchia ha inflitto 11 anni e 4 mesi a Maniscalco, 10 anni a Rubino, 9 a Vincenzo Fiore, anche lui insospettabile imprenditore del settore. I due manager sono stati condannati per concorso esterno in associazione mafiosa. Quattro anni a Giovanni Di Marzo; quattro anni e sei mesi a Christian Fiore, accusati di intestazione fittizia. Sono stati invece assolti gli imprenditori Elio e Maurizio Camilleri, assistiti dagli avvocati Raffaele Bonsignore e Salvo Agrò.

C’era un patto spregiudicato fra boss e imprenditori per gestire il grande business delle scommesse on line. La giudice ha disposto anche la confisca di numerosi beni. Maniscalco metteva fiumi di soldi, Rubino gestiva gli investimenti. Anche attraverso una rete di altri imprenditori che erano riusciti ad acquistare alcune concessioni dei Monopoli, la porta per controllare decine di agenzie nel Sud Italia. Un patto spregiudicato che non rinunciava neanche agli introiti illegali: in ogni agenzia, c’era infatti un terminale collegato a un server con sede a Malta o nei paesi dell’Est. Su questi siti girano le puntate clandestine, e soprattutto tanti soldi.

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