L’ha voluto il Paese reale

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Quirinale, Mattarella bis, battuti i leader, ascoltati i cittadiniI primi a chiedere al prof. Sergio Mattarella di restare al Quirinale sono stati i cittadini. La maggioranza del Paese aveva colto in pieno cosa stavano preparando certi leader. Profittando della scadenza del Settennato non pochi di loro avevano in mente la “girandola” di poltrone, ci ha fatto molta impressione nella giornata del primo scrutinio la posizione di Salvini, numero uno della Lega, al quale interessava palesamene la poltrona del Viminale, Forza Italia poi che per mesi ha giocato col bluff Berlusconi, accarezzava l’ipotesi di Brunetta a Palazzo Chigi con la scusa del ministro anziano destinato a sostituire Draghi mandato al Quirinale, così per evidenziare alcuni atteggiamenti. L’elezione del Capo dello Stato è così parecchio seria per come la Costituzione prevede i relativi percorsi e ruolo, che non può diventare un gioco di poltrone, che era quello che qualcuno aveva in mente di far accadere. Peggio nel peggio con la scusa di trovare tecnici istituzionalmente all’altezza, meglio se donne, e se proprio donna doveva essere ecco tirar fuori dal cilindro la Casellati. Il presidente del Senato ha fatto l’errore di essere disponibile, sbagliando lei prima ancora di chi l’aveva proposta, ancora il solito Salvini. Una figura istituzionale così autorevole, la seconda carica dello Stato, non può dire di si se è solo una parte politica che la propone, anche se sulla carta risultava essere maggioranza, e poi si è visto che tale non era. I presidenti dei due rami del Parlamento una volta eletti non sono meno del Presidente della Repubblica a proposito di super partes, la Casellati ha scelto di tornare ad essere donna di parte, oggi farebbe bene a pensare alle dimissioni dallo scranno più alto di Palazzo Madama, avendo tradito l’essere una super partes. Al centrodestra non era parso vero il desiderio di Mattarella a non essere rieletto, e invece di ascoltare da subito il Paese dove al desiderio del Presidente si era risposto in più occasioni con l’invito a continuare, ha messo in campo la peggior politica ( immaginare che il centrodestra metta in campo la migliore politica oramai da decenni è cosa da pensare con parecchio azzardo), la ricerca di tornaconti e occasioni varie, facendo fare alla Meloni la figura della ragazza ingenua, per come Fratelli d’Italia aveva creduto poter rientrare in una maggioranza (dopo essere rimasta fuori dal Governo) e ieri la signora della destra italiana si è dovuta reinventare la Bartali dei nostri tempi, ricordate il bravo Gino che ad ogni sconfitta nel Giro d’Italia diceva sempre l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare. Ha fatto poi molta impressione il fatto di scomodare per le candidature i nomi dei magistrati, dentro un Parlamento dove la voglia che più resiste dai tempi di tangentopoli è quella di mettere le catene al potere giudiziario. Il centrosinistra è rimasto quasi sempre alla finestra a guardare, la rielezione di Mattarella dentro al Pd è stata sempre in agenda, ma esporsi significava bruciare questa possibilità, e se Letta per alcuni ha fatto la figura del timido e dell’insicuro, in effetti non è stato così. Tanto da far rinsavire l’avversario di sempre, Matteo Renzi, Italia Viva resta al centro ma non guarda a destra, anzi se proprio ci guarda è per catturare i consensi di Forza Italia per metterli a disposizione del centro che con Lega e Fratelli d’Italia non è disponibile ad allearsi. La rielezione di Mattarella poi nulla ha a che spartire con quella di Napolitano che da subito disse che sarebbe stato un presidente con scadenza pre determinata. Il Presidente Mattarella sa oggi di aver anche il compito di ricostruire l’asse portante della Costituzione che è la politica, l’anima non possono mai essere i tecnici e quei tecnici che arrivano al potere senza passare dal corpo elettorale. E se il lavoro che dal Quirinale in questo senso dovrà prendere forma non è tale da far pensare a dimissioni pre determinate, serve il settennato pieno. I leader che volevano sbarazzarsi del Presidente Mattarella sono quelli che pensando ad un potere sempre di più nelle mani di pochi, hanno cancellato le rappresentanze parlamentari, nel 2023 eleggeremo meno parlamentari e interi pezzi del Paese non avranno più deputati e senatori, e in questi giorni sono stati quelli che hanno pensato al conclave di otto, dieci persone al massimo che avrebbero avuto la pretese di decidere per tutti i mille Grandi Elettori. Ecco di questi politici ne faremo a meno con tanta felicità. L’elezione bis di Mattarella è la conferma che in questo nostro Paese girano per le aule parlamentari tanti inconcludenti, e poche persone di buona volontà, poveri di buon senso istituzionale. C’è chi in queste ore è preoccupato di un doppio mandato al Quirinale destinato a far nascere una nuova monarchia, ma Mattarella non ha mai mostrato ancora prima di arrivare al Quirinale, i tratti caratteriali di un monarca, difficile che li possa prendere adesso, di questo siamo convinti. Il Paese reale ha dunque vinto su quei partiti che pensavano ad eleggere un presidente frutto di nottate segrete di riunioni, sullo stile massonico, o ancora selezionando eventuali vincitori come succede in certi reality show. Tanti oggi a dire che la Costituzione ha tra le righe scritto che un Presidente uscente non può essere rieletto, ma nessuno di loro pronto a riconoscere che i percorsi per la elezione non sono quelli che si usano negli ordinamenti massonici o negli spettacoli televisivi dei reality. Non è Mattarella che accetta il secondo mandato a tradire, sono altri ad aver tradito la Carta Costituzionale. Ha vinto il Paese reale che non voleva veder uscire Mattarella dal Quirinale, cosa che certuni volevano pure fare senza tanti ringraziamenti, sacrificando l’agibilità del sistema e la credibilità del Paese, come ha scritto su La Stampa il direttore Massimo Giannini. E’ vera un’altra cosa: questo nostro Paese non si salva soltanto mettendo mano ai numeri, dalla crisi si esce cambiando le regole e senza per forza cambiare le norme costituzionali come volevano fare Salvini e Renzi, sono loro e non altri che si sono lanciati nella sfida, persa, di poter diventare il monarca della Repubblica, tentando di riuscire dove nemmeno Berlusconi era riuscito a farcela.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.