Mafia. Tramite Google Maps scovato vicino Madrid dopo vent’anni il superlatinante Gammino

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Doveva scontare l’ergastolo, ma l’indagine coordinata dalla procura di Palermo, che ha visto in azione il 17 dicembre la Dia, ha posto fine alla sua latitanza, è stato riconosciuto per una cicatrice sul mento

immagine dal web

Il 17 dicembre il superlatitante Gioacchino Gammino, il boss agrigentino della “Stidda” su cui aveva indagato il giudice Falcone negli anni Ottanta, è stato catturato vicino Madrid. Si sentiva sicuro il boss, infatti alla cattura ha detto “Come avete fatto a trovarmi? Da dieci anni non telefonavo più alla mia famiglia”. Gambino pensava che nei panni di un insospettabile commerciante e chef a Galapagar, cittadina di 25 mila abitanti nel cuore della Spagna, era lontano dalla paura di essere catturato, ma è stato rintracciato grazie Google Maps.

Cruciali sono state delle immagini davanti a un negozio di frutta e verdura di “Avenida de los Voluntarios” – l’insegna dice “El huerto de Manu”. Poi dal numero di telefono del locale, l’indagine è arrivata a un ristorante poco distante, chiuso dal 2014, “La cocina de Manu”, c’è una foto su un social dello chef, Manuel, cioé Gioacchino Gammino. Questo ha messo in moto la procura e la DIA, che inoltre hanno notato la cicatrice sulla parte sinistra del mento che era una caratteristica del boss.

Gammino ha ora 61enne e arriverà in Italia per scontare l’ergastolo, perché ritenuto uno dei componenti del commando che il 29 agosto 1989, a Campobello di Licata, assassinò per errore un passante, scambiandolo per un mafioso. In molti ricordano quei giorni, quelli della sanguinosa faida fra Cosa nostra e la “Stidda”.

Gammino era stato soggetto attenzionato dal giudice Falcone, che lo riteneva il “ponte” con alcuni gruppi radicati in Lombardia, con al centro il traffico di droga. In Spagna, c’era già andato nel 1998, per sfuggire al mandato di arresto per l’omicidio commesso nel 1989. Nel marzo di quell’anno, fu ammanettato a Barcellona, poi l’estradizione in Italia e il trasferimento a Rebibbia, ma il 26 giugno del 2002, riuscì ad evadere confondendosi fra i parenti di alcuni detenuti che erano lì per la visione di un film con i propri in carcere. Da allora si erano perse le tracce di Gioacchino Gammino, fino al 17 dicembre.

Nello specifico della cattura, ad “El Huerto de Manu”, gli investigatori coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dal sostituto Gianluca De Leo sono arrivati con un’indagine vecchio stampo, ma questa volta le intercettazioni non sono bastate, perché Gammino non aveva più alcun contatto con la Sicilia.  Ma nel ristorante aveva sistemato anche un quadro con Padre Pio e la mistica Natuzza Evolo. A quest’ultima era molto devoto, tanto che nella cella, il giorno dell’evasione da Rebibbia, l’allora sostituto procuratore Luca Tescaroli aveva trovato nella cella una busta della Fondazione dedicata a Natuzza Evolo.

Le indagini non si fermano qua, c’è il sospetto che le attività lecite di Gammino siano state il paravento per altri affari illeciti.

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