Frode su assistenza al Cpr, coinvolte cooperativa e associazione siciliane

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Quattro indagati nell’inchiesta della Procura di Bari. Tra accuse il procurato rischio di diffusione malattie infettive

Nel novembre e dicembre 2019, ma non si esclude che i disservizi siano proseguiti nel successivo periodo Covid, il Centro di permanenza per il rimpatrio di Bari sarebbe stato “fraudolentemente mantenuto senza assistenza medica per cinque giorni la settimana, con una inadempienza che si estendeva anche alla mancata effettuazione della visita medica di controllo al momento dell’ingresso dei nuovi ospiti e alla fornitura di medicinali e medicamenti”. E’ quanto contestato ai quattro indagati nell’inchiesta della Procura di Bari su una presunta frode da parte della Cooperativa Badia Grande e dell’Associazione Paceco Soccorso.

Gli indagati

Gli indagati sono Antonio Manca, presidente della cooperativa, aggiudicataria dell’appalto per la fornitura di beni e servizi relativi al funzionamento del Cpr di Bari; Marianna Bello, direttrice della struttura, Giovanni Cimino, referente dell’Associazione Paceco Soccorso affidataria del servizio di assistenza medica e sanitaria; Antonino Tartamella, medico responsabile del presidio sanitario del Cpr. La cooperativa, che tuttora gestisce il centro, avrebbe dovuto fornire “assistenza sanitaria per 48 ore settimanali con reperibilità del personale medico, in modo da garantire un’assistenza medica giornaliera, con ore “spalmate” su 5-6 giornate lavorative e copertura in reperibilità degli altri periodi”. Invece, si legge nelle imputazioni, “ricorrevano allo stratagemma di assicurare la presenza in loco del medico solo per 48 ore consecutive e al più per 2 o 3 giorni la settimana, al termine delle quali il medico abbandonava il Cpr facendo rientro presso la propria residenza ad Erice, in Sicilia, da dove, di fatto, non garantiva la propria reperibilità e il tempestivo rientro al Cpr di Bari”.

I legali della cooperativa: “Appalto rispettato”

“Il capitolato d’appalto è stato rispettato in ogni suo punto e la cooperativa è in grado di darne dimostrazione documentale all’autorità giudiziaria titolare delle indagini”. Lo dichiarano in una nota gli avvocati Vincenzo Lo Re e Donatella Buscaino, legali della cooperativa sociale Badia Grande, con riferimento alla indagine su presunte irregolarità nell’adempimento del contratto d’appalto per la gestione del Centro di permanenza per il rimpatrio di Bari Palese, affidata alla cooperativa sociale Badia Grande di Trapani.

 

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