Si chiamava Omar aveva 37 anni e veniva dalla Guinea Bissau. Morto per guadagnare come bracciante una manciata di euro

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Si chiama Mimmo Lucano, il suo impegno per l’accoglienza dei migranti gli è costato una condanna a 13 anni

Ieri una giornata brutta a proposito di migranti e accoglienza. Resta impunito chi parla senza far nulla, colpito invece chi si adopera per fare qualcosa. Ci sono i soldi per realizzare a Campobello di Mazara una struttura per i lavoratori stagionali, ma il Comune non li ha mai chiesti

Bocciati sull’accoglienza. Usciamo così come comunità dalla giornata di ieri. La morte di un migrante a Campobello di Mazara, uno dei tanti che ogni anno di questi tempi sono la manodopera per la raccolta delle olive nelle campagne belicine, sono gli extracomunitari che continuano a fare i migranti dentro i nostri confini, si spostano da un punto all’altro dello Stivale per lavorare nelle campagne. Veri e propri nomadi che si portano appresso ciò che serve a mettere su delle catapecchie dove dormire, e che passano un’intera giornata a lavorare la terra, a raccogliere ciò che c’è da prendere dagli alberi, a far vendemmia o a piegarsi per ore sulle coltivazioni, per essere pagati per una manciata di euro. Non protestano se manca il contratto o se vengono trattati da veri e propri schiavi, finisce loro bene quando non finiscono tra le mani dei caporali, cosa che però è rara dall’accadere. Si chiamava Omar, aveva 37 anni ed è arrivato in Italia dalla Guinea Bissau. Un incendio ha distrutto il campo dove abitava con altri 300 migranti, tra loro anche suo fratello. Le fiamme lo hanno avvolto e Omar non è riuscito a fuggire via come tutti gli altri. Poi il fuoco ha distrutto ogni cosa. In Calabria intanto un Tribunale ha condannato l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, colpevole di aver realizzato un impegno del tutto nuovo per l’accoglienza dei migranti. Una condanna pesante, più di quella questa chiesta dal pm, anzi il doppio per essere precisi, 13 anni. Accade in Italia che per la morte di Omar non pagherà nessuno di tutti quelli che da anni si riempiono la bocca che a Campobello di Mazara bisogna far qualcosa per questi poveri cristi che ogni anno permettono di non far restare attaccata agli alberi la famosa “nocellara” del Belice. Così come non ha pagato nessuno quando otto anni addietro per causa di un altro incendio morì il senegalese Ousmane. Paga invece Mimmo Lucano che si è dato da fare per evitare che i migranti continuassero ad essere trattati come i nuovi schiavi di questa nostra era moderna. La prefettura di Trapani ieri con un comunicato ha voluto ricordare che la questione dei lavoratori stagionali migranti è sul tavolo di lavoro. Bene, ma è da troppo tempo che si va avanti, senza che si sia riusciti a creare una struttura degna di questo nome. Ieri l’on. Claudio Fava ci ha ricordato che nella Finanziaria regionale 2020 sono stati stanziati, proprio su sua proposta, approvata dall’aula del Parlamento regionale, 750 mila euro per realizzare un impianto così da evitare tendopoli e baraccopoli, ma questi soldi destinati al Comune di Campobello di Mazara, l’amministrazione municipale non li ha mai chiesti. Il Comune nega, ma se cercate questi soldi continuano a stare nelle casse regionali. In prefettura ieri il Comitato Ordine e Sicurezza Pubblica presieduto dal neo prefetto Filippina Cocuzza si è riunito due volte, dapprima per fare il punto su quanto accaduto nella notte nell’ex cementificio di contrada Bresciana, dove per cercare di alimentare con carburante un gruppo elettrogeno e andato tutto incenerito ed è morto così Omar avvolto dalle fiamme, nel pomeriggio per affrontare il problema di dove far alloggiare i 300 migranti rimasti senza nulla, baracche bruciate e a fuoco sono andate tutte le loro cose, indumenti e documenti. Alla fine si è optato per farli sistemare dove per qualche anno ha funzionato bene, e però fino ad un certo punto, un campo di accoglienza per questi braccianti stagionali, ossia nell’ex oleificio, confiscato alla mafia, “Fontane d’Oro”. Una struttura che ha smesso di funzionare quando la gente di Campobello ha cominciato a dire che quei migranti a poca distanza dal paese davano fastidio. Non davano fastidio a lavorare dall’alba al tramonto nei loro terreni. Ieri nessuno ha risposto all’appello di Salvatore Inguì, tra i volontari che hanno sempre seguito con attenzione i bisogni di questa gente, che ha chiesto ai “datori di lavoro” di questi lavoratori di darsi da fare loro per primi a trovare una sistemazione. Silenzio assoluto. La prefettura poi ha voluto ricordare ciò che si sta facendo per seguire “la problematica”, si sono tenute “numerose riunioni con tutti gli interlocutori istituzionali, tra cui l’Assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro, i Sindaci dei Comuni interessati, l’Asp di Trapani, la C.R.I. il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, le Confederazioni sindacali, e, ovviamente, con la costante presenza delle Forze dell’Ordine”. Forse se si facesse la conta delle riunioni convocate negli anni, verrebbe il pallore a fronte di così tante discussioni che non hanno portato a nulla. Viene da impallidire a sapere che per esempio più volte sollecitata la Protezione civile ha rifiutato di mettere a disposizione le proprie tende e camper, sostenendo che l’uso è possibile solo a fronte di calamità naturali. Si continua così a discutere di un campo attrezzato con il supporto del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, “è stata avviata con i Sindaci – dicono dalla prefettura di Trapani – la progettazione per la realizzazione di un campo attrezzato per l’accoglienza dei lavoratori stagionali, avvalendosi dei contributi finanziari erogati dal Dipartimento e appositamente destinati al superamento delle situazioni di degrado dovute agli insediamenti abusivi di lavoratori stranieri”. La notizia è quella che “tale progettazione è in corso di definizione”. Intanto però a Campobello di Mazara c’è scappato il morto e poteva essere una strage. Forse intanto per accomodare in questi giorni arriverà, annuncia la prefettura, l’ UNHCR, l’agenzia Onu per i rifugiati. Si muove l’Onu da molto lontano, stanno ferme le istituzioni locali.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.