Corruzione, condannato militare della Capitaneria

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Si tratta dell’ex comandante del presidio di San Vito Lo Capo, Federico Sorrentino. L’indagine è quella sul rogo doloso di un lido balneare

Il gup giudice Roberta Nodari a conclusione del processo svoltosi col rito abbreviato ha condannato a tre anni Federico Sorrentino, marsalese, 54 anni, ex comandante della stazione marittima (Capitaneria di Porto – Guardia Costiera) di San Vito Lo Capo. Sorrentino è stato condannato per i reati di corruzione, soppressione di atti e omessa denuncia. In relazione alla condanna per corruzione il giudice ha ordinato la confisca in danno di Sorrentino della somma di 2 mila euro (equivalente della “mazzetta” intascata) e il pagamento di 2 mila euro, come riparazione pecuniaria in favore del comando militare di appartenenza. La condanna di Sorrentino è legata alle indagini condotte dai Carabinieri e coordinata dal sostituto procuratore Matteo Delpini, relative al rogo doloso di uni stabilimento balneare di San Vito Lo Capo, “Lido Paola”, risalente al 24 maggio del 2018. Con Sorrentino la Procura di Trapani aveva chiesto il rinvio a giudizio di altre cinque persone, tra le quali un altro militare del comando della Capitaneria di San Vito Lo Capo, Vincenzo Tardia, trapanese, 61 anni, per il quale il giudice Nodari ha disposto il non luogo a procedere, ed è uscito così indenne dall’inchiesta. Luigi Mazzamuto, palermitano, 55 anni, è stato indicato, nel rapporto informativo dell’Arma, come il mandante del rogo, ad eseguirlo materialmente secondo le indagini sarebbero stati i palermitani Massimo Ferrazano, 43 anni e Luigi Pullara, 44 anni. Litigi per l’uso dell’area demaniale alla base del rogo. Mazzamuto aveva avuto dei contrasti con Paola Morana, titolare del lido, e avrebbe deciso di risolverli incenerendo il lido. Ma quel rogo doloso ha portato Procura e Carabinieri a scoprire uno scenario di intrallazzi e corruzione. Peraltro lo stesso allora sindaco di San Vito Lo Capo, Matteo Rizzo, aveva consegnato ai carabinieri documenti e registrazioni dalle quali hanno preso il via gli approfondimenti sulle “mazzette” prese da Sorrentino. Al sindaco Rizzo sarebbero stati riferiti comportamenti di “protezione” garantiti dai militari della Capitaneria nei confronti di alcuni imprenditori. Un nome emerso quello di un imprenditore di San Vito Lo Capo , Andrea Di Liberti, 64 anni. A lui la magistratura riconduce la corruzione finalizzata a pilotare le condotte operative dell’allora comandante Sorrentino.
La perquisizione che a suo tempo venne eseguita negli uffici di San Vityo Lo Capo della Guardia Costiera, diede come risultato il ritrovamento di documenti che avrebbero dovuti essere oggetto di denunce da parte del comandante Sorrentino alla magistratura, ed invece erano finte chiuse in un armadio. Secondo le indagini Sorrentino ha deciso di non perseguire Di Liberti a proposito di illeciti commerciali a questi riconducibili, proprio in cambio delle “mazzette” ricevute.
A San Vito Lo Capo erano in diversi a conoscere i retroscena di quanto accadeva, c’è stato chi preferì seguire la via della denuncia anonima, lettere inviate alla Capitaneria che però di fatto venivano cestinate. Sotto la lente d’ingrandimento della Capitaneria sarebbe dovuta finire la gestione illecita delle aree demaniali e le relative concessioni. Sulla scena anche episodi di violenza privata legati anche all’occupazione abusiva di aree demaniali sulla spiaggia, previste come zone destinate a libero ingresso.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.