Carcere di Termini, Polizia Penitenziaria trova telefonino

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TERMINI IMERESE. “Serve rimodernare le strutture carcerarie e rafforzare le dotazioni tecnologiche per la Polizia Penitenziaria. È stata una difficile ma brillante operazione che ha messo in risalto il controllo della struttura da parte del personale di Polizia Penitenziaria, grazie solo all’acume investigativo, è stato possibile rinvenire un telefonino abilmente celato in una cella.” Con questa dichiarazione di Gioacchino Veneziano, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria Sicilia, commenta il recupero di un telefonino all’interno del carcere di via Zara a Termini Imerese intitolato alla memoria del Brigadiere degli Agenti di Custodia Antonio Burrafato, ucciso dalla mafia nel giugno del 1982.

“Il ritrovamento – dichiara Gioacchino Veneziano della UIL – è il frutto di una attenta analisi investigativa, che ha interessato tutto il reparto di Polizia Penitenziaria,con l’apporto di agenti del Nucleo Traduzioni, dimostrando la grande sinergia tra le Unità Operative di stanza a Termini Imerese, consentendo tramite un indagine complessa, diretta dal Comandante di Reparto dell’Istituto, unitamente a tutto il personale, di perseguire il reato di cui all’art. 391-ter c.p.”

“Grazie ad una perquisizione straordinaria notturna disposta dal vertice dell’Amministrazione, – è stato possibile recuperare il telefonino non con poche difficoltà, – chiosa il leader regionale della Uil di categoria – poiché era stato abilmente, e in modo fraudolente celato all’interno della cella, sfruttando la vetustà della struttura, costruita nel 1914, ma il fiuto investigativo di un operatore della Polizia Penitenziaria, insospettito dai movimenti dei detenuti, ha scoperto il nascondiglio, mettendo fine alla condotta criminale. Nel fare un plauso al reparto di Polizia Penitenziaria che ha preso parte all’operazione, si conferma – conclude Veneziano – che bisogna investire sull’ammodernamento delle strutture, e di tutte le tecnologie che possono permettere di ritrovare telefonini all’interno delle carceri, così evitare falle nel sistema di sicurezza.”