Una “piazza” che deve essere di tutti

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Marsala: si abbellisce Porta Nuova, si rimuove il brutto ma restano le soverchierie

Porta Nuova a Marsala è tornata a essere bella. La piazza ha ripreso l’aspetto proprio delle piazze delle città, un largo spazio, ampio, l’Agorà, luoghi dove la gente si incontra, discute si confronta. E’ vero che in periodo pericolo Covid ciò è difficile, ma torneremo a vivere la normalità, presto speriamo, e le piazze torneranno ad animarsi. Ma c’è da dire che la Piazza di Porta Nuova a Marsala già si anima. I cittadini passano, si soffermano, guardano. C’è chi concorda con il restyling , c’è chi è contrario, c’è chi ricorda che in passato era meglio considerata, che è stato un errore smantellare i cosiddetti “giardini di Giulia”, dal nome del sindaco del tempo, Giulia Adamo, che aveva fatto realizzare degli spazi verdi (il verde era solo il colore, perché si trattava di erba sintetica), circondati da conci di tufo, qualche panchina. E’ certo che il sindaco appena uscito di scena, Alberto Di Girolamo, avrà anche il suo posto nella storia della piazza per averla sistemata e restituita al decoro. Quello che non ci piace affatto è ciò che, coperto dalle tenebre, anima nottetempo la piazza e ciò che di strano e di anomalo accade, anche dentro quegli uffici pubblici dove la trasparenza dovrebbe essere massima. Piazza Porta Nuova a Marsala per troppo tempo è rimasta in mano ad una banda di malavitosi, come mafiosi veri e propri controllori di quella parte di territorio cittadino. Il boss ha un nome, Cola Licari. E quando don Cola comandava dal suo locale con entrata sulla piazza, c’è da dire che pochi, anzi nessuno, aveva qualcosa da obiettare. Anzi, c’erano sindaci e politici che frequentavano il suo locale, così don Cola era tutto “priato”, per quella patente di rispettabilità che riceveva. Ma questo ad un certo punto cominciò a finire. A parte il fatto che qualcuno di quei politici non ebbe più modo di frequentare il locale perché finito nelle patrie galere, grazie alle indagini della Squadra Mobile, di quel pugno di investigatori antimafia capitanati da Giuseppe Linares, accadde che in quella piazza cominciò a respirarsi altra aria. Aria di libertà, divertimento, goliardia, tutto il contrario di quello che offriva don Cola. Nel 2006 a Porta Nuova nasce un nuovo locale, gestito da giovani, offrono il loro spazio ad associazioni che sostengono che di “don” Marsala non ha bisogno e se ne ha avuto bisogno in passato, chi lo ha permesso “peste lo colga”. Non stiamo a ripercorrere le traversie accadute a quel locale. Ma alla fine a perdere fu don Cola e la sua combriccola. Presi e portati in carcere dai poliziotti, dinanzi agli sguardi basiti dei soliti noti, quelli che oggi dai social cercano magari vendette, sfruttando le memorie corte di tanti. Quei giovani imprenditori non hanno mai ricevuto un pubblico riconoscimento, loro per la verità non l’hanno mai richiesto, ma indubbiamente lo meritano, perché riabilitare una piazza che per decenni è stata tenuta sequestrata da una banda mafiosa , non è stata per loro cosa facile. Pensate alle minacce e agli atti criminali che hanno subito. Loro hanno risposto denunciando, mentre ancora c’era chi andava a prendere il caffè da don Cola, e guardavano di traverso chi invece entrava o sostava nel vicino loro locale. Incendi tentati, minacce, percosse, e tanti a voltarsi dall’altra parte e se dicevano qualcosa giammai fare il nome di don Cola. La storia di questa piazza è lunga da scrivere, ma se deve essere scritta non si può prescindere da quello che un paio di giovani con un piccolo locale sono riusciti a fare per far toccare con mano ai marsalesi senso civico e valori per la legalità. Fu proprio quell’iniziativa commerciale a far trasformare la piazza, niente più asfalto, niente più parcheggi selvaggi, niente più oscurità, ma tante luci, e i marsalesi cominciarono a prendere “coraggio”, altri restarono a piangere il signorotto che non c’era più. Una lunga premessa, così perché bisogna sempre fare memoria, se vogliamo parlare correttamente del presente. Soprattutto quando dobbiamo raccontare un’attualità amara. Il locale “coraggio” si chiama Morsi e Sorsi, conosciutissimo da tanti, anche non marsalesi. Come tutti i locali commerciali ha conosciuto la crisi provocata dall’emergenza pandemica, ma da qualche tempo è tornato a rianimarsi. Quasi in contemporanea con la rinascita della piazza, così libera, ampia, da essere candidata a ridiventare posto vivo, vissuto, culturale, si qualche basola non è allineata, ma non ci pare essere questo il problema. Il fatto grave è che di notte in quella piazza qualcuno si muove per distruggere, per colpire. E al solito invece di indignarsi, magari si raccontano mezze verità, e la pubblica autorità non arriva per controllare cosa è successo, ma semmai per colpire il danneggiato. E’ cronaca di questi ultimi giorni. Dopo che nei giorni scorsi sulle pagine social sono apparsi commenti per nulla benevoli nei confronti del locale che era tornato ad animarsi di avventori, qualcuno di notte ha forzato l’ingresso del locale, ha rotto qualche vetro, messo un po’ sottosopra gli arredi, svuotato l’incasso di un centinaio di euro. Potevano portare via ciò che c’era in magazzino, qualche bottiglia di valore, ma non l’hanno fatto. Troppo fracasso per un bottino da ladri di galline. Forse un messaggio? Come a voler dire la piazza torna a vivere ma sarà di nuovo la nostra non la vostra. La piazza è “cosa nostra”, quasi a voler sottolineare anche l’altro significato della pretesa. Assieme alle forze dell’ordine, venute a vedere cosa era successo, però sono arrivati i vigili urbani e per i titolari del locale oltre al danno la beffa di una multa amministrativa. Il locale infatti era tornato ad avere un suo spazio all’aperto, sempre tenuto con regolare concessione e tributi pagati, e però per i vigili urbani si è trattato di una occupazione abusiva di suolo pubblico. Hanno sostenuto, i vigili, che i lavori nella piazza non sono terminati e quindi nessuno spazio poteva essere rioccupato anche se concesso regolarmente. Ora dando uno sguardo alla piazza non ci sembra che ci siano lavori in corso, e quel quadrato occupato da un paio di tavolini, perfettamente distanziati, protetti da una verde radura, non ci sembra proprio essere ostacolo a qualcosa. Non pretendiamo che il Comune di Marsala riconosca scorciatoie per nessuno, ma magari prima di fare una multa sarebbe stato opportuno controllare la propria pec per vedere se sono state fatte le comunicazioni di rito. Se non è così quell’atto rischia di diventare un comportamento arrogante. E non volendo trovarsi a dar ragione a chi con la violenza vuole essere a costo zero il padrone della piazza a maggior ragione ora che è stata restituita al bello. Ma per fortuna conoscendo i titolari di Morsi e Sorsi sappiamo che difficilmente un oscuro padrone possa averla vinta. Le foto che vi proponiamo in questo pezzo sono quelle pubblicate sul sito di itacanotizie.it

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.