Sentenza omicidio Rostagno, il commento dell’Associazione “Ciao Mauro”

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TRAPANI. “E adesso che si è chiusa davvero (chissà se definitivamente!) la vicenda giudiziaria, noi ritorniamo all’inizio e ci chiediamo se quello che abbiamo fatto, e quello che forse faremo, ha ancora un senso …”

È quanto si legge in una nota dell’Associazione “Ciao Mauro” in merito alla sentenza della Cassazione che ha condannato il boss trapanese Vincenzo Virga e assolto il killer Vito Mazzara, confermando la precedente sentenza.

“Noi di Ciao Mauro lo abbiamo sempre pensato e dichiarato: siamo totalmente indifferenti alla sorte giudiziaria degli imputati del Processo Rostagno. Quello che ci ha spinto 13 anni fa a lanciare il nostro appello alle Istituzioni, su cui abbiamo raccolto oltre 10.000 firme di cittadini, principalmente trapanesi, era che si svolgessero indagini sulla mafia trapanese, che a noi appare il nocciolo duro e storico della mafia siciliana.

Oggi salutiamo con soddisfazione la fine del Processo Rostagno, innanzitutto perché è stata certificata quella verità che i cittadini conoscevano sin dal primo momento successivo all’omicidio, e cioè che Mauro è una vittima di mafia. Inoltre perché questa sentenza rende definitivamente l’onore alla sua famiglia, ai suoi amici e a tutta la comunità trapanese che apprezzava il lavoro d’inchiesta svolto da Mauro come giornalista televisivo e che lo considerava come un proprio concittadino. Ma anche e soprattutto perché rimane la monumentale sentenza di primo grado, quella scritta della Corte di Assise di Trapani, che ha descritto minuziosamente lo scenario storico, politico e sociale all’interno del quale è maturato l’omicidio di Mauro. Quella è una sentenza storica che ci aiuta a comprendere gli intrecci della mafia con la politica, con la massoneria deviata e coi centri di potere occulti dello Stato. Quella sentenza indicava anche i depistaggi messi in campo dai poteri deviati dello Stato, asserviti e collusi con la criminalità mafiosa.

La sentenza della Cassazione che chiude il processo, invece, rappresenta plasticamente la normalizzazione in atto. – afferma per l’associazione “Ciao Mauro” Andrea Castellano – Non si è potuto e voluto andare “oltre”, gli spazi sono chiusi, da Trapani a Roma. Si conferma che a uccidere Mauro è stata la mafia, mentre si abbandona il capo mandamento anziano al suo destino (tanto i suoi figli probabilmente ne hanno preso il posto), e si salva il boss più giovane, facendo attenzione che non debba “pentirsi”, altrimenti potrebbero disvelarsi tanti misteri trapanesi. Questa cosa non conviene alla mafia, alla zona grigia e massonica deviata, quella dei “colletti bianchi” e delle “professioni”, della politica e dell’economia criminale. La politica compromessa con la mafia, la zona grigia della società e le istituzioni asservite a questa logica di normalizzazione, insomma, tirano un sospiro di sollievo.

L’altro processo in corso, contro i depistatori dell’omicidio di Mauro, si concluderà certamente con una prescrizione, e il quadro sarà ricomposto nel solito ordine asfittico che incombe sulla città di Trapani e sulla sua provincia. Il nostro auspicio è che almeno questo processo possa essere un’occasione, al di là della prescrizione incombente, per disvelare i depistaggi descritti nella sentenza di primo grado, a quali organi dello Stato appartenevano gli “infedeli” che li hanno messi in campo. Siamo consapevoli, – conclude Castellano – infine, di avere percorso soltanto un importante tratto di strada, ma che davanti ne abbiamo ancora molta, affinché si giunga alla completa liberazione dall’oppressione delle mafie della nostra terra e del nostro popolo”.

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