Scandalo Segesta, tutti a giudizio

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Operazione Phimes: va a processo con Isca anche l’ex sindaco Sciortino

Prima udienza il prossimo 3 dicembre per gli indagati coinvolti nell’operazione Phimes dei Carabinieri. La Procura di Trapani ha chiesto e ottenuto il processo per tutti gli indagati. L’indagine ha riguardato il sostegno fuori da ogni regola che l’imprenditore Francesco Isca avrebbe ottenuto da pubblici amministratori e vigili urbani al fine di essere agevolato nella gestione di un proprio parcheggio privato a ridosso dell’area archeologica di Segesta. Turisti e visitatori obbligati a parcheggiare i propri mezzi all’interno di quest’area privata. L’ex sindaco di Calatafimi Segesta, Vito Sciortino, 63 anni, è tra gli otto rinviati a giudizio, la Procura contesta i reati di falso e abuso d’ufficio. Tra gli imputati ci sono per l’appunto l’imprenditore Francesco Isca, 60 anni, sottoposto ancora per questa indagine agli arresti domiciliari, misura cautelare che risulta applicata ad un altro imputato, Salvatore Craparotta, 64 anni, all’epoca ispettore del Comando della Polizia Municipale di Calatafimi. A giudizio inoltre l’ex comandante dei Vigili Urbani, Giorgio Collura, 55 anni, Vito e Leonardo Accardo, 58 e 55 anni, Giusy Maria Craparotta, 32 anni, Giuseppe Ferrara, 32 anni, figlio dell’ex sindaco sempre di Calatafimi Segesta Nicola Ferrara. Ad Isca la Procura contesta i reati di corruzione e cessione fraudolenta di valori. Queste le altre contestazioni per ognuno degli altri rinviati a giudizio: per Salvatore Craparotta, corruzione, falso, rifiuto atti d’ufficio, e rivelazione segreti di ufficio; abuso e rifiuto atti d’ufficio per Collura, falso per Vito e Leonardo Accardo, intestazione fittizia di beni per Giusy Maria Craparotta e Giuseppe Ferrara. L’indagine condotta dai Carabinieri della Compagnia di Alcamo fotografò uno scenario di corruzione attorno alla zona archeologica di Segesta. Una indagine avviata nell’agosto del 2018. Isca, soggetto peraltro sotto inchiesta in altre indagini per associazione mafiosa, come quella che ha riguardato l’imprenditore dell’eolico Vito Nicastri e gli imprenditori Arata, è risultato titolare di fatto di un’area di sosta a ridosso dell’ingresso all’area archeologica di Segesta, avrebbe ricevuto notevoli appoggi per incrementare il giro d’affari del proprio parcheggio, grazie all’ispettore Craparotta, fin troppo lesto e severo nel punire i parcheggiatori abusivi della zona, ricambiato dall’assunzione, da parte di Isca, di propri familiari. Per il magistrato che ha coordinato le indagini, la pm Francesca Urbani, si è trattato di “un patto corruttivo” ai più alti livelli della pubblica amministrazione del Comune di Calatafimi Segesta.

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