Tutti giovani in cerca di un avvenire diverso

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Procedure in corso al porto di Trapani per far scendere a terra i 602 migranti della nave Azzurra a conclusione delle due settimane di quarantena. Per 500 tunisini intimazione a lasciare il territorio nazionale entro sette giorni

Tarek ha 29 anni, è tra i 500 tunisini sbarcati oggi dalla nave “Azzurra” della Gnv. E’ appena arrivato con un gruppo di 60 connazionali alla stazione ferroviaria, il capolinea del bus che fa la spola tra il porto, il molo Ronciglio, dove è ormeggiato il traghetto Gnv, e la piazza Umberto I nel cuore di Trapani. Tutti prendono dal bagagliaio del bus le loro borse, quello che ha fornito loro la Croce Rossa Italiana e la Protezione Civile e si dirigono verso l’ingresso della stazione, presidiato da polizia ferroviaria, gli agenti dell’immigrazione e della Guardia di Finanza. Tarek ad una poliziotta chiede notizie del treno per Roma. L’agente per lui come per tutti gli altri ha una sola risposta, “da qui potete arrivare in treno a Castelvetrano, per raggiungere Palermo troverete un bus, percorrenza complessiva tra le 5 e le 6 ore”. Tanto ci vuole per raggiungere Palermo da Trapani. Per questi giovani ragazzi che hanno affrontato mille peripezie per arrivare qui non è che le sei ore fanno paura, però anche loro sgranano gli occhi increduli. Dall’altra parte della piazza c’è il capolinea dei bus che vanno a Palermo e molti si dirigono verso quella parte di piazza Umberto I. Anche Tarek che intanto ci racconta la sua storia. Perchè vuoi andare a Roma? “Io lì – dice – ho studiato, sono un ingegnere, ho preso la laurea a Roma, poi sono tornato nel mio paese la Tunisia, ma non ho trovato lavoro, volevo tornare in Italia ma mi è stato negato il visto e allora sono arrivato qui da clandestino. Ho amici che mi aspettano a Roma, poi vorrei proseguire verso la Germania o la Francia”. Tutti come Tarek tengono stretto in mano il foglio loro notificato dalla Questura, l’intimazione a lasciare il territorio nazionale entro 7 giorni, chi non ottempera e verrà fermato sarà destinato all’arresto, scatta il fermo in carcere. I tunisini sono stati tutti informati del pericolo che corrono se non rispettano l’ordine, ma tra loro c’è chi questa regola la conosce bene, perché non è la prima volta che arriva da clandestino nel nostro paese, ha magari in tasca un documento che attesta generalità diversa da quella inserita nel data base del Viminale. Tarek ci dice degli altri suoi connazionali, “non sono ladri come qualcuno dice, sono qui per lavorare, qualcuno ha conoscenti in Francia e lì vuole andare”. La nave “Azzurra” della Gnv è entrata in porto a Trapani all’incirca verso le 6. Ma il primo bus che ha lasciato la zona portuale di Ronciglio si è mosso verso le 12,30. Nel frattempo su bus più piccoli da una ventina di posti sono stati fatti salire le donne e i minori, tra questi anche giovanissimi arrivati da soli, senza le famiglie, in totale 98 persone, molti del Mali, Ghana, Senegal. Con un altro paio di famiglie sempre dell’area sub sahariana verranno accolti in centri residenziali del trapanese e di altre località della Sicilia. Lì attenderanno lo status di rifugiato politico. In Sicilia nei centri di permanenza temporanea andranno invece solo 50 dei 500 tunisini, un piccolo gruppo destinato al rimpatrio. Le operazioni di sbarco, seguite personalmente dal prefetto Tommaso Ricciardi, sono andate avanti senza intoppi e incidenti. Tutti gli sbarcati da “Azzurra” hanno superato la quarantena, erano rimasti dei 60 iniziali solo 5 positivi al Covid, per loro è scattato il secondo tampone, e più tardi verranno sottoposti al terzo tampone, anche se il secondo ha già dato esito negativo. “Azzurra” in serata e domani verrà sottoposta a sanificazione, poi tornerà a Lampedusa a imbarcare gli altri migranti nel frattempo arrivati sull’isola e tornerà in rada a Trapani per altre due settimane di quarantena. Ordinati e ringraziando chi li accoglie sul molo di Ronciglio, chiedono di Salvini, “lui non ci vuole, abbiamo paura”. No Salvini non c’è, rassicurati salgono sui bus.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.