Ovidio, le metamorfosi e il centravanti di sfondamento

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I racconti di Nicola Quagliata

Di Ovidio parla ogni domenica mattina il prof. Mele della Facoltà di Lettere e Filosofia.

Ed ogni domenica mattina io, invece di andare a messa, vado direttamente al museo, il museo archeologico provinciale, di fronte l’antica chiesa di San Benedetto, chiusa per restauro, nel cuore del centro storico, dove il professore tiene le sue conferenze sullo scrittore e sui miti latini.

Questa settimana il professore ha affrontato il mito di Atalanta, che Ovidio tratta in due suoi libri, nelle Metamorfosi.

E subito io vado su Google, alla ricerca del mito, nello specifico per andare a vedere il dipinto che nel lontano 1625 il pittore Guido Reni dedicò alla gara di velocità e d’amore che Atalanta, cresciuta dall’orsa nella foresta dove il re suo padre l’abbandonò appena nata perché non era il maschio che lui si aspettava, e perciò detta anche la figlia dell’orsa, fece con il giovane principe Ippomene.

Si può immaginare il cuore tremante del giovane in quella gara contro la figlia dell’orsa che lui già amava, dove c’era in palio Atalanta in sposa o la propria morte se avesse perso.

Qui scopro che Google non frequenta per nulla gli antichi miti e non ne è frequentata.

Alla voce Atalanta spuntano pagine di link di questo tenore: Atalanta Biglietti, affrettati e ne potrai avere quanti ne vuoi; Atalanta Bergamasca Calcio, tutti i palloni d’oro; Atalanta-Juventus, profanata la porta; Delirio Atalanta, indorata la rete.

Ippomène non era un centravanti di sfondamento, eppure Atalanta, fra centinaia di principi spasimanti per lei fino al suicidio per amore, proprio di lui si innamorò ed ancora non sappiamo se lo fece vincere o lui vinse con le proprie forze invaghite della bellezza di Atalanta.