I segreti del fucile a canne mozze

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Caso Cuntuliano, il killer Gervasi fa ritrovare l’arma nascosta in campagna tra delle rocce

L’arma che sarebbe stata usata da Gaspare Gervasi per tentare di uccidere Domenico Cuntuliano, nel marzo 2013, è stata trovata. A guardarla sembra un’arma ottocentesca, più una sorta di pistola a canna lunga, che non tanto un fucile a canne mozze. Un’arma che sembra essere arrivata da anni lontani, anche per la sua manifattura. Ma questo è. Un fucile al quale in modo artigianale, hanno già detto gli esperti della balistica della Squadra Mobile di Trapani, sono state tagliate le canne, un’arma facile da nascondere e altrettanto agevole da portare. Gaspare Gervasi ha raccontato che quell’arma gli fu consegnata da Bucaria, assieme alle cartucce. Un giorno del febbraio 2013 all’interno del piazzale della sua azienda. E secondo il racconto Gervasi, si deduce che Bucaria non avrebbe avuto timore delle telecamere di sorveglianza che all’epoca già utilizzava, perchè lui era finito per le sue rivelazioni al centro di eventuali vendette di Cosa nostra. Strano quindi che avrebbe scelto proprio quel luogo per armare Gervasi. Nel nuovo capitolo d’indagine sul tentato omicidio di Domenico Cuntuliano, quello che ha portato la Procura di Trapani a chiedere e ottenere dal gip l’arresto del cognato, l’imprenditore Matteo Bucaria, quest’arma costituiva l’unico punto non provato nell’ordinanza. Gervasi non ne aveva mai parlato quando fu arrestato, le ricerche condotte all’epoca del suo arresto non permisero ai poliziotti di trovarla. Gervasi ne aveva fatto riferimento quando poco tempo addietro messo alle strette aveva svelato il nome del mandante di quel crimine da lui commesso, e per il quale sta scontando quasi 13 anni di carcere, gliene rimangono due da scontare. Ma anche in quest’ultimo caso aveva preferito tenere per se il segreto di dove fosse l’arma. Si è deciso a farlo pochi giorni addietro, portando i poliziotti sul luogo dove aveva nascosto il fucile a canne mozze. “Trovate l’arma” era stata la richiesta più volte ripetuta, e accorata, dicono i suoi difensori, che Matteo Bucaria fece il giorno del suo interrogatorio, lo scorso 12 agosto. “Trovate l’arma, costringete Gervasi a dirvi dov’è l’arma”. E a poche ore dall’interrogatorio di Bucaria, i poliziotti, assieme agli agenti della Polizia Penitenziaria, hanno preso e condotto fuori dal carcere Gaspare Gervasi, di fatto costringendolo a portarli sul luogo dove aveva nascosto il fucile dopo aver attentato alla vita di Domenico Cuntuliano. Pare ci siano voluti due sopralluoghi, ma alla fine tra le rocce in un luogo della campagna trapanese l’hanno rinvenuta avvolta in un sacco di plastica nero. Non era stata sepolta, ma incastrata tra dei grossi massi. Nessuno ci avrebbe mai fatto caso, non sarebbe un punto di passaggio, si tratta, hanno spiegato gli investigatori della Squadra Mobile, di un tratto di campagna parecchio impervia. L’arma potrebbe risultare la chiave per risolvere il giallo. La balistica e la scientifica sono già al lavoro, verranno cercate impronte ma anche eventuali tracce di Dna. Ma Gervasi però nasconderebbe altri particolari. Si legge infatti nell’ordinanza, a proposito dei suoi interrogatori precedenti all’arresto di Bucaria, che lui più volte si sofferma su un particolare all’epoca irrisolto. Il luogo dove aveva nascosto l’arma e come era riuscito a nasconderla. Forse non da solo. Qualche cenno in tal senso arriva anche dalle intercettazioni condotte all’epoca del suo arresto, durante i colloqui con i suoi familiari. Ma non solo. Nei suoi interrogatori Gervasi ad un certo punto fa capire che qualcun’altro l’avrebbe aiutato a far sparire l’arma.
Le intercettazioni. Nell’aprile 2013 parlando con i familiari in carcere pare fornire ad un certo punto indicazioni per recuperare il fucile: dovete prendere i cani prendete i cani e andate a “Pietrelummari” (n.d.r. località Rocca Lumera sita a Paceco) c’è qualche coniglio nero… tempo addietro ci sono andato… sarà stato nel mese di dicembre con i cani… prendete i cani di Crispino, solo i cani di Crispino, e ci andate… sai dove mi mettevo io nel gruppo (n.d.r. GERVASI Gaspare rivolgendosi al fratello fa un gesto con la mano indicando di prendere qualcosa)… e vedete dove se ne va”.
L’interrogatorio. Gervasi rispondendo alle domande degli investigatori ad un certo punto dice: “dopo la sparatoria feci distruggere l’arma, che infatti non fu mai ritrovata; ma quando uscirò dalla galera se l’arma non è stata distrutta mi impegno a farvela ritrovare”. Feci distruggere l’arma. Gervasi pare avere avuto un complice almeno per nascondere l’arma. Un nome ancora ignoto. Ma lui, Gervasi, avrebbe saputo che quel fucile non era stato distrutto come lui avrebbe voluto fosse fatto, ma era stato solo nascosto, tanto che parlando con suo fratello Alberto lo sollecitava quasi a mettersi lui sulle tracce dell’arma con l’intento di farla sparire. Dell’arma parlò agli investigatori nell’interrogatorio durante il quale accusò Bucaria di avergli dato l’ordine di uccidere Cuntuliano. E qui si innesca un altro elemento ancora da incastrare in questo puzzle. Gervasi ha raccontato che incontrò Cuntuliano sollecitandolo a seguirlo con la sua auto, “pensava (dice Gervasi ndr) che fosse l’occasione per un incontro sessuale”, ma quando i due furono scesi dalle rispettive auto e Cuntuliano si vide contro di lui Gervasi armato di un’arma lo esortò a non sparare “con la promessa (ha detto ancora Gervasi ndr) di dargli 500 mila euro”. Tanti soldi per chi come Cuntuliano raccontò poi ai poliziotti della Squadra Mobile che il cognato lo aveva impoverito e che per sottrargli tutto lo voleva quindi morto. Nonostante la promessa del denaro, Gervasi fece ugualmente fuoco, due colpi che raggiunsero Cuntuliano all’addome, ma come riferì lo stesso Cuntuliano dopo l’agguato, prima di sparare Gervasi gli avrebbe detto “miserabile”. Come se avesse avuto con lui personalmente qualcosa da regolare. Parlando dell’incarico di uccidere che avrebbe avuto da Bucaria, Gervasi non dice nulla sull’eventuale ordine di dare del “miserabile” alla vittima prima di sparare.
Insomma il ritrovamento dell’arma potrebbe risolvere una parte del giallo, pure saliente, ma altri misteri continuano ad esserci. Gli investigatori della Squadra Mobile stanno lavorando alacremente, così come fanno dal giorno in cui hanno riavviato indagini, sentendo ore e ore di intercettazioni, quelle fatte in carcere dopo l’arresto di Gervasi, perché a conclusione di questa vicenda non ci siamo più misteri, ma emergano con chiarezza le responsabilità. Certi segreti potrebbero nasconderli i familiari di Gervasi, dipinto dalla famiglia come “uomo e barone”, ossia pace di farsi il carcere senza parlare. Una qualità che però lui ha deciso di perdere a ridosso dall’ottenere un permesso di lavoro per lasciare la cella e quasi alla fine della sua detenzione. E chissà che qualcun’altro non spunti sulla scena di questa vicenda. Sarebbe interessante per esempio riuscire a dare un volto a chi inviò la lettera anonima in Questura che accusava Bucaria, di fatto dando il via alle nuove indagini, e a chi una sera passò da casa di Cuntuliano per dirgli attraverso la finestra che era il cognato a volerlo morto.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.