Il Satiro danzante

557

I racconti di Nicola Quagliata.

MAZARA DEL VALLO

Il Satiro danzante

Ad un certo punto,

in un certo giorno di marzo,

dopo secoli di fondali marini,

ricoperto di alghe e microorganismi salmastri,

profugo senza rifugio, naufrago,

o restò impigliato nelle reti del peschereccio

o vi si aggrappò,

ma si staccò dal fondo,

dal fango,

col viso e gli occhi, e le braccia e le mani, e tutto il corpo protesi,

emerse dall’acqua lasciando impietriti ed a bocca aperta di meraviglia

i pescatori mazzaresi,

gli occhi asciutti di sale.

Entrambi realizzavano un sogno antico,

una utopia tenuta in petto,

il satiro di tornare al sole,

alla luce,

all’aria,

alla ammirazione al suo cospetto, che gli era familiare

ed alla vanità,

i pescatori,

che a lungo ne intuivano il volto tra le acque e l’esistenza,

di rinvenire per intero il bronzo,

la statua con le loro reti.

Un sogno diventava realtà per entrambi,

per il Satiro Danzante e per i marinai,

benedette erano state le reti.

(Nicolò Quagliata)