I dandy trapanesi

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Le indagini giudiziarie e il declino di un territorio martoriato dove certuni si presentano come grandi intellettuali

Un estate calda. Non c’entrano le temperature d’agosto, ma i cicloni giudiziari che da qualche tempo si abbattono sulla terra trapanese e sembrano non avere fine. I fatti li conosciamo oramai un po’ tutti, dai manager della sanità arrestati per corruzione ai sindaci sotto inchiesta, dai politici indagati o citati in atti giudiziari, a quelli abituati a incontrare i mafiosi, politici che tramandano ai figli pure loro in politica l’abitudine a chiedere voti ai mammasantissima pronti a dare il loro aiuto, da destra a sinistra e passando anche per il centro, semmai esistano ancora queste ideologie così distinte. Sindaci spregiudicati e qualcuno di questi che comportandosi fin troppo da ducetto si è visto mettere le manette ai polsi, ma non si arrende. Sindaci che con la faccia di bronzo ricordano le vittime di mafia e poi siedono al tavolo con i capi famiglia. Parlamentari invischiati tra mafia e massoneria segreta. Poi ci sono anche loro, i mafiosi arrestati, qualcuno anche importante perché si muove nella scacchiera dove c’è anche il latitante Matteo Messina Denaro e dove gironzolano tra torri, cavalli e pedine, personaggi di quegli apparati istituzionali che stanno dall’altra parte della barricata, dalla parte sbagliata. Mafiosi che si occupano di scommesse on line e viaggiano all’estero portando valigie piene di denaro. Imprenditori collusi e spavaldi, per finire, per adesso, con imprenditori che fingevano di tifare Trapani calcio e invece depredavano la società calcistica. Nei guai c’è anche la Chiesa che nonostante i buoni sforzi di due Vescovi capaci, deve fare i conti con una parte di clero che invece di andare a casa delle vittime fa visita agli aguzzini. Nella scena trovano collocazione i problemi di questa provincia, perché non sono risultato del caso ma la prova di errori commessi da chi è stato eletto o in qualche modo incaricato di gestire bene la cosa pubblica, anche occupandosi della cosa privata. C’è una economia oramai asfittica, porti e aeroporto mal funzionanti, agricoltura incapace di risorgere, noi i turisti li continuiamo a far scappare semmai arrivino davvero, ci pregiamo delle nostre bellezze, ci paragoniamo ai grandi luoghi del turismo internazionale e poi vediamo le nostre acque inquinate o i boschi e le riserva naturali che prendono fuoco. Per non parlare di un sistema sanitario carico di problemi e per fortuna da noi il covid non c’è stato, in questo malaugurato caso avremmo conosciuto non decine di morti ma delle stragi, non per colpa dei medici ma di una gestione pubblica che ha affossato la sanità e reso povere le strutture sanitarie. Non c’è da stare allegri, ci sarebbe da rimboccarsi le maniche e cercare di fare cose nuove, con gente nuova e pulita. Eppure sembra che a parte qualche effervescenza giovanile, bella e interessante, che ci auguriamo possa prendersi le giuste rivincite, i trapanesi, i cittadini di questa provincia, stanno ancora con gli occhi chiusi, quello che accade per loro continua a non essere la realtà. E’ vero c’è chi a secondo dei casi però applaude alla magistratura, magari per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, ma c’è anche chi tira fuori dal cassetto vecchie storie presentandole come prove di ingiustizia e per questo sostiene anche dinanzi a evidenti fatti di responsabilità penale che la giustizia giusta non c’è, che spesso è tutta una macchinazione, che gente per bene finisce in cella o ai domiciliari o viene raggiunta da avvisi di garanzia, solo per persecuzione. A comportarsi così sono quelli che possiamo indicare come i dandy di casa nostra, quelli che sui social e per strada hanno la faccia tosta di mostrarsi da che parte stanno. Non certo dalla parte dei cittadini onesti. Ma questi dandy sono privi di una loro intelligenza vera ma ne possiedono una creata apposta per servire qualcuno, i poteri forti che animano quella che non è la 

cultura cittadina, ma l’anticultura, frutto dell’inquinamento mafioso e della massoneria. Mafia e massoneria, corruzione e abusi della politica, sono gli aspetti che vengono fuori dalle più recenti indagini, sono quei pesi che ci stanno portando a fondo. Trapani resta indietro, troppo indietro,rispetto al resto della Regione e dell’intero Paese, si pensa a costruire il tunnel sotto lo stretto e qui per asfaltare una strada bisogna aspettare sempre qualcuno che trovi l’accordo illecito. E tutto questo accade da sempre e sempre e solo per permettere a pochi di potersi mettere addosso qualche lustrino. Trapani resta la terra dove nessuno denuncia, dove gli investigatori devono lavorare ancora di più perché mancano le collaborazioni, anche le vittime qui restano in silenzio. Trapani è la terra dove si attende che arrivi un bel giorno il barone di turno che decida sui destini della comunità, per poi passare anche lui, magari finendo nella rete della giustizia, e allora si tornerà ad attendere un altro barone. accade almeno dai tempi del ministro massone Nasi. C’entra anche l’informazione in questo scenario, non si scrive spesso per paura, per un contraccambio, talvolta anche per connivenza, anzi in quest’ultimo caso possiamo dire che c’è chi scrive proprio per essere complice di un sistema, di qualcosa, di qualcuno. C’è la buona informazione ma spesso è incapace di battere la controinformazione sopratutto quella che è nelle mani di qualche altro dandy. Trapani è povera, ma qui ogni giorno si vendono decine e decine di buste di cocaina. Allora oggi, non domani, o si apre un confronto giusto su ciò che accade o continueremo a conoscere il declino, aspettando un barone che faccia finta di salvarci. Altro che giornata nera ieri, come si è scritto, per il ritorno in serie C del Trapani Calcio, conosceremo giornate buie, dove la crisi annienterà questa terra e allora poi non dovremo lamentarci se le provincie, le città vicine, possano conoscere fortune, e diremo, per darci una spiegazione, a scapito nostro. Le sfortune, diciamo così, noi ce le stiamo producendo da soli. Non potremo prendercela con nessuno, nemmeno con il nostro Santo protettore, oggi ricorre la sua festa, che poi ha il suo bel da fare con quella parte di chiesa locale che piange e prega per un suo vescovo sotto inchiesta. E perciò dando ancora ascolto a certi dandy nessuno potrà dirsi innocente, e faremo si che questa terra resti davvero troppo inturciunata.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.