Erice, politica troppo avvelenata

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Il Procuratore aggiunto Maurizio Agnello parla dell’indagine che ha travolto la sindaca (sospesa) Toscano e tira le orecchie anche alla stampa

La scena è già vista. A 24 ore dall’indagine che ha travolto la sindaca di Erice Daniela Toscano pecorella, e suo fratello, Massimo, consigliere comunale a Trapani, c’è una classe politica che glissa. Qualcuno si sofferma sull’indagine, sulla fondatezza o meno, alcuni si dicono sgomenti, qualcun altro in maniera ipocrita afferma di non volerci entrare nonostante le diversità e le noti pregresse liti, altri sono messi come tanti corvi in attesa di spiccare il volo verso auspicate elezioni anticipate. Ma nessuno che si soffermi sui “doveri” della politica. E in questo caso sui “doveri” che a leggere l’ordinanza del gip Caterina Brignone, sono stati infranti. Al solito si formano squadre di tifosi, sopratutto sui social, ma di sereno dibattito neppure un timido segnale. Questo è quello di cui ha bisogno il territorio di Erice, intanto, perché, lo diciamo chiaramente, vi sono episodi, anche per i quali ci sono processi in corso, che seppur privi di misure cautelari, dicono chiaramente che la politica ericina in generale si è avvicinata troppo al malaffare e in certi casi alla mafia. Ma l’ordinanza del gip Brignone, e l’indagine condotta dai Carabinieri, raccontano anche altro, una classe burocratica all’interno del Comune fin troppo, eccessivamente, litigiosa, l’uno contro l’altro armato, e una classe burocratica che si è fatta pilotare. E viene da pensare che questo scoperto potrebbe non essere l’unico caso di effervescenza di caratteri e di inadeguatezza di certuni rispetto ai posti ricoperti. C’è il sentore di chi proprio tra i burocrati si sia levato qualche sassolino dalle scarpe. Ma questa non è detto che sia questione da codice penale, ma di una politica che dovrebbe stanare queste situazioni e renderle innocue. Ma invece in questi anni c’è stata una politica che ha prodotto ulteriori divisioni in squadre dentro il Comune di Erice. Attenzione non stiamo dicendo che questi comportamenti appartengano a tutti i politici o a tutti i burocrati, ma bastano anche un paio di soggetti per mandare all’aria ogni aspetto di corretta gestione amministrativa e burocratica. Pensiamo che ha il suo bel da fare il segretario comunale Calogero Calamia, che sappiamo essere un dirigente serio e preparato. Politica e burocrazia, patti da cancellare. Cominciando da Erice. Siamo preoccupati. Rispetto a quello che è accaduto? Certamente, ma sopratutto perché c’è un territorio, importante, sotto tanti profili, a cominciare da quello storico e culturale, il patrimonio della montagna e del mare, che deve trovare una nuova regia per essere amministrato, il baratro è a un passo, per colpe che un po’ tutti dovrebbero suddividersi, ma ovviamente le autocritiche non ci sono e non si colgono. Tutto è rimesso alle decisioni della sindaca? No, le decisioni devono essere collegiali. E non secondo le teste dei singoli, ma attraverso il confronto con la società civile. Con la società civile non con certi delinquenti! Ieri il Procuratore aggiunto Maurizio Agnello, che per adesso dirige la Procura di Trapani dopo il pensionamento del Procuratore Alfredo Morvillo, ha lanciato e messo sul tavolo precise riflessioni, con una intervista rilasciata al collega Marco Bova, firma dell’Agi (Agenzia Giornalistica Italiana). Agnello ha anche parlato di noi della stampa.
Intanto si è soffermato sull’indagine: “A Erice – ha detto – funzionari fedeli ai desiderata del sindaco”, ma “l’indagine di oggi è partita da una denuncia per querela: un metodo tradizionale di fare politica nel trapanese”. “La cosa anomala è che emerge una gestione familistica: la sindaca, il fratello investitore occulto e il marito accusato delle minacce”, ha continuato Agnello, riferendosi a Massimo Toscano, controllore occulto della società Agir service di Giovanni Savi, e al marito Francesco Paolo Rallo, accusato di aver minacciato un altro imprenditore, Riccardo Agliano, e escluso dal parcheggio. “Il fatto più grave è il traffico d’influenze illecite, ma per il quale non abbiamo potuto chiedere la misura cautelare, concessa invece per i reati di abuso d’ufficio e calunnia”, ha aggiunto Agnello. “La Toscano ha avuto l’imprudenza di querelare Luigi Manuguerra (imputato nel processo Scrigno, morto per cause naturali lo scorso 4 aprile) che in un organo di stampa a se vicino aveva espresso dei dubbi sulla legittimità della procedura relativa all’autorizzazione del parcheggio. Il sindaco sapeva benissimo che Manuguerra aveva ragione, ma nonostante ciò lo ha incolpato e per questo è indagata per calunnia. Questo però lo ha fatto, aderendo ad un consolidato modus operandi condiviso da molti politici trapanesi, cioè di querelare chiunque critichi l’azione amministrativa….c’è un numero abnorme di querele per calunnia e diffamazione”. “Nella provincia trapanese – ha proseguito Agnello – la politica si fa così: abbiamo un numero abnorme di denunce per calunnia e diffamazione. Alle critiche qui si risponde con la querela o con le interviste sui giornali ‘amici’, quasi mai le tematiche vengono discusse in consiglio comunale o in giunta. Tutti gli abitanti della provincia di Trapani dovrebbero farsi qualche domanda. E’ un dato di fatto che qui si perde molto più tempo a litigare che non ad amministrare. Che la stampa locale sia schieratissima non debbo essere io a dirlo, non mi risulta che nelle altre città sia così. Ogni politico ha il suo giornale di riferimento, così alcuni fatti vengono interpretati in un modo da una testata e in maniera opposta da un’altra”. Erice è stata anche al centro di indagini antimafia scattate proprio in corrispondenza del voto amministrativo del 2017: “Sulla questione Erice ci siamo confrontati anche con i colleghi della Dda di Palermo, consegnando un’informativa della Squadra Mobile, poi depositata agli atti del processo Scrigno. Sulle elezioni del 2017 ci siamo interessati sia noi che le indagini antimafia, ognuno lo valuti come meglio crede, ma questo vuol dire che le ultime elezioni hanno visto il coinvolgimento, vedremo fino a che punto lecito, sia di soggetti indiziati di mafia che di elementi della criminalità comune. Molta gente si è spesa parecchio per quella tornata elettorale”. E poi gli aspetti che toccano la burocrazia: “Abbiamo accertato la permeabilità degli uffici alle sollecitazioni del sindaco, non soltanto erano molto sensibili a queste pressioni, ma dopo essere stati ascoltati dalle forze dell’ordine e dai magistrati, invece di pensare ai loro interessi personali ed evitare un’incriminazione, hanno continuato a cercare di proteggere il sindaco da quello che aveva fatto. Qualcuno ha rifiutato le sollecitazioni pressanti della sindaca, il quale anziché glissare ha sempre detto “figuratevi se io posso occuparmi di parcheggi”. Gli altri invece erano fedeli ai desiderata della Toscano. Tutta la politica trapanese dovrebbe interrogarsi su un certo modo di amministrare la cosa pubblica”.
* fonte intervista utilizzata Agi – Marco Bova

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.