Alcamo senza acqua è città invivibile: meglio vivere nel deserto – Parte II

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Riceviamo e pubblichiamo da Antonino Messana

In chiusura, propongo un excursus storico della vicenda acqua di Alcamo. In primo luogo rievoco alcune originali pagine scritte dal nostro concittadino Ignazio Deblasi e pubblicata nel 1880.

Per dirla in breve abbiamo letto che “sotto la rocca o fortezza sorgeva l’antichissima città”…. “Più bassa di essa città e porta, scendendo per il declivo del monte, si vede una conserva d’acque, oggi dal volgo chiamata Fontanazza, che la cosa più ammirabile di tutte le relique remastevi dall’antichità, sia per la subblimità delle fabbriche che per la sontuosità ed ampiezza degli archi, o per la capacità di più migliaia di botti d’acqua; e quindi chiaro argomento non essere opera di cittani particolari, né d’impegno cittadinisco, ma di fine e necessità più alta che di dar acqua agli abitanti, che potevano avere o dalle proprie conserve, o provvedersene dalle vicine sottoposte sorgive…Or premessa tale situazione e qualità di fabbriche è infallibile la conseguenza, che la fortezza e la città superiore esistevano nolto prima della venuta dei Saraceni”.

         Da queste lucide parole ricaviamo che Greci e Saraceni accumulavano acqua, però non è chiarita la sua utilizzazione in considerazione che non veniva somministrata alla popolazione. Sicuramente questi popoli non l’accumulavano per farla marcire, ma in qualche modo la utilizzavano. Tuttavia ai nostri fini non ci interessa. Invece è importante capire da dove la prendevano. E’ improbabile che l’acqua veniva prelevata e trasportata da luoghi lontani e molto più probabile che l’acquedotto veniva alimentato dalle sorgenti  del monte medesimo. Infatti abbiamo letto che gli abitanti che dimoravano nella parte alta della fabbrica si fornivano di acque dalle vicine sorgive che erano pure numerose. Apprendiamo che il monte Bonifato (in particolare la Funtanazza) è ricco di sorgive, fatto abbastanza notorio. Non mi dilungo oltre e dico che il nostro Comune al fine di rendersi autonomo potrebbe da domani incaricare gli specialisti per ricercare l’acqua nel nostro territorio. E’ un grande passo avanti e dimostrazione per gli Alcamesi di buona volontà politica volta a risolvere definitivamente il problema dell’acqua. Per un approfondimento dell’argomento rimando il lettore al mio articolo “L’acqua è la vita” più volte sopra menzionato. Come ultima notizia storica riporto a galla due articoli dei seguenti antichi giornali locali Alcamesi rispettivamente “La Patria” del 20 novembre 1898 e “L’imparziale” del 11 novembre 1900:

L’articolo è un dialogo molto retorico tra il giornalista e l’Assessore riguardante l’istituzione della condotta d’acqua da somministrare alla cittadinanza. Accenna ad Amministratori comunali affaristi, arruffoni e ignoranti. Tutto ciò si deduce dal semplice fatto che il Comune abbandona un vecchio progetto di sfruttare le risorse idriche del nostro territorio e procede a stipulare un contratto privato delle sorgenti di S. Giuseppe Iato (Presumo la sorgente di Cannizzaro) ad un prezzo molto basso ed molto inferiore rispetto allo sfruttamento delle locali risorse. In questa maniera il comune risparmiava (Vedi l’acqua è la vita, parte I). Sono fermamente convinto che se già allora il Comune avesse provveduto in tal senso oggi Alcamo sarebbe ricca di acque tanto da fornirla ai comuni viciniori.

Il giornale “L’Imparziale” riporta una dura polemica con il giornale “La Patria” per il lungo silenzio per l’inadempienza della ditta Anaclerio appaltatrice dei lavori di conduttura delle acque potabili di S. Giuseppe Iato. Tuttavia, nonostante il silenzio del giornale la Patria il 21 ottobre del 1900 il Sindaco veniva autorizzato a procere legalmente contro il cav. Anaclerio. Fatto increscioso che tra l’altro ritarda di molto tempo l’erogazione dell’acqua alla cittadinanza. Di seguito non ho trovato altre notizie ufficiali.

In chiusura racconto un episodio personale riguardante un disservizio tutt’ora non regolarizzato per pagamento della bolletta dell’acqua arrivatami i primi di gennaio di quest’anno. Ecco il bollettino di pagamento a me intestato:

Devo pagare € 32,69. Preoccupatto per l’importo così esiguo, anche perché ho pagato spesso e volentieri fatture esose con aluni centinaia di metri cubi, mi accorgo che la fattura riporta zero consumo. Non mi restava che consultare il contatore e verificare la precedente bolletta. Dalla verifica constato che c’era consumo nell’anno di riferimento. Chiaramente non hanno letto il contatore che è posizionato  fra l’altro all’esterno dell’abitazione. Preoccupato per l’enorme eccedenza che necessariamente dovevano riportare con  la prossima fattura, mi attacco subito al telefono e mi consigliano di avvicinare in Ufficio al Palazzo di vetro con tutti i documenti e con la lettura del contatore. Mi reco subito in quella sede, c’era una fila che arrivava alle scale. Mi informo sui giorni ed orari di ricevimento e mi allontano. L’orario era previsto per le ore 9. Sono riuscito a parlare con un responsabile al terzo intervento perché mi sono presentato poco prima delle ore 8 e già mi facevano compagnia altre tre persone. Per farla breve, a richiesta dell’impiegata consegno la fattura ricevuta ove ho scritto la lettura del contatore. L’impiegata mi assicura che a breve riceverò la nuova fattura rettificata con il giusto consumo. Trascorso un mese senza ricevere nulla e per avere un documento alla mano, scrivo il 12 febbraio la lettera sotto riportata con protocollo 9612 del 12 febbraio 2018:

Dopo qualche settimana ricevo la risposta protocollata al n.0010746/18 del 16/02/2018 e mi comunicano che al momento l’adozione delle nuove procedure informatizzate per la contabilità acquedotto non permettono di rettificare la fattura. Riporto qui sotto la nota.

Adesso arrivati al mese di settembre ancora non ho pagato perché i funzionari non mi mandano la bolletta. Con questa occasione mi auguro che qualcuno la solleciti. Non aggiungo altro.

 

                                                                  Antonino Messana

BIBLIOGRAFIA

I giornali La Patria e L’Imparziale sono custoditi dalla Biblioteca Civica di Alcamo

Deblasi Ignazio

 

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