Un nuovo scandalo al Cas di Messina

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Tra gli indagati Carmelo Cigno, residente a San Vito, da autista a funzionario, intascò premio da 112 mila euro

Il Cas – consorzio autostradale con sede a Messina – secondo le indagini condotte dalla Dia di Catania e coordinate dalla Procura distrettuale di Messina, è stato utilizzato come bancomat da una cerchia di dipendenti e dirigenti compiacenti. Sono dodici le misure interdittive disposte dal Gip del tribunale di Messina a carico di dirigenti e funzionari. Le accuse, a vario titolo, sono di truffa, falso e peculato. In totale gli indagati sono 57. Tra i soggetti sotto inchiesta c’è un funzionario del Cas, Carmelo Cigno, assunto pare a suo tempo come autista, e poi destinato a far carriera, residente a San Vito Lo Capo, e che già in precedenza era stato oggetto di indagini, sempre per incentivi tecnici riscossi fin troppo facilmente. Originario di Palermo, risulta domiciliato a San Vito Lo Capo. A carico di Cigno c’è la contestazione di avere riscosso compensi per incentivi tecnici pari a 112 mila euro, senza che pare avesse titolo a ricevere il “premio”, alla pari di altri indagati. Al centro delle indagini ci sarebbe la percentuale di circa il 2% che spetta per legge a chi segue appalti pubblici, pagata alla fine dei lavori. Secondo l’accusa molti progetti per cui sarebbero stati incassati i soldi non sarebbero stati conclusi o, addirittura, neppure esistiti. I lavori finiti sotto inchiesta sono quelli relativi al ripristino delle cabine di Sos nelle autostrade, lavoro di ordinaria amministrazione ma liquidato dal Rup come straordinario, così da ottenere il 2 per cento in più previsto dalla legge. Il danno per il consorzio in due anni è stato stimato in oltre un milione di euro. “E’ stata un’indagine molto complessa durata due anni sull’amministrazione interna del Consorzio per le autostrade siciliane –  ha spiegato il capo centro della Direzione investigativa antimafia di Catania, Renato Panvino – l’operazione è la prosecuzione di un’altra inchiesta condotta sempre dalla Dia nel 2015 nei confronti di imprenditori e funzionari del Consorzio per le autostrade siciliane che ha fatto luce sull’affidamento degli appalti a ditte compiacenti con modalità di corruzione”.

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