“D’Ali e il boss sono massoni”

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Due verbali di un pentito calabrese irrompono nel processo di appello dove è imputato il senatore trapanese

 D'Alì Messina DenaroColpo di scena al processo in corso a Palermo davanti alla Corte di appello dove è’ imputato il parlamentare trapanese Antonio D’Ali, sottosegretario all’Interno tra il 2001 e il 2005, esponente storico di Forza Italia in Sicilia. Nuovi verbali sono stati prodotti dal pg Gozzo, che nella precedente udienza ha chiesto la condanna di D’Ali per concorso esterno in associazione mafiosa, prima che i difensori del politico, avvocati Bosco e Pellegrino, prendessero la parola per le arringhe. Si tratta di verbali resi dal collaboratore di giustizia calabrese Marcello Fondacaro che ha rivelato l’appartenenza alla massoneria del senatore D’Ali e del super latitante di mafia Matteo Messina Denaro. La loggia è denominata “La Sicilia”. Fondacaro, anch’egli massone, ha detto che così lo ebbe presentato. Il pg Gozzo ha chiesto alla Corte (presidente Borsellino) la riapertura dell’istruttoria dibattimentale per sentire il pentito Fondacaro. La Corte si è ritirata in Camera di consiglio per decidere.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.