D’Alì lamenta i ritardi nel ripristino dell’ordine pubblico in Sicilia

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ROMA – Antonio D’Alì, intervenendo al Senato in occasione dell’informativa del ministro dell’Interno Cancellieri, a proposito del blocco dei trasporti, ha dichiarato: «In Sicilia è scattato troppo tardi il ripristino dell’ordine pubblico rispetto a fenomeni di illegalità adesso amplificatisi sul territorio nazionale».
«Non solamente le infiltrazioni mafiose vanno accertate, se ve ne sono state, e puntualmente colpite, ma – ha continuato D’Alì – quella che va assolutamente evitata è la tolleranza ed ancor peggio l’acquiescenza da parte degli organi dello Stato a qualsiasi forma di violenza, di prevaricazione, di negazione del diritto e delle libertà dei cittadini».

D’Alì ha anche ricordato che i blocchi nell’Isola hanno causato e stanno causando «danni enormi in termini economici e sociali» e l’eccesso di tolleranza nella fase iniziale delle autorità competenti ha fatalmente prodotto un pericoloso riverbero del fenomeno sul territorio nazionale.
È paradossale che il fenomeno che per giorni ha congestionato la Sicilia, essendo in gran parte trascurato da autorità di governo e mezzi di informazione, adesso torni prepotentemente alla ribalta e considerato con indifferibile urgenza una volta passato lo Stretto. Ai cittadini siciliani, ha aggiunto, «non è stato assicurato da principio il diritto alla mobilità, ed è stato negata la disponibilità negli scaffali di alimenti primari necessari a famiglie e bambini. Imprese ed aziende, costretti a non produrre, a gettare al macero enormi quantitativi di merce deperibile, a perdere i mercati di riferimento dell’export siciliano, che adesso trovano i canali di distribuzione già insidiati dai grandi gruppi stranieri, per uno sciopero che avrebbe dovuto attuarsi con le modalità del normale esercizio di quel diritto e che si è invece trasformato in un illegale restrizione di libertà fondamentali dei cittadini siciliani stessi».
D’Alì ha sottolineato inoltre che «è inammissibile strumentalizzare e speculare anche politicamente sulle ragioni alla base della protesta, giacché molti dei mali della Sicilia sono di matrice siciliana. Se non abbiamo infatti la capacità ed il coraggio di approntare un dibattito serio sull’utilizzo della autonomia, sul peso, piuttosto che fattore di sviluppo, che essa è divenuta per i Siciliani, dagli enormi costi della sua gestione istituzionale e corrente, dagli stipendi e dalle pensioni maggiorate elargite dalla Regione, alle consulenze abnormi ed al finanziamento delle sagre paesane, dalla incapacità di utilizzo dei Fondi europei, non spesi e perduti, ad un numero infinito di sprechi, e di appesantimenti burocratici, la via dello sviluppo resterà sempre una chimera».

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