Gli affari del presidente

Pubblicato: martedì, 17 ottobre 2017
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Scandalo Anfe: a giudizio il deus ex machina Genco, parte civile i dipendenti

Il prossimo 6 dicembre avrà inizio dinanzi il Tribunale di Trapani il processo per la maxi truffa e raggiro compiuto ai danni dell’ente di formazione professionale Anfe. E questo dopo il rinvio a giudizio deciso dal gup del Tribunale dei vertici dello stesso ente: il presidente Paolo Genco e i suoi più stretti collaboratori: Paola Tiziana Monachella, responsabile dell'Anfe di Castelvetrano, Aloisia Miceli (direttore amministrativo dell'ente), Rosario Di Francesco (direttore della Logistica della delegazione regionale Sicilia Anfe) nonché l’imprenditore Baldassare Di Giovanni. Un procedimento che scaturisce da una approfondita indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Trapani. Parte civile si sono costituiti ottanta ex dipendenti con gli avvocati Marco Lo Giudice, Ernesto leone, Antonino Gucciardo e Donatella Buscaino. L’Anfe nel frattempo è stata dichiarata fallita. Uno dei colossi della formazione professionale siciliana che si è accartocciato su se stesso dopo l’esplodere dell’inchiesta e la revoca degli accreditamenti da parte della Regione. I dipendenti erano molti di più di quelli che si sono costituiti parte civile nel processo. Genco e gli altri imputati sono accusati di avere prodotto tra il 2010 e il 2013 una serie di fatture false, per gonfiare le spese dell’ente, soldi che sarebbero poi stati direttamente intascati dal magnante della formazione professionale Paolo Genco. Fondi destinati alla formazione professionale sborsati da Unione Europea e Regione che attraverso giro conti che sarebbero stati sostenuti a favore del fornitore Di Giovanni, scelto attraverso una farlocca indagine di mercato, sarebbero stati spartiti per comprare degli immobili intestati in parte a una società immobiliare, La Fortezza, amministrata da Di Giovani, e in parte a una dipendente dell'Anfe, legata a Genco. Immobili che poi venivano affittati all’Anfe e così Genco sarebbe tornato a riguadagnarci qualcosa, essendo immobili sotto il suo controllo. A tradire il raggiro anche una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali.

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