“La favola” delle Regie Trazzere di Sicilia. Capitolo Primo – Parte VI – La Via Selinuntina, Elorina e la via da catina a Thermis

Pubblicato: sabato, 3 ottobre 2015
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Di Antonino Messana

A) LA VIA SELINUNTINA

Da Siracusa si dipartivano due strade per Agrigento, una per l’interno chiamata Selinuntina, che si prolungava oltre Agrigento fino a Lilybeo e l’altra detta “Elorina” che seguiva la costa meridionale dell’isola. Tesorieri in nota scrive quanto segue: Le denominazioni Selinuntina ed Elorina, certamente erano già usate per identificare vie preesistenti e risalenti al periodo greco. Alcuni scavi condotti recentemente ad Agrigento hanno messo in luce un tratto di strada, della lunghezza di circa 250 metri, pavimentata con lastricato in pietra lavica, attribuibile ad età tardo-ellenistica. Questa plateia principale collegava la Porta Siracusana alla Porta Selinuntina, questo riferimento confermerebbe la presenza della Via Selinuntina all’arrivo dei romani.

Si ricordi che l’Itinerarium Antonini riporta le seguenti stazioni (combinazione del III e del VII itinerario.

Via Selinuntina: Lilybeo, Aquis labodes, Agrigento, Calvisiana, Hible, Agris, Syracusis.

peutingeriana Sicilia Strade Trazzere Romane    Nella parte bassa della “Tabula” il lettore, con poco sforzo, può leggere bene i siti

Tesorieri aggiunge in nota : Molti autori indicano Ibla per Modica o Ragusa, mentre Uggeri propenderebbe per Gulfi (Chiaramonte Gulfi) sulla Via da Calvisiana ad Agris (Palazzolo). Considerata l’orografia dei luoghi la proposta dell’Uggeri sembra la più convincente.

Via Selenuntina e ElorinaMAPPA ELABORATA DA VERA MESSANA ARCHITETTO IN MILANO

Via Elorina (per maritima loca): Agrigentum, Dedalio, Phintia (refugio), Chalis (plaga), Hereo (sive Cymbe)(refugium), Apolline (plaga), Siracusis. Le due strade, almeno come traccia, molto probabilmente preesistevano all’arrivo dei Romani in Sicilia. La datazione relativa alla Via Selinuntina è deducibile da una epigrafe ad Acre o Agris (Palazzolo) che ricorda una Porta Selinuntina.

Strada ellenistica. Si tratta dell’arteria principale della polis, larga 4 m, ben pavimentata di basoli, orientata sull’asse Est-Ovest.

strada greca                                           Fonte – Internet: Akrai la zona archeologica – Le latomie di Akrai

Ciò fa supporre (Pace) che questa Via esistesse già prima della fondazione di Agrigento o in epoca in cui quest’ultima città non aveva ancora raggiunto l’importanza primaria che poi ebbe nel mondo ellenizzato. In caso contrario la porta sarebbe stata chiamata Porta Agrigentina.  Uggeri, invece, sulle tracce di Tucidide, conferma che la strada fu mantenuta in efficienza, come dimostra la circostanza che nel V secolo a.C. potè essere attraversata velocemente dall’esercito selinuntino per portarsi da Selinunte a Siracusa, così poté essere percorsa nel 357/6 a.C. dall’esercito di Dione, che si trasferì da Eraclea Minoa (Cattolica Eraclea) a Siracusa in tre giorni soltanto.

Si osservi che solo la stazione Calvisiana è citata sia nell’itinerario interno che in quello per marittima loca, quest’ultimo, peraltro, non registrato nella Tabula Peutingeriana. Il nome della stazione dovrebbe essere legato a certo Calvisianus, che fu corrector Siciliae.

La scoperta di sigillate (tipologia di ceramica utilizzata come servizio da tavola diffusa in età romana), che portarono le lettere CALVI o CAL in varia zone intorno a Gela, ha permesso di stabile approssimativamente la posizione. Sono state ipotizzate due località: Casa Maestro a circa 10 Km. da Gela (Adamestenau) o il monte Bitalemi, molto vicino alla costa (Uggeri). Le due stazioni, però, potrebbero essere diverse. La comunanza della stazione Calvisiana ai due itinerari, interno e marittimo, fa propendere per l’interpretazione data da Uggeri, poiché non sarebbe razionale supporre un itinerario che si addentri per circa 10 Km. per poi riportarsi sulla costa.

Il tracciato della Via Selinuntina, che è confermato dalla Tabula peutingeriana, è del tutto interno ed affronta il massiccio Ibleo: sarebbe perciò interessante definire con maggiore precisione il tronco da Calvisiana a Siracusa.

agrigento siracusis

Il Pace suggerisce alcune possibili interpretazioni, avvalendosi delle indicazioni di Edrisi e, al solito, dei tracciati trazzerali e confrontando i risultati sulla carta dello Schmettau: partendo da Agrigento la via avrebbe toccato Favara, Naro, Ravanusa, Riesi, Butera, e quindi Niscemi, Biscari, Comiso, Hibla Herea (Gulfi). Da Comiso a Ibla manca qualsiasi indicazione che ci suggerisca come venisse affrontata la salita dell’altopiano Ibleo. Si prospetta perciò un tracciato che avvicinandosi alla costa, superasse la frattura di Cava Tesauro e Cento Pozzi (Ragusa), ovvero Canicarao ed il Passo delle Serre, tanto più che quest’ultimo conserva il nome di strada romana.
Più plausibile ci sembra che la strada da Ibla (Chiaramonte Gulfi), trascurando Modica, non inclusa tra le stazioni (ciò non può essere giustificato come dimenticanza considerata l’importanza del centro), seguisse la valle dell’Irminio verso Giarratana (monte Casale), toccasse Acre (Palazzolo) e, attraversando la valle dell’Anapo, arrivasse a Siracusa.

pantalica

Gallerie nei sentieri di Pantalica – Foto di RedMade – See more at: http://sicilia.cosavedere.net/siracusa/pantalica-e-la-valle-dell-anapo/

Tucidide ricorda un ponte sul fiume Ciane ed il Fazello che visitò i luoghi verso il 1525/30, descrive gli avanzi di un lastricato nella palude Lisimelia (Pantanelli) i cui materiali sarebbero stati utlizzati per migliorare le fortificazioni siracusane.

Verso occidente la strada, seguendo il litorale, da Agrigento raggiungeva Lilybeo toccando Aquas Labodes (Sciacca), Castevetrano e Mazara

Sulla tavola Peutingeriana è segnata la stazione Aquas Labodes con una rappresentazione schematica delle Terme (un edificio quadrangolare) ad evidenziarne l’importanza. Del resto la stazione doveva rappresentare anche un punto d’incontro con le altre vie interne e centro di confluenza di itinerari turistici lungo la Via Elorina.

Catina Agrigento Lilybeo

B) LA VIA ELORINA

Prendeva il nome dall’antica città di Eloro (ricordata da Tucidide), seguiva un tracciato più antico già esistente nel periodo della colonizzazione greca (VI e V secolo a.C.). Si ricorda che l’Itinerarium dà la seguente posizione delle successive stazioni: Agrigentum. Dedalio, Phintis (Licata), Chalis (Gela), Calvisiana, Mesopotameo (vicino Scoglitti), Hereo (sive Cymbe – foce dell’Irminio), Apollino (Porto Palo), Siracusis.

Di tale Via, già in epoca arabo-normanna, non esisteva alcuna traccia, essendosi spostati verso l’interno gli insediamenti costieri più importanti.

Questa strada si identifica con l’Itinerarium per marittima loca, che venne opportunamente sistemata nel III – IV secolo d.C., sul preesistente tracciato costituendo un vero e proprio itinerario turistico per invogliare i ricchi signori che avevano soggiornato presso le terme di Sciacca a spingersi a visitare i santuari (Dedalion, Heranion, Apollonion) che si trovavano nella costa meridionale della Sicilia.

Nelle stazioni della Via Elorina indicate nell’Itinerarium compaiono i nomi di distretti o latifundia dove non si trovano veri e propri insediamenti urbani.

Già nei primi secoli dell’impero si era avuta una notevole mobilità nelle concessioni terriere, in parte per donazioni o per acquisti, per cui si erano costituite delle grandi tenute appartenenti a proprietari privati. Nel tardo impero le proprietà furono indicate col termine fundus ed un aggruppamento di fundi costituiva una massa. In epoca di Costantino (primi anni del IV secolo d. C.) la società siciliana si presentava notevolmente trasformata anche a seguito della decadenza delle città; al centro dei vasti latifondi, soprattutto nella parte sud-orientale della Sicilia, si formarono nuove aggregazioni costituite da comunità rurali; fra Agrigento, Enna, Catania e Siracusa si svilupparono, così, dei “grossi complessi agricoli” che presero i nomi di Calvisiana, Comitiana, Calloniana, Capitoniana, Cosconiana, Petilliana, Pitiniana e Philosofiana, alcuni dei quali sono stati già ricordati come stazioni di itinerari.

MAPPA ELABORATA DA VERA MESSANA ARCHITETTO IN MILANO

Corconiana Catania AgrigentoLa stazione detta Philosofiana, identificata fra Mazzarino e Piazza Armerina, infatti, era il baricentro di una massa molto fertile e popolosa. Analogamente vanno considerate le stazioni fra Agrigento e Siracusa, una chiamata Mesopotamio, ricco territorio in vicinanza dell’antica Camerina, e l’altra Calvisiana, già ricordata come stazione della via Selinuntina. La stazione detta Philosofiana, identificata fra Mazzarino e Piazza Armerina, infatti, era il baricentro di una massa molto fertile e popolosa. Analogamente vanno considerate le stazioni fra Agrigento e Siracusa una chiamata Mesopotamio, ricco territorio in vicinanza di Kamarina, e l’altra detta Calvisiana, già ricordata come stazione della via Selinuntina.

La via Elorina rimase in efficienza almeno fino alla seconda guerra punica, perché nel 214 a.C. i Romani la percorsero da Pachino a Siracusa.

C) LA VIA DA CATINA A TERMIS

Fra le strade che completano la rete viaria romana deve includersi quella che collegava Catania con Therminis, ricordata dall’Itinerarium, da Edrisi e riportata nella Tabula.

MAPPA ELABORATA DA VERA MESSANA ARCHITETTO IN MILANO

Catania Enna Termini Imerese

L’Itinerarium (V) individua le seguenti stazioni: Catina (Catania), Aetna (Paternò), Centurippa (Centuripe), Agurio (Agira), Enna, Thermis (Termini Imerese)

Peutingeriana SiciliaLa strada superava il fiume Simeto presso Paternò, ove si ricordano le vestigia di un grande ponte diruto, e raggiungeva Centuripe, ove esistevano tracce di un’altro ponte e di un profondo taglio nella roccia.

Il tronco da Assoro ad Enna è ricordato da Cicerone nelle Verrine per la presenza, del suo percorso, del santuario di Crisia, anche se non si può stabilire con certezza che la strada salisse fino ad Assoro. Superata Enna, mancando ogni ulteriore preciso riferimento a stazioni intermedie fra Enna e Thermis, possono definirsi due probabili tracciati: un primo per Villarosa, Portella Recattivo, Vallelunga, , fiume Imera e Termini; un secondo percorso, suggerito dal Pace, che dall’Imera sarebbe risalito verso Petralia e poi per Polizzi, Caltavuturo, Cerda fino a Termini, adeguandosi al percorso della trazzera (esattamente la Trazzera Delle Vacche, più volte nominata, che arriva a Castronovo e poi prosegue con la Via dei Jenchi). Quest’ultimo percorso ci appare alquanto artificioso e poco affidabile soprattutto perché avrebbe dovuto attraversare terreni poco stabili, particolarmente fra Caltavuturo e Cerda, con la conseguenza che il tronco sarebbe risultato intransitabile per buona parte dell’anno.

Le note si riferiscono a fatti e ad alcune città relative alle strade in argomento

Corrector Siciliae: Durante la persecuzione Diocleziana del 304-304. A sua volta questo personaggio è messo in rapporto con la grande massa calvisiana che si estendeva nell’entro terra di Gela e con la plaga e la statio calvisiana menzionate nell’Ititerarium Antonini e nella Tabula Peutingeriana (Epigrafi, epigrafia, epigrafisti: scritti vari editi ed inediti (1956-2005) con note complementari e indici, Volume 2 – Silvio Pancera- Edizione Quasar 2006).

Il territorio di Siracusa è stato certamente il cuore della storia e la culla di civiltà della Sicilia. Parlare delle strade greche e romane, che percorrono luoghi e città ove sono sbandierati beni culturali di diverso ordine dell’antica civiltà, senza riportarne una, pur, sommaria notizia allo scopo, anche, di alleviare la pesante lettura, ritengo che sia un dovere, con la coscienza di non fare storia, . Infatti, le due vie sopra descritte, attraversano i luoghi, a mio giudizio i più suggestivi della Sicilia, colme di tante ricchezze archeologiche da far tremare i polsi. Quindi, riporto alcuni piccoli e interessanti centri delle due vie trattati, scartando le due grandi città: Siracusa e Agrigento, a mio giudizio molto popolari.

Colonie greche sicilia

Ecco le città nominate nella mappa sopra riportata: Megara Hyblea, Akrai, Gela, Herakleia Minoa, Selinunte. Mancano all’appello: il fiume Eloro, il fiume Ciano e il fiume Amapo.

Megara Hyblea Fondata nel 728 a.C. Da colonizzatori megaresi dell’Attica occidentale (Tucidide – La guerra del Peloponneso, libro IV), nei pressi di Augusta.

Cento anni dopo gli Iblei alla ricerca di un nuovo suolo fondarono Selinunte.

Megara HiblaResti di strada che attraversava la città di Megara Hyblea

AKRAI-Palazzolo Acreide- Fu edificata nel 664-663 a.C. dai Corinzi siracusani. Sita su un alto colle dalle pareti rocciose inoppugnabili. Per la sua particolare posizione strategica fu la sentinella del territorio siracusano.

scaviarcheologiciScavi nell’Abitato di Akrai

FIUME CIANO. Nasce al Cozzo del Pantano, nella pianura alluvionale di Siracusa. Dopo un percorso di 8 km. sfocia nel Porto Grande di Siracusa. Il fiume è unico in Europa per la presenza de papiro, ritenuto prodigio agli occhi dei botanici.

Ponte Fiume CianoPONTE SUL FIUME CIANO

FIUME ANAPO. Nasce nel territorio di Palazzolo Acreide sul Monte Lauro, la cima più alta dei Monti Iblei. Lungo il suo percorso attraversa le Gole di Pantalica e tutta la suggestiva vallata che dal fiume prende il nome, scende poi per l’irrigua pianura di Siracusa, attraversa il Pantano Grande, ora prosciugato e si versa nelle acque del Porto Grande a fianco del Ciane.

Valle del fiume ANAPO e torrente CAVA GRANDEFiume Anapo Casagrande

FIUME TELLARO (ELORO)

Fiume Eloro

ELORO CITTA’ GRECA. Sorge poco a nord del fiume Tellaro, allora chiamato Eloro come la città, posta su una collina a 20 metri sul livello del mare Ionio ed a 8 Km. da Noto. Nel 1971 è stata scoperta alle foci del fiume Tellaro la villa romana delIV secolo d.C.. Per la raffinatezza di stile dei mosaici possono essere paragonati a quelli di Piazza Armerina. Ecco un esemplare.

Banchetto mosaici TellaroMosaici della Villa Romana del TELLARO ( fiume ELORO)

ERACLEA MINOA. Fondata dai selinuntini, secondo Erotodo, che la chiamarono originariamente Minoa, le sue rovine si trovano nell’aera archeologica di Cattolica Eraclea. Da dominio di Akragas passò sotto il controllo dei Cartaginesi e nel III secolo divenne colonia romana.

Teatro greco di Eraclea Minoa

Eraclea Minoa teatro_precedente struttura protettivaCittà di Ragusa sui monti Iblei. Città dai Cento Pozzi.

Ragusa IblaRagusa Ibla quartiere di Ragusa posta nella parte orientale sopra una collina a 440 m.s.l.m.

Ragusa

Cozzo del Pantano-l’autostrada dell’antichità

Pantalica 2Fonte: La Sicilianita’

Dagli scavi condotti da Paolo Orsi (1893) è emersa una necropoli a Cozzo del Pantano. Scavi e studi successivi hanno messo in luce un tracciato di una antica superstrada costruita dai greci per collegare la città di Siracusa con le sue colonie: Akrai, Gela, Akragas, Selinunte.

Tutte le foto relative a fiumi e città sono state tratte da internet e dai rispettivi siti.

Osservazione conclusiva: Per quanto sopra scritto, riportando la migliore letteratura esistente non ho rintracciato misure di larghezza per le vie in parola. Sulla strada scoperta nei pressi della città di Akrai è stata riportata una larghezza di m. 4. Non sono in possesso di documenti per quelle scoperte a Cozzo del Pantano e nei pressi di Agrigento. Per qualsiasi eventualità, nessuno degli autori citati li annovera a strade consolari come la Valeria e la Pompea larghe m. 10,32 o a specifiche larghezze maggiori o minori. Quindi, escludo che le strade in argomento possono essere considerate Trazzere Regie larghe circa m. 38. Sarei felice se qualcuno mi dimostri il contrario.

                                      Antonino Messana

La prossima puntata del primo capitolo verrà pubblicata Sabato 31 Ottobre 2015…

Bibliografia

Uggeri GiovanniLa viabilità della Sicilia in età romana. Galatina: M. Congedo 2004.Custodito dalla Biblioteca centrale della Regione Siciliana. Collocazione 3.46.9.15.

Uggeri Giovanni – Il sistema viario in Sicilia e le sopravvivenze medievali, 1939. Custodito dalla Biblioteca centrale della Regione Siciliana. Collocazione PAL 0260516.

Tesoriere GiuseppeViabilità antica in Sicilia. Dalla colonizzazione greca all’unificazione (1860), Zedi Italia, Palermo 1993. Custodito dalla Biblioteca dell’istituto Costruzioni Stradali, coll. 422.P2.26 – Università di Palermo. Gli argomenti sono state tratte dalla pagine 28, 29 e 30.

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