Il dissequestro è una bufala

Pubblicato: venerdì, 11 settembre 2015
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ombrelloniUna nota della Procura evidenzia la diffusione di notizie infondate a proposito dell’indagine denominata “un posto al sole”

 

Grandi titoli, e articoli quasi a piena pagina. Aveva creato un certo trambusto la notizia conseguente al maxi sequestro di ombrelloni, sdraio e attrezzature balneari, 2 mila ombrelloni e 4 mila lettini, condotto a San Vito Lo Capo ai primi di agosto dalla Capitaneria di Porto di Trapani su ordine della Procura. L’intervento della magistratura ha smantellato un business illegale che di fatto da mesi aveva invaso la spiaggia di San Vito. Ditte autorizzate al solo noleggio che però ogni giorno di buon mattino provvedevano a collocare le attrezzature in spiaggia quasi fossero autorizzati alla pari dei gestori di lidi, ma non erano autorizzati e di fatto mettevano il fatto compiuto i bagnanti, obbligati per forza a prendere sdraio e ombrellone non trovando alcuno spazio libero. L’immagine fotografica diffusa dalla Guardia Costiera ha confermato questo stato di cose, la spiaggia non si vede perché interamente coperta da ombrelloni, un invalicabile muro per chi voleva stare in spiaggia. Un business per centinaia di migliaia di euro peraltro controllato da poche persone per giunta tra di loro legati da vincoli di parentela. Un gruppo che si credeva d’essere il padrone di quella spiaggia. A poche settimane dal sequestro, 12 sono gli indagati, alcuni organi di informazione hanno sparato la notizia, cioè quella che il tribunale del riesame aveva dissequestrato ogni cosa e quindi l’indagine si era sgonfiata, così si deduceva leggendo queste cronache .

Le cose non stanno in questo modo. La notizia diffusa è una bufala. C’è infatti una nota della Procura di Trapani, firmata direttamente dal procuratore Marcello Viola. Il pronunciamento del tribunale del riesame favorevole al dissequestro non riguarda l’indagine principale, ma semmai una “costola” un solo indagato per una manciata di ombrelloni e sdraio Successivamente al maxi sequestro infatti ne fu compiuto un altro, quello adesso oggetto del pronunciamento dei giudici del riesame, perché uno degli indagati si era procurata nuova attrezzatura con la quale aveva ripreso l’attività. Il Tribunale del riesame ha dissequestrato solo questa attrezzatura perché ha osservato che il titolare della ditta non ne aveva fatto un uso illecito, si sarebbe cioè limitato alla sola attività di noleggio. Addirittura il Tribunale del riesame a proposito invece del maxi sequestro lo ha confermato in toto. Insomma un grosso abbaglio da parte della maggior parte degli organi di informazione. Questo di seguito il comunicato del procuratore Viola: In relazione a notizie di stampa diffuse online in data 9 settembre 2015, concernenti il sequestro di attrezzature balneari operato presso il Comune di San Vito Lo Capo, si ritiene opportuno precisare che, contrariamente a quanto pubblicato, il Tribunale di Trapani in sede di riesame, con ordinanza del precedente 8 settembre 2015, nel rigettare le istanze presentate dalle difese di pressoché tutti gli indagati, ha confermato il decreto di sequestro preventivo del G.i.p. del 4.8.2015 (e quindi la validità dell’impianto accusatorio), limitandosi a dissequestrare l’attrezzatura di un solo indagato. Peraltro, i beni oggetto di dissequestro erano stati sottoposti a vincolo in via d’urgenza con provvedimento di questo Ufficio del 14.8.2015 (e quindi successivo al primo sequestro del 4.8.2015), avente ad oggetto ulteriori lettini ed ombrelloni di cui l’indagato si era dotato a seguito del primo sequestro.

Il provvedimento di restituzione, quindi, ha statuito che “dopo il sequestro iniziale, che aveva puntualmente ricondotto a legalità l’uso della spiaggia libera, non è stato documentato alcun momento di fruizione anomala della spiaggia libera, sicché non può ritenersi consentito reiterare un intervento sui beni strumentali di un ‘impresa ancora in essere”. Il Tribunale del Riesame di Trapani, quindi, ha restituito solo una limitatissima parte dei beni in sequestro ed in favore di un solo indagato, limitatamente a beni utilizzati dall’interessato dopo il primo sequestro, convalidando per il resto l’operato della Polizia giudiziaria e il provvedimento del Giudice per le indagini preliminari.

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