CARBONARI E UOMINI DI … 3

Pubblicato: martedì, 28 febbraio 2012
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Dopo un bel discorso convincente di solito v’è il plauso della gente, che stipata come in una pollaia gabbia, fa massa ad applaudire il proprio concorrente e a mugugnare di repressa rabbia contro il nemico, l’avverso, il perdente. Che importa se non trovasi concetto, se quanto detto poi non viene fatto, se addirittura al posto di promesse al civico consesso ormai ridotto a questuanti e servi, si parlasse d’incarichi, poltrone e posto adatto. Così in quel che chiamo mio paese, per quanto il pensiero più borghese anelerebbe definire cittadina, ché i numeri ci sarebbero e le chiese, ma ancora per tal razza contadina con il baston si lavano le offese. Vedremo chi sarà poi il vincitore dell’estrema tenzone e dell’onore allora, lo diciam senza modestia, tra uomini trionfanti e di valore sul carro alato e degno della bestia troverete il vostro umile cantore. Ma non saremo i soli, ché son tanti i prezzolati, i grulli, i prepotenti, che accorrono al grido di vittoria, pregando un giorno in terra e uno ai santi, la lotta per le briciole che infuria, son sempre più di quanti ne accontenti. Scusate se la forma non vi aggrada se faticate a leggere la rima o se pensate un gioco la mia trama, ma perché ciò che scrivo non vi leda con letterato stile mi do un tono che serva alfine a togliermi d’impaccio. (Menando vo’ ‘sti versi a casaccio, come rumen cesoia nel giardino.)
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  1. Il Cittadino Dormiente ha detto:

    la farmacia aperta qual’è? le vendono ancora le cibalgina?

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