François Mauriac: Thérèse Desqueyroux

Pubblicato: martedì, 26 luglio 2011
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“Thérèse, molti diranno che tu non esisti. Ma io so che tu esisti , io che, da anni, ti spio e spesso ti fermo, ti smaschero”.

Il senso di tutta l’opera, come spiega lo stesso scrittore, sta in questa prima frase. Thérèse Desqueyroux non è soltanto un personaggio; la sua autenticità le permette di staccarsi dalle pagine stesse del romanzo e di rappresentare un’intera società che Mauriac nelle sue opere ridicolizza e critica. Profondamente religioso, il cattolico Mauriac affronta in primo luogo il tema dei conflitti morali elementari, dando espressione al tragico divario tra le effimere soddisfazioni procurate dai piaceri della carne e il più sostanziale anelito a una vita autenticamente spirituale. Thérèse sembra essere in questa prospettiva sorella di Emma Bovary, a cui la sua figura è associata a causa della profonda crisi personale che le provoca un vero e proprio odio nei confronti del marito, Bernard, inetto (e quindi corrispettivo di Charles Bovary) nei confronti della vita stessa. Il romanzo, impiantato su monologhi e flash back della protagonista, mostra al lettore la psiche travagliata di Thérèse, il suo rapporto materno con la sorella di Bernard e il tentativo di uccidere il marito come segno evidente di un autentico malessere nei confronti delle scelte fatte in passato che mostrano il personaggio come vittima di se stesso e del sistema borghese rappresentato dalla figura del padre. Sullo sfondo della vicenda, come a dar forza ai lunghi monologhi interiori della protagonista, prende corpo il Leitmotif dell’incomunicabilità tra le parti. Thérése riesce ad avere rapporti di contatto comunicativa con l’unico personaggio a cui la comunicazione è stata negata a causa della sordità, la zia Clara. Bernard, poco attento al cambiamento della moglie, a sua volta viene definito cieco. In questa prospettiva i personaggi conducono la loro esistenza in una condizione di totale isolamento che li vede vittime della loro stessa vita. Il valore dell’opera non sta nella vicenda in sé, ma nella capacità che l’autore ha avuto nel rappresentare un mondo borghese falso che costringe, sottomette i personaggi e li rende schiavi di un sistema privo di alcuna realtà spirituale.

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