Anche a Gela, come a Pompei, un disastro annunciato

Pubblicato: sabato, 20 novembre 2010
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Da più parti si sente dire spesso, impropriamente, che siamo nel decadentismo più assoluto, ma ci sarebbe da rispondegli, magari fossimo nel decadentismo, che fu impregnato da una grande dignità culturale e civile, in quel periodo si riusciva a rendere letterario ciò che decadeva e da questo sentimento nascevano opere letterarie, scultoree, architettoniche, ecc.. di alto livello e spesso si trovavano amministratori mecenati. Cosa succede invece da un pò di anni? Vediamo crollare la cultura sotto ogni sua forma, esempio di questa sottocultura, dopo il crollo a Pompei, il crollo a Gela (Caltanissetta) dell'antico portale architettonico, risalente al 1450, posto all'entrata della sacrestia alle spalle del santuario di Maria SS. D'Alemanna, patrona della città, nel quartiere di Villaggio Aldisio. Disastro annunciato, visto che versava in condizioni pessime da tempo, minacciato da umidità e dalla mancanza di manutenzione.

È iniziato lo scarica barile nessuno si vuole addossare le colpe, ma non hanno capito che sarebbe più dignitoso un mea culpa e delle iniziative, perché tutti abbiamo colpa se un monumento o affresco o altro ci si sgretola davanti fino a distruggersi, perché è la nostra cultura e storia che si distrugge.

Dopo queste esternazioni da amante della cultura, è giusto riportare le varie dichiarazioni dopo il crollo.

Il comitato di cittadini "Pro-santuario", che ne sollecita il restauro da anni, parla di "crollo annunciato" e di "Gela come Pompei", accusando di "omissioni e insensibilità le varie amministrazioni comunali che si sono succedute alla guida della città".

Don Carmelo Umana, responsabile dei salesiani del santuario, minimizza: "Non c'è nessun crollo che interessa il Nostro santuario, sono solo cadute delle pietre e dei calcinacci da una porta di un edificio disabitato da 20 anni, un ex istituto dei cappuccini di nessun valore che non c'entra niente con il santuario". Ma le immagini sembrano smentire queste affermazioni.

Italia Nostra punta il dito contro l'assenza di un piano di manutenzione straordinaria, invitando il ministro Bondi a dimettersi. Una richiesta che il ministero bolla come "faziosa", sottolineando che la tutela dei beni culturali della Sicilia spetta alla Regione.

Il neo assessore regionale, Sebastiano Missineo, prende le distanze sostenendo che il monumento "non è di proprietà della Regione" e invitando "a non fare paragoni con Pompei".

Il sindaco di Gela, Angelo Fasulo: "L'accostamento con la tragedia culturale di Pompei mi sembra alquanto esagerato. L'amministrazione non ha alcuna responsabilità e non era nelle condizioni di intervenire, in quanto la zona interessata è di proprietà della Curia ed è recintata ed inaccessibile".

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