Droctulft, da Paolo Diacono a Benedetto Croce, ed a Borges, dai barbari longobardi alla divina commedia ed a Omar Said Brahim.

I racconti d’Agosto di Nicola Quagliata

Droctulft è un guerriero longobardo del sesto secolo (io do per buono il sesto secolo ed uso il presente perchè ancora egli vive sebbene idealmente in letteratura), sceso in Italia, dopo aver superato le Alpi, dalle selve sulle rive del Danubio, per devastarne le città splendide di marmi bianchi e giardini e vie ben ritagliate dai palazzi cittadini.
Ma Droctulft, tra i barbari suoi compagni e fratelli di tribù, – non per amore venuti in Italia, ma per devastarne le bellezze -, aveva una sua personale sensibilità, che gli faceva guardare con occhi commossi i tramonti del sole e la silenziosa luna tra le stelle e sulle colline che quasi poteva prenderla, così quando Droctulft arriva in Italia ed entra a Ravenna per ridurla in cenere, davanti alle statue di marmo mute che dicevano molte più cose delle parole al cuore, e davanti ai portali di marmo con intagli raffiguranti fiori ed allori e giovani donne al sole mano nella mano con con giovani dagli occhi addolciti dalla bellezza, e fu davanti ai palazzi bene ordinati e disposti lungo le vie ed alle cattedrali fu per lui come trovarsi faccia a faccia con la luna, ma una luna che poteva toccare, ed a un tramonto che non vedeva mai la notte, ed in un attimo di lacrime gli si riempì il viso e pianse per quel che aveva in animo di fare e per qualcosa che aveva fatto. La città italiana lo convertì, gli resettò la mente e gli dispose nuovi pensieri a tal punto che si unì all’esercito italiano per difendere Ravenna ed in battaglia perse la vita.
Il primo ad aver parlato di Droctulft fu lo storico Paolo Diacono che viene ripreso da Benedetto Croce nel libro La poesia, dove tratta la storia del guerriero longobardo che difese le città italiane, ed infine Droctulft, Paolo Diacono e Croce vengono riportati nell’Aleph da Jeorge Luis Borges, lo scrittore letterato innamorato di Palermo, dove io ne apprendo l’esistenza e la storia.
Che Droctulft abbia tradito la sua gente unendosi all’esercito nemico forse non è corretto dire perché quegli stessi longobardi che lo avevano accusato di diserzione seguirono il suo esempio divenendo essi stessi italiani e tra questi barbari un progenitore Aldiger, che secondo Borges è potuto essere un antenato di Dante Alighieri, che hanno dato all’Italia la Divina Commedia.
Da barbari invasori, come i longobardi di Paolo Diacono, di Croce e Borges, scesi dalle regioni d’oltralpe con fini bellicisti e di distruzione,
che si fanno italiani, l’Italia riceve un dono universale come la Divina Commedia che volge ogni aspirazione al bello.
Borges e Croce, filosofi e letterari, nel loro sconfinato amore per l’arte e la letteratura si allontanano dalla storia e dalle implicazioni e complicazioni che la storia ci dà come il feudalesimo e la realtà del feudo nel meridione d’Italia, impiantato dai longobardi ha bloccato ogni sviluppo sociale e pietrificato rapporti di dominio per secoli fino alla seconda metà del novecento.
Partono, adesso, in tanti, per bisogno e per amore, per ammirazione e desiderio, ed arrivare è già una meta raggiunta, una aspirazione realizzata, Roma, Torino e Milano, Bologna e Firenze, chi con i saperi dei deserti africani o delle grandi metropoli che da quel continente si affacciano sul mediterraneo o dalle orme di Marco Polo fino all’India.
I più sfortunati sopra legni di ventura, ed hanno una buona stella se non intercettati da caini a difesa dei confini della barbarie, perché non sono tutte uguali le genti di quelle città.
Poi i loro figli eccellono a scuola nelle lingue, con amore nell’italiano, ed eccellono fino a risplendere nelle materie scientifiche, nell’algebra e nella matematica, nella aritmetica, nella geometria, nella fisica e nella chimica. Siamo già tra i progenitori di quei geni delle scienze che ci daranno scoperte nella medicina e le cure per ogni malattia, e sul piano della politica e della organizzazione sociale, del lavoro e delle istituzioni, allargheranno ed estenderanno il rispetto della persona umana oltre lo sfruttamento del lavoro a noi contemporaneo ispirandosi ai principi di quei filosofi che scoprirono le classi sociali e la necessità del loro superamento. Noi viviamo già a fianco a quei progenitori e tra i loro nomi abbiamo Awua,Aziz, Bsitia, Halim, Hanane; Hassan,Hebrahim, Hicham,Hopfrog, Houssine, Ibrahim, Jamal, Kamal,Karim,Khalid, Luda, Mhand, Mohamed, Mourad, Nouredin, Rachid, Redouan, Riadh, Sahil, Said, Salah, Says, Taib, Tarik, Abou, Youssef, Ziane, Zour.

I racconti di
Nicola Quagliata
Sulla rivista online Alqamah si trovano tutti i racconti di Nicola quagliata.

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