Massoneria, indagini sul massone che origliava

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Il caso durante le audizioni a Trapani della Commissione nazionale antimafia dedicate proprio ad ascoltare i vertici delle logge locali. La bicamerale è tornata ad interessarsi del processo “Artemisia”

La Procura di Trapani ha aperto un fascicolo di indagine a proposito di quanto verificatosi ieri mattina in prefettura durante le audizioni della Commissione nazionale antimafia. Mentre erano in corso le audizioni dei rappresentanti delle logge massoniche locali, il presidente della bicamerale, senatore Nicola Morra, uscendo dall’aula per recarsi nell’attiguo salone ha trovato due persone, appartenenti anche loro alla massoneria, e rimaste assieme ad altri fuori dal salone delle audizioni, di fatto appoggiate proprio alla porta. Uno dei due, il medico Salvatore Monteleone, gran maestro della loggia Ferrer di Castelvetrano, è stato visto, dal presidente Morra, tenere sul palmo della mano uno smartphone con lo schermo illuminato. Il sospetto del presidente della Commissione antimafia, rappresentato in una denuncia presentata immediatamente agli agenti della Digos nel frattempo fatti sopraggiungere, quello che Monteleone stesse cercando di registrare l’audizione in corso. Ciò che al momento si diceva nel salone attrezzato con amplificazione per le audizioni, secondo Morra poteva essere sentito da chi stava appena dietro la porta, porta che lui stesso ha raccontato anche ai cronisti, avrebbe aperto con difficoltà come se dall’altra parte veniva opposta resistenza. Monteleone sentito dalla Digos ha escluso che stesse usando il cellulare per registrare, si è giustificando dicendo che stava compilando una ricetta e si è reso disponibile a consegnare agli agenti il telefonino. Peraltro secondo quanto emerso Monteleone non faceva parte dei convocati per le audizioni e si è aggregato alla folta delegazione giunta in prefettura solo nella giornata mattinata e all’ora previste per le audizioni, facendo presente ai funzionari prefettizi che erroneamente era stato convocato il precedente gran maestro, anche lui un medico, Quintino Paola, che intanto si era accomodato al tavolo degli auditi. Il presidente dell’Antimafia si è lamentato con i funzionari della Prefettura lamentando la mancata conoscenza della circostanza, ma anche considerando anomala la presenza di persone nella sala attigua a quella dove la commissione era riunita. «È preoccupante che il soggetto fermato non era tra quelli convocati, non aveva alcun titolo a stare qui», dice il presidente dell’Antimafia, Nicola Morra. «Non so cosa stava facendo questo soggetto, ma acusticamente, era molto semplice ascoltare ciò che veniva detto all’interno del salone – ha spiegato Morra, come riporta un articolo comparso oggi sul quotidiano Domani – anche durante le audizioni dei rappresentanti delle associazioni massoniche, che tra l’altro erano state secretate, su richiesta degli auditi. A meno che non fosse sordo al 150 per cento, si sentiva tutto». Quanto accaduto ha indotto il presidente Morra a far sospendere le audizioni, riprese dopo un paio di ore. La commissione nazionale antimafia nei due giorni di audizioni a Trapani ha sentito magistrati e giudici appartenenti ai Tribunali e alle Procure di Trapani e Marsala, i vertici delle forze dell’ordine, il prefetto e anche due giornalisti. Nella giornata di ieri anche i rappresentanti dell’associazione Libera e prima di loro per l’appunto i vertici locali della massoneria: erano presenti gli appartenenti al Grande Oriente d’Italia e alla Loggia Regolare d’Italia. Le domande poste ai gran maestri dai commissari, sono state relative anche alle relazioni tra ambienti della massoneria, Cosa nostra e col latitante Matteo Messina Denaro, come emerso da alcune indagini giudiziarie. Di Matteo Messina Denaro quale appartenente ad una loggia massonica segreta tempo addietro riferì alla magistratura il collaboratore di giustizia calabrese, Marcello Fondacaro, anche lui medico e per diverso tempo residente a Mazara del Vallo. La commissione nazionale antimafia, proseguendo l’attività della precedente bicamerale, allora presieduta dall’ex ministro Rosi Bindi, ha costituito al suo interno una sottocommissione, presieduta dall’on. Margherita Corrado, dedicata ad approfondire i legami tra mafie e massoneria. Uno dei capitoli affrontati a Trapani dalla Commissione nazionale antimafia, anche quello legato al processo denominato “Artemisia” in corso a Trapani e dove ad alcuni degli imputati è contestato il reato di violazione della legge Anselmi. Secondo le indagini condotte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo della provincia di Trapani, sarebbero state costituite due logge segrete con sede a Castelvetrano. Principali imputati anche per questa circostanza sono l’ex deputato regionale Giovanni Lo Sciuto, l’ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante, l’ex vice sindaco di Castelvetrano Vincenzo Chiofalo e il poliziotto Salvatore Passanante. Su questo processo l’antimafia è tornata a sentire il pm Francesca Urbani (ascoltata lo scorso martedì mattina con il procuratore Gabriele Pci e l’aggiunto Agnello) e che in precedenza era stata sentita a Palazzo San Macuto a Roma, dalla sottocommissione guidata dall’on. Corrado, unitamente all’altro pm titolare delle indagini, Sara Morri. Nel processo Artemisia in corso non è contestato alcun reato correlato all’associazione mafiosa. Contestazione che era presente però in un’altra inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura di Palermo, che però è stata archiviata, riguardante alcuni degli imputati nel processo in corso. Proprio durante le indagini trapanesi su Artemisia, i carabinieri intercettarono alcuni degli indagati mentre parlavano di una indagine rivolta nei loro confronti, e pare proprio che avessero appreso dell’indagine palermitana la cui riservatezza sarebbe stata così violata. Notizia pare veicolate verso dagli indagati da fonti del Viminale, all’epoca in cui ministro dell’Interno era Angelino Alfano, all’epoca leader del NCD, partito al quale apparteneva l’ex deputato Lo Sciuto. Alla Procura di Roma, i magistrati trapanesi hanno a suo tempo trasmesso, per competenza, il fascicolo riguardante l’ex segretario particolare di Alfano, Giovannantonio Macchiarola.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.