“Qui la mafia non è stata ancora sconfitta”

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Trapani. Il ricordo sul solco dell’insegnamento di un grande giornalista. I vincitori della VI edizione del concorso giornalistico “Santo della Volpe”. La seconda giornata del “Non ti scordar di me” dedicato alle vittime della strage mafiosa di Pizzolungo del 2 Aprile 1985. Gli studenti protagonisti della memoria che si fa impegno

L’eredità giornalistica lasciata da Santo della Volpe, raccolta a piene mani e con grande convinzione dagli studenti delle scuole superiori trapanesi protagonisti della VI del concorso giornalistico a loro riservato e che dal 2016, bandito la prima volta ad un anno dalla prematura scomparsa de giornalista allora presidente della FNSI, ex inviato del Tg3, socio fondatore dell’associazione Articolo 21 e vice presidente di Libera Informazione, è parte delle manifestazioni del “Non ti scordar di me” che dal 2008 organizzate dal Comune di Erice assieme a Libera, sono dedicate al ricordo di Barbara Rizzo e dei suoi gemellini, Salvatore e Giuseppe Asta, vittime dell’attentato compiuto da Cosa nostra il 2 aprile 1985 a Pizzolungo, per cercare di uccidere il magistrato Carlo Palermo e la sia scorta. La necessità di informare bene il lettore e di raccontare un territorio come quello trapanese ancora poco illuminato, il tema conducente poi del dialogo sviluppatosi ieri tra il Procuratore della Repubblica, Gabriele Paci, e il giornalista de “La Repubblica”, Salvo Palazzolo. “Quella che oggi vedo è un’altra Trapani rispetto a quella conosciuta negli anni 90 quando qui arrivai come sostituto procuratore, è un’altra Trapani ma non certo perché è stata sconfitta la mafia”. Questo uno dei passaggi dell’intervento del Procuratore Gabriele Paci, da quasi un anno alla guida dell’ufficio inquirente trapanese, nel corso dell’incontro svoltosi nell’aula magna del Polo Universitario di Trapani, dinanzi a studenti della scuole superiori di Trapani ed Erice. A moderare il dibattito, che ha visto anche gli interventi del presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Roberto Gueli, del vice segretario regionale dell’Assostampa, Roberto Leone, e della sindaca di Erice, Daniela Toscano, è stato il giornalista Rino Giacalone, portavoce di Articolo 21. Presenti in sala anche Margherita Asta, figlia di Barbara Rizzo e sorella dei gemellini Salvatore e Giuseppe, ed il presidente del Tribunale di Trapani, dott. Andrea Genna, assieme ai sindaci di Trapani ed Erice, Giacomo Tranchida e Daniela Toscano.

Tanti i temi trattati che hanno seguito il filo conduttore dell’esigenza di legalità che può e deve permeare soprattutto tra i giovani che rappresentano il futuro di questo territorio. Molto apprezzato l’intervento del dottor Paci che, tra le tante cose, ha raccontato anche il delicato ruolo del magistrato impegnato nella lotta alla mafia e come esso si è evoluto nel tempo; così come apprezzato è stato l’intervento del giornalista Palazzolo che ha coinvolto la platea su svariati argomenti, in particolare sull’importanza dell’uso delle parole e sull’esigenza del racconto coraggioso dei fatti.

“Questa terra – ha detto Palazzolo – spesso non vuole ricordare ed è quindi bello poter leggere nei lavori giornalistici proposti dagli studenti per il concorso dedicato a Santo della Volpe, la loro voglia di essere narratori. La mafia ci ha rubato le parole, combattiamo Cosa nostra mettendo assieme le cose, leggendo le sentenze, scoprendo magari i buchi rimasti, ricostruendo i fatti”. “Leggiamo le sentenze – ha aggiunto nel corso di questo dialogo a due, il procuratore Paci – rileggiamo gli atti, per capire cosa è successo in questo territorio, come la “cacciata” da Trapani nei primi anni ’90 dell’allora Capo della Squadra Mobile Rino Germanà, destinatario poi nel 1992 di un attentato. Leggiamo le sentenze – ha ancora detto il procuratore Paci – e chiediamoci anche perché in questi 37 anni si è parlato pochissimo se non per niente della strage di Pizzolungo”.

“Il ricordo è la traccia da seguire per il futuro e questo è il messaggio che oggi gli studenti con i loro lavori giornalistici hanno inteso condividere con il territorio, spesso disattento a causa di una mafia che resta pervasiva quanto inquinante – ha detto Rino Giacalone portavoce di Articolo 21 a Trapani – Una mafia borghese, fatta di colletti bianchi appartenenti a quell’area grigia riuscita nel tempo a imporre la cultura del silenzio riuscendo a far negare la sua stessa presenza. Impossibile dimenticare sindaci che sostenevano dinanzi ai morti ammazzati l’inesistenza della mafia o che in tempi recenti venuti a dirci che Matteo Messina Denaro è l’ultimo dei problemi e ancora che a far danno è il racconto dei giornalisti sulle malefatte di Cosa nostra. Per fortuna oggi i giovani prendono le distanze da questa cultura infarcita di menzogne”.

In sala anche il video messaggio inviato dal presidente della FNSI, Giuseppe Giulietti: “Illuminare i luoghi dell’oscurità – ha detto Giulietti – fu il ruolo che Santo della Volpe sin dal suo esordio giornalistico, e da firma dei telegiornali Rai, ebbe a darsi e il premio giornalistico a lui dedicato è pienamente aderente a questo solco da lui tracciato. Non lo dimentichiamo e non dimentichiamo mai di dover essere sempre dalla parte degli ultimi, dei disperati, degli oppressi come lo fu Santo, ancora oggi che c’è una guerra non dimentichiamo di dover stare dalla parte di chi soffre, non dobbiamo essere avari a dare solidarietà perché domani noi potremmo essere gli oppressi e i diversi”.

A seguire sono stati premiati i vincitori della VI edizione del concorso giornalistico dedicato a Santo della Volpe, scelti dalla commissione della quale hanno fatto parte il dirigente della Pubblica Istruzione del Comune di Erice, Michele Scandariato, il giornalista di Libera Informazione, Lorenzo Frigerio, e il portavoce di Articolo 21 Rino Giacalone. Il concorso è stato promosso da Comune di Erice, Libera, FNSI, Ordine dei Giornalisti di Sicilia, USIGRAI, Articolo 21, Liberainformazione. Gli studenti si sono cimentati su questo tema. La FNSI ha messo a disposizione i premi per mille euro. «Terramia. L’altro contagio, quello delle mafie. “Una variante che, come quella del virus – scrive don Luigi Ciotti – provoca malattia e morte sociale indebolendo la democrazia e ostacolando il cambiamento”. Dallo scritto del 1838 del procuratore del Re a Trapani, Pietro Calà Ulloa, al delitto di 100 anni addietro del sindaco del Comune di Monte San Giuliano (che poi divenne Comune di Erice) Sebastiano Bonfiglio. Dalla strage di Pizzolungo del 1985 alle stragi di 30 anni addietro. La mafia borghese di oggi che vive con la corruzione. Raccontiamo per non abbassare la guardia senza dimenticare i successi dell’antimafia giudiziaria e sociale senza timore di offendere o perdere la nostra memoria tragica».

A vincere il concorso l’elaborato dal titolo “Cara Sicilia…” presentato da Maria Sofia Tartamella, studentessa della classe III A dell’Istituto Rosina Salvo di Trapani (insegnante referente prof.ssa Maria Sanclemente). «Sei piena di luce mia cara terra… – è un passaggio dello scritto di Maria Sofia Tartamella – Ma sei piena anche di tante ombre. Sei ricolma di omertà, del sangue degli uomini giusti che si sono battuti contro un grande virus, molto potente, che si sparge a macchia d’olio semplicemente chiudendo gli occhi davanti all’illegalità e all’ingiustizia. E noi ogni volta che dimentichiamo ciò che grandi uomini hanno fatto, consapevoli che erano già dei morti che camminavano, non gli rendiamo onore e riconoscenza e non ripercorriamo il loro modello (…) Terramia voglio lottare affinché tu sia tutta luce e niente ombre…».

Il secondo miglior elaborato è stato quello di Mario Piazza della classe III B del Liceo Classico I.I.S. Fardella Ximenes di Trapani) dal titolo “La mafia, minaccia alla democrazia”.

Terzo è risultato invece quello di Antonino Genco, studente della classe V F del Liceo Scientifico I.I.S. Fardella Ximenes di Trapani, dal titolo “La mafia nasce agraria e si fa impresa”.

Riconoscimenti anche a Greta Peralta (Istituto Sciascia e Bufalino di Erice), Alice Raiti (Istituto Ignazio e Vincenzo Florio di Erice) e Emanuele Gaetano Rondello (Istituto Ignazio e Vincenzo Florio di Erice). Anche loro hanno ricevuto i complimenti dei presenti, così come tutti gli altri studenti che hanno partecipato al concorso.

Nel suo intervento, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, Roberto Gueli ha parecchio apprezzato l’articolo premiato, “un gran bel pezzo di lavoro giornalistico”. Gueli ha messo in evidenza gli aspetti di crisi della professione, aspetti di crisi che, ha detto, si stanno affrontando con un lavoro sinergico che si sta sviluppando con il sindacato dei Giornalisti e rispetto al quale “serve maggiore compattezza dei giornalisti…è irrispettoso del lavoro giornalistico che oggi ci siano articoli pagati a tre euro”. Ma Gueli ha anche messo in evidenza che oggi chi legge, e si è rivolto sopratutto ai giovani, nel fiume di notizie che scorre sulla rete, deve avere capacità a individuare le notizie vere, “frutto di un lavoro che si basa su fonti e non sui si dice”. Il vice segretario del sindacato dei giornalisti, Roberto Leone, nel ricordare poi Santo della Volpe, ha voluto rimarcare la sua “passione” nell’informare che deve essere per i giornalisti altro elemento distintivo del proprio lavoro. Leone poi ha voluto annunciare che agli studenti premiati verrà consegnata anche come premio una copia del libro “L’Ora, edizione straordinaria” edito dal Dipartimento dei Beni Culturali della Regione Siciliana.

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