Morfino dimentica di costituirsi

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Mafia: al processo contro il boss Costa il Comune di Custonaci salta la costituzione di parte civile

Nessuna costituzione di parte civile nel processo contro il boss di Custonaci Giuseppe Costa. Nonostante all’indomani dell’arresto per mafia del noto esponente della famiglia mafiosa locale, il sindaco di Custonaci dichiarò che il Comune di sarebbe costituito parte civile, con due righe di risposta ad una nota del gruppo consiliare di opposizione “SiAmo Custonaci”, il segretario comunale avv. Antonino Margiotta ha informato che agli atti del Municipio non esiste alcuna documentazione inerente la costituzione nel procedimento penale. Lo scorso ottobre al termine del dibattimento svoltosi dinanzi al gup di Palermo col rito abbreviato, Costa è stato condannato a 12 anni di reclusione per l’appartenenza a Cosa nostra trapanese. Ma senza che contro di lui si fosse costituito il Comune di Custonaci. Costa venne arrestato a dicembre 2020, il suo è stato un ritorno in carcere dopo avere scontato un’altra condanna. Il suo nome è infatti legato al sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo. Costa fu uno dei suoi carcerieri. Giuseppe aveva 13 anni quando nel novembre 1993 venne rapito da Cosa nostra, per indurre il padre a ritrattare accuse e rivelazioni su Riina e sulle stragi del 1992. I mafiosi andarono a prelevare Giuseppe in un maneggio di Piana degli Albanesi, si presentarono come agenti della Dia, gli dissero che l’avrebbero portato dal padre. Lo tennero sequestrato sino all’l’11 gennaio del 1996, quando il ragazzo fu ucciso e il suo corpo, oramai provato da una lunga detenzione, tenuto anche attaccato al muro come un animale, fu sciolto nell’acido. Un atto di grande brutalità. E per questo sequestro venne condannato anche Giuseppe Costa, rimasto in carcere tra il gennaio 1997 e il marzo 2017. Fu Matteo Messina Denaro, il super ricercato oggi di Cosa nostra trapanese, latitante dal 1993, a chiedere al capo mafia di Trapani, Vincenzo Virga, di trovare un luogo sicuro dove tenere prigioniero Giuseppe Di Matteo. Per un periodo di tempo il piccolo Giuseppe venne tenuto nascosto in una casa di Costa, nella frazione di Purgatorio, territorio del Comune di Custonaci. A indicare la disponibilità di Costa fu Vito Mazzara, il già riconosciuto killer di Cosa nostra trapanese, all’ergastolo anche per avere ucciso il 23 dicembre 1995 l’agente penitenziario Giuseppe Montalto, e di recente assolto dall’omicidio del giornalista Mauro Rostagno. Costa fece realizzare una vera e propria cella nella sua casa. I pentiti che hanno raccontato del sequestro di Giuseppe Di Matteo hanno indicato Costa presente all’arrivo del ragazzino nella sua casa, e nei mesi successivi durante i quali il piccolo Di Matteo restò nascosto nella casa della frazione Purgatorio, ogni giorno Costa si occupava di fare da vivandiere ai mafiosi che facevano da custodi del sequestrato. Durante la sua detenzione in carcere Costa ha ricevuto il sostentamento dei mafiosi, una volta tornato libero è stato accolto come una sorta di figliol prodigo, si era fatto il carcere senza mai parlare, uomo d’onore promosso sul campo. Lui ha ricambiato mostrando “affectio societatis”. Tornato libero non ha avuto difficoltà a reinserirsi nel tessuto sociale di Custonaci. Nonostante la brutalità del suo comportamento, è stato invitato di eccezione a riunioni e matrimoni. Tornato libero le indagini dei Carabinieri lo hanno visto occupare un posto di rilievo, a capo della famiglia mafiosa di Custonaci, ben collegato alla famiglia mafiosa trapanese capeggiata da un altro super boss, Franco Virga. Già prima del suo nuovo arresto a fine 2020, il suo nome era emerso nell’indagine antimafia denominata “Scrigno”. Una inchiesta che fotografò l’interesse di Cosa nostra per il mercato dei voti elettorali. Costa fu uno dei referenti per l’imprenditore Ninni D’Aguanno, all’epoca in cui, nel 2017, questi ebbe la moglie candidata alle regionali. D’Aguanno è stato condannato già in primo grado. Dopo il suo secondo arresto con una nota diffusa alla stampa, il sindaco di Custonaci annunciò che il Comune si sarebbe costituito parte civile nel processo, così come aveva già fatto per il processo “Scrigno”. Ma per questa costituzione nel dibattimento non vi è stata alcuna deliberazione della Giunta comunale in tal senso. Sebbene la stessa amministrazione frattanto al piccolo Giuseppe Di Matteo ha deciso di dedicare una piazza. Una pagina certo infelice dell’oprato del sindaco Morfino che alle parole sulla lotta alla mafia, sulla difesa della legalità e del buon nome di Custonaci, non ha fatto seguire i fatti.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.