Mafia: respinto risarcimento ingiusta detenzione per Contrada

Legale, ‘ricorso in Cassazione, violata decisione Corte Europea’

Bruno Contrada nello studio dell’avvocato Stefano Giordano durante la conferenza stampa convocata dopo la perquisizione nella sua abitazione, 4 luglio 2018 Palermo. ANSA / IGOR PETYX

PALERMO. La Corte di Appello di Palermo ha rigettato l’istanza di riparazione per ingiusta detenzione formulata dalla difesa dell’ex numero due del Sisde Bruno Contrada per la pena che gli fu inflitta con una sentenza dichiarata poi ineseguibile e improduttiva di effetti penali dalla Cassazione nel 2017.

 “Apprendiamo senza stupore il verdetto della Corte a seguito di un procedimento svoltosi in maniera assai poco serena, e alle cui conclusioni mi sono rifiutato di prendere parte”, afferma l’avvocato Stefano Giordano, difensore di Contrada.

“Formuleremo tutte le nostre deduzioni in ordine al malgoverno della legge penale e degli strumenti internazionali nel ricorso per Cassazione che verrà depositato ritualmente nei prossimi giorni.

    – spiega – Da subito posso dire che l’ordinanza oggi depositata viola per ben due volte il giudicato della Corte Europea, su cui il giudice interno non ha alcun margine di discrezionalità per quanto riguarda la sua esecuzione. Insieme al ricorso per Cassazione depositeremo nei giorni a seguire un dossier articolato presso il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa perché per l’ennesima volta, non solo lo Stato Italiano commette delle gravissime violazioni ai danni dei suoi cittadini, ma reitera dette violazioni rifiutandosi di eseguire il giudicato europeo”.

    Contrada venne condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa ma la Corte europea dei diritti dell’uomo dichiarò illegittima la sentenza è condannò lo Stato italiano a risarcire l’ex 007. In forza di questa pronuncia la Cassazione dichiarò improduttivo di effetti il verdetto di condanna e Contrada fu risarcito dalla corte d’appello di Palermo per l’ingiusta carcerazione subita. L’ordinanza fu impugnata in Cassazione che annullò con rinvio il risarcimento stabilendo che sul caso dovesse nuovamente pronunciarsi l’appello. Oggi la nuova decisione. (ANSA).

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