Due indagini che si incrociano

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Caso Conigliaro: il giornalista di Report Paolo Mondani ascoltato ieri in commissione nazionale antimafia

Anche il giornalista di Report, Paolo Mondani, ha avuto modo di scoprire, nel corso delle sue indagini giornalistiche sulla antimafia farlocca di Antonello Montante, come l’inchiesta di Caltanissetta che ha condotto alla condanna dell’ex leader degli industriali siciliani ha dei punti in contatto con il caso che vede protagonista l’ex comandante della stazione dei Carabinieri di Capaci, il luogotenente Paolo Conigliaro. Una vicenda della quale ci siamo occupati spesso anche noi di Alqamah.

Mondani ieri è stato sentito dalla Commissione nazionale antimafia, presieduta dal senatore Nicola Morra. Il luogotenente Paolo Conigliaro nel corso delle sue ultime indagini condotte a Capaci si interessò alla vicenda della costruzione di un centro commerciale da costruire su una dismessa area industriale, e tra i nomi degli imprenditori interessati saltò fuori anche il nome di Massimo Romano, uno dei principali esponenti del mondo dei centri commerciali. Mondani durante l’audizione ha sottolineato che “Romano era legato a doppio filo a Montante”, tanto da seguirlo nelle vicende giudiziarie coordinate dalla procura nissena, ma come nella storia del centro commerciale da costruirsi a Capaci ci sono altri nomi che sono legati a Montante, “come lo studio legale di Renato Schifani, ex presidente del Senato”.

Vicende sulle quali Mondani si è imbattuto giornalisticamente, riuscendo a unire tutta una serie di punti. Tra i nomi citati in Commissione nazionale antimafia quello dell’imprenditore Francesco Agnello, da Mondani indicato come super manager dei centri commerciali e da Mondani messo in relazione con Montante e Romano. Tra le cose evidenziate dal giornalista di Report, le forte tensioni che nel corso della consiliatura del Comune di Capaci precedente all’attuale, si sono registrate nell’ambito politico dove spiccavano, “anche per il forte interesse alla costruzione del centro commerciale”, due carabinieri che sedevano in Consiglio comunale. Anche Mondani ha detto di essere venuto a conoscenza di una richiesta di scioglimento del Consiglio comunale di Capaci per inquinamento mafioso avanzata proprio dal luogotenente Conigliaro e mai giunta all’esame del prefetto di Palermo, come sarebbe dovuto accadere. Circostanza sulla quale già altre volte anche noi ci siamo più volte soffermati nei nostri reportage. Una richiesta di scioglimento inviata da Conigliaro ai propri superiori, rimasta però chiusa da qualche parte presso il comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Palermo. Mondani ha evidenziato come nonostante la gravità della circostanza, la scala gerarchica dell’Arma è rimasta in silenzio, preferendo così non spiegare come mai la richiesta di scioglimento del Comune di Capaci, all’epoca in cui sindaco era l’avvocato Sebastiano Napoli, non è stata mai trasmessa alla prefettura di Palermo.

Quello che è successo invece è già agli atti della Commissione nazionale antimafia. Il luogotenente Conigliaro si è visto rimuovere dal comando della stazione di Capaci, oggi lavora alla Dia, se fosse rimasto nell’organico dell’Arma era destinato ad un forte ridimensionamento, ed è finito indagato per lo stesso reato, diffamazione, dalla Procura di Palermo e dalla Procura militare. Tutto questo per il contenuto di una chat di whatsapp. I magistrati di Palermo hanno archiviato, la Procura militare ha imbastito un processo davanti al Tribunale militare di Napoli, dibattimento che è alle battute finali. “Vicenda assai singolare e curiosa” ha stigmatizzato Paolo Mondani. Non potrebbe essere un caso che il principale querelante di Conigliaro sia proprio uno di quei consiglieri comunali indicati da Mondani tra i sostenitori del centro commerciale targato Massimo Romano. Un processo quello in corso contro il luogotenente Paolo Conigliaro a Napoli, che ha messo in evidenza circostanze per nulla a dimostrazione delle responsabilità di Conigliaro, ma sulle quali la Procura militare pare abbia deciso di saltarle a piè pari, insistendo sulla diffamazione. Chiudendo gli occhi su chiare evidenze favorevoli a Conigliaro. Un processo anomalo sotto tanti i punti di vista, a cominciare dal numero di testimoni, alcuni dei quali però venuti a smentire anche atti istruttori. Infine Paolo Mondani nel corso della sua audizione di ieri ha anche parlato di massoneria deviata, che pare essere anche un comune denominatore tra l’indagine nissena su Montante e quella, stoppata, del luogotenente Conigliaro.

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Rino Giacalone
Rino Giacalone, direttore responsabile e cronista di periferia. Vive nel capoluogo trapanese sin dalla sua nascita. Penna instancabile al servizio del territorio e alla ricerca della verità.